Uniti per la Pace

Preoccupato per i venti di guerra al confine tra Russia e Ucraina che minacciano tutto il Continente europeo, il papa propone una giornata di raccoglimento: invita a pregare e ad agire, per il bene comune.

Lo spettro di una nuova guerra aleggia da settimane al confine tra Russia e Ucraina e la diplomazia fatica a trovare una intesa. Nel degenerare delle tensioni in un conflitto violento non si prospettano vincitori, ma solo perdite umane e fossati tra i popoli. 

Ancora una volta – come già per Libano (2021), Congo e Sud Sudan (2018), Siria (2013) – Papa Francesco raduna la cristianità per respingere i venti di guerra con la forza della preghiera.

«Seguo con preoccupazione l’aumento delle tensioni che minacciano di infliggere un nuovo colpo alla pace in Ucraina e mettono in discussione la sicurezza nel Continente europeo, con ripercussioni ancora più vaste» dice il papa all’Angelus di domenica scorsa, 23 gennaio. Di qui il suo “accorato appello”, che richiama alla fraternità e al bene comune: «Faccio un accorato appello a tutte le persone di buona volontà, perché elevino preghiere a Dio onnipotente, affinché ogni azione e iniziativa politica sia al servizio della fratellanza umana, più che di interessi di parte. Chi persegue i propri scopi a danno degli altri, disprezza la propria vocazione di uomo, perché tutti siamo stati creati fratelli. Per questo e con preoccupazione, viste le tensioni attuali, propongo che mercoledì prossimo, 26 gennaio, sia una giornata di preghiera per la pace». 

L’invito del papa, non a caso, si colloca nel contesto della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, perché ogni differenza, per quanto inevitabile, non sia motivo di divisione ma occasione di una comunione sempre più sincera e profonda.

Certo, dentro il quadro geopolitico internazionale ci sentiamo come agnelli. Cosa possiamo fare?

Se guardiamo alla liturgia del giorno e apriamo la pagina di Vangelo proposta – Parola che parla all’oggi di ogni uomo e ogni donna quale che sia la sua storia o provenienza – leggiamo: “Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi” (Lc 10, 1-9).

Se contassimo solo sulle nostre forze la partita sarebbe persa in partenza: la sproporzione è enorme. Ma sappiamo di poter contare su Colui che ci manda… In un mondo di lupi, spesso, pensiamo di dover tirar fuori anche noi gli artigli per non soccombere. Vincere il male con il male è un’illusione: quel male che inizialmente ci impegniamo a contrastare ci intacca e ci trasforma proprio in ciò che contrastiamo. È il circolo vizioso dell’odio. La Buona Notizia è che possiamo permetterci di essere agnelli: forse non avremmo dei risultati immediati, ma certamente avremmo preservato il Bene. Da cristiani, non dobbiamo aver paura della nostra debolezza, né esimerci dall’assumere ogni forma di bene possibile, perché è proprio questo che il male non sopporta! Quella che all’apparenza sembra una resa è invece la più grande delle vittorie. Non ha forse fatto così Gesù? Agnello fino alle estreme conseguenze. E il male non ha avuto l’ultima parola…

Così, con questo atteggiamento umile, tipico di chi si fida e si affida, possiamo essere portatori di pace: In qualunque casa entriate, prima dite: <Pace a questa casa!>” (Lc 10, 1-9).

E se lo facciamo insieme, possiamo dare più forza al nostro impegno per la pace, ad ogni livello.

La pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso. C’è, infatti, una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. Tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico: a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e fra gli Stati.
(Papa Francesco, Messaggio per la Pace, 1 gennaio 2022)





ABOUT AUTORE









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok