Box104: una lezione di empatia

Straordinario viaggio dentro la parola Abilità

Bellissimo spettacolo quello che sabato sera ha riempito il Teatro Don Bosco di San Polo di Piave: Educarne uno… per salvarne 104!

Con ironia e spiccata sensibilità, Beatrice Montesel e Franziskus Vendrame hanno messo in luce tutti i pregiudizi, gli stereotipi e le goffaggini che emergono dal contatto del mondo “abile” con il mondo “dis-abile”, spostando ogni volta il confine...

Siamo così abituati alla parola abile nel nostro linguaggio ordinario che l’aggiunta del prefisso privativo dis- spiazza, fa problema: dis-abile diventa materia oscura, oggetto di studio o di indifferenza.

Parlane troppo rischia di essere un parlare a sproposito: etichettare, giudicare, categorizzare senza conoscere veramente. Parlarne troppo poco, al contrario, produce indifferenza, estraneità. In entrambi i casi non si fa che marcare una linea di confine che in realtà non esiste, perché ogni confine è labile.

È proprio vero: non si vede bene che con il cuore. Lo spettacolo “Educarne uno… per salvarne 104!” centra proprio questo bersaglio: il cuore. Educare significa fare breccia nel muro dell’indifferenza o della presunta conoscenza, per tirare fuori (e-ducere) una qualità umana fondamentale, che tuttavia richiede esercizio per il conseguimento della piena maturità: l’empatia. Calarsi nei panni dell’altro per comprendere davvero. E soprattutto riconoscere il valore che c’è, c’è sempre in ogni persona in quanto tale, a prescindere da ciò che sa fare o da come appare.

La performance di Bea e Franz – monologhi, dialoghi e letture inseriti in una delicata trama musicale – educa, con brio e leggerezza: ci restituisce uno sguardo diverso. Straordinaria la bravura dei due attori (ed autori), che incarnano appieno la parte che recitano: tutti noi abbiamo delle disabilità; prima ne prendiamo atto, prima possiamo allenarle, svilupparle, farne dei punti di forza anziché di debolezza, forgiando così il nostro carattere. Beatrice, in particolare, ce lo dimostra, sul palco come nella vita.

La trama musicale dello spettacolo – eseguita dalla cantante Carla Sossai e dai musicisti Adolfo e Alessio Silvestri – non è per nulla marginale, anzi è un importante collegamento tra abilità e disabilità, attraverso l’evocazione della luminosa dimensione circense. Si tratta, infatti, di brani selezionati dalla colonna sonora dello spettacolo “Alegria” del Cirque du Soleil, un'ode all'energia e alla potenza e un invito a riscoprire il magico sentimento della fiducia: «Che cosa succederebbe se qualcosa fosse possibile? Se non hai voce grida, se non hai gambe corri, se non hai speranza inventa» (Prologo). Gli spettacoli circensi hanno la forza e il potere di toccare l’anima, di emozionare, di affascinare e allo stesso tempo di divertire, perché alla fine è sempre l’allegria a prevalere; evocano un tempo in cui l’elemento fantastico e quello magico erano parte integrante della vita quotidiana delle persone, il tempo circoscritto allo spazio della famiglia, del villaggio. Ora viviamo in uno spazio-tempo dilatato, in cui il principio di realtà domina sull’immaginazione. Ma il fascino del circo rimane, perché colora il mondo di una luce diversa, nuova, attraverso la quale si scopre che tutti i sogni sono permessi e che la fiducia nella tenerezza umana è ancora ben riposta.

È questo il senso di Box104, un’interessante contenitore di idee e di strumenti teatrali, musicali e artistici che, in modo delicato, emoziona e fa riflettere su valori umani fondamentali, restituendoci il coraggio e la speranza, la forza di volare alto sulle ali dell’immaginazione.

Per rimanere aggiornati sulle prossime date di “Educarne uno… per salvarne 104!”, vi invito a seguire la pagina Facebook Box104. Teatro&abilità.

[In copertina: Gli attori ed autori Bea &Franz - Locandina dello spettacolo]






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