Cultura

04 Set 2021


Animali e dimensione magico-divinatoria

Come abbiamo ribadito nei nostri articoli precedenti, i popoli antichi hanno sempre dimostrato enorme interesse e rispetto per gli animali. Essi hanno ricoperto un ruolo significativo per la loro vita. Per il mistero che li avvolge, gli uomini hanno cominciato a vederli come delle divinità legate ai culti del cosmo e della natura, come il dio Sole o la madre Terra e a quelli dell’acqua e del fuoco.

Sotto questo aspetto gli animali subivano, a loro insaputa, la divinizzazione, ovvero erano adorati come dei anche per le loro caratteristiche particolari (vedere al buio, colore del manto o del piumaggio, comportamento, verso). Per tale motivo, non era raro che per loro si costruissero templi e statue, chiedendo premonizioni sul benessere della città.

Fin dalla preistoria, l’uomo osservava per l’animale un vero e proprio culto e questo fenomeno è possibile rinvenirlo dalle immagini delle caverne, dove si notano figure zoomorfe ovvero metà uomo e metà animale.

Nelle società composte da cacciatori e raccoglitori, anche le ossa degli animali venivano sottoposte alla funzione del fuoco per poter conoscere il futuro della società.

In alcune religioni l’animale era considerato un punto di incontro tra l’uomo e il cielo, fino a divenire l’alter-ego del dio che parlava con l’uomo. Infatti si credeva che l’animale sapesse parlare la stessa lingua del dio e che quindi potesse collegarsi con il mondo dei morti. Essi erano visti come i custodi di una dimensione segreta e che, solo contemplando la loro presenza, fosse possibile all’uomo conoscerla, anche se in parte.

Tra le tante civiltà, la cultura egizia è tra quelle più significative riguardo al simbolismo sacro degli animali. Tra gli uomini e le bestie, esisteva un rapporto profondo derivante dalle attività legate alla vita quotidiana come la caccia, la pesca, l’allevamento o il lavoro nei campi.

La divinizzazione dell’animale fu una pratica antica usata già dalle prime civiltà come spiega Erodoto nelle “Storie” riferendosi agli animali dell’Egitto:

Confinante con la Libia, l’Egitto non è ricco di animali; ma tutti quelli che si trovano, sia quelli che vivono con l’uomo, sia quelli che non vivono con lui, sono considerati sacri dagli egizise qualcuno uccide uno di questi animali, e se ciò avviene volontariamente, la sua punizione è la sua morte, se invece avviene involontariamente, egli paga un’ammenda che viene fissata dai sacerdoti. Ma chiunque uccida un ibis o un falco, volontariamente e involontariamente, deve morire”.

Questo significa che comunque tutti gli animali erano sacri ed alcuni erano più sacri degli altri. Per questi, se la morte fosse causata intenzionalmente o non, la punizione consisteva nella morte di chi l’aveva provocata.

Nella religione degli antichi egizi emerge la spiritualità immanentista[1]. La percezione del cosmo è dominata dal simbolismo sacro degli animali e dalle divinità zoomorfe. In questa visione antica, le bestie esprimono l’incarnazione di forze attive, di principi universali e dinamiche naturali.

Da questo punto di vista, il confine tra una divinità e un animale sacro non era netto ed era osservato nel simbolismo magico e religioso. La rappresentazione di un animale era percepita dagli uomini come la manifestazione della divinità stessa alla quale era collegato quell’animale, oltre che dai sacerdoti. Perciò nella raffigurazione di quell’animale, l’egizio vi ritrovava sia l’animale sacro, sia la divinità stessa.

La domanda che ci si pone a questo punto è: perché l’uomo dà così tanta importanza agli animali da divinizzarli?

La risposta è che l’animale svolge il ruolo di mediatore tra l’uomo e il soprannaturale come accade anche nello sciamanesimo, dove anche gli uccelli rivestono un significato divino. Quindi l’animale rappresenta “un tentativo di soluzione del vuoto conoscitivo umano[2], una certezza, una speranza che annuncia il futuro, che illumina il cammino dell’umanità collegando passato e futuro, vita e morte in una realtà ultraterrena. Questo principio era fondamentale per l’uomo primitivo che giungeva a divinizzare l’animale, affidandosi totalmente ad esso.

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[1]https://it.wikipedia.org/wiki/Immanenza
[2]Marchesini R., Tonutti S., Il codice degli animali magici, De Vecchi editore, Bergamo 2008





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