Cultura

07 Ago 2021


Gli animali del buono o del cattivo augurio

Nel precedente articolo abbiamo trattato l’argomento dell’imperscrutabilità degli animali; un mistero che li avvolge e che resta per l’uomo inaccessibile, poiché è il mistero di Dio. Egli infatti li ha posti accanto agli uomini per aiutarli. Proprio in virtù di questo mistero, che essi racchiudono e che rimane irraggiungibile alla mente umana, le bestie chiedono all’uomo rispetto.

Fin dai tempi remoti, a causa della loro inaccessibilità e del segreto che li avvolge, sono riconosciuti agli animali poteri soprannaturali, quasi magici per giustificare il loro sesto senso ovvero il loro istinto. Questa teoria ha consentito ad essi di entrare a far parte della cultura degli uomini per prefigurarne il futuro.

Le tradizioni popolari hanno creato due categorie di animali: le bestie del buon augurio e le bestie del cattivo augurio; le une sono simbolo di eventi positivi, le altre, al contrario, sono collegate ad accadimenti negativi che possono concretizzarsi nella nostra vita.

Il termine stesso “augurio” deriva dal latino augurium e indica la predizione fatta dai sacerdoti dell’antica Roma studiando il comportamento e il volo degli uccelli. Elaborando gli indizi raccolti, essi comunicavano al popolo la volontà degli dei sul futuro della città.
Infatti, le credenze popolari partivano dal concetto che gli uccelli fossero presenze importanti nella vita dell’uomo. Essi rappresentavano il collegamento tra il cielo e la terra, tra gli dei e gli uomini e comunicavano loro il fato, ovvero il destino che li attendeva.

Il simbolismo ricoperto dagli animali nelle religioni pre-cristiane è stato collegato a quello dei cristiani. Da esso sono nate le due ramificazioni di animali: quella associata al culto del sole e quella associata al culto della luna e rispettivamente al giorno e alla notte, a Cristo e a Satana. La classificazione degli animali deriva dall’osservazione di alcune loro caratteristiche fisiche particolari: colore del piumaggio, forma degli occhi e capacità di vedere anche al buio, verso e abitudini.

Tra le apparizioni positive si ricordano la rondine, messaggero della primavera e per i cristiani simbolo di resurrezione e nuova vita, o l’usignolo che annuncia lo spuntare del sole[1] e che fin dall’antichità è celebrato per il suo canto melodioso, tanto da considerare fortunate le case sotto il cui tetto nidificano.
Creatura alata considerata di buon auspicio è anche il cuculo. Questo piccolo volatile, viene associato a uccello della primavera e il suo apparire ciclico all’alternarsi dell’estate e dell’inverno e, rispettivamente, alla luce e al buio, alla vita e alla morte. Secondo le credenze friulane, le giovani donne che attendevano di sposarsi ascoltavano quante volte il cuculo riproduceva il suo verso per sapere quanti anni dovevano ancora trascorrere prima di poter convolare a nozze.
Anche la colomba, è associata al buon augurio. Simbolo cristiano per eccellenza, rappresenta lo Spirito Santo per le sue bianche piume, ma anche segno di pace, purezza e bontà.
Tra gli animali del malaugurio si ricordano la civetta, il gufo, e il barbagianni che per le loro abitudini e la loro capacità di vedere al buio sono detti uccelli della notte e, per tale motivo, spesso sono diventati famiglio delle streghe, ovvero animale domestico (come anche il gatto) che ispirava riti occulti eseguiti da maghe o fattucchiere.
La civetta è considerata simbolo di sventura: la maggior parte delle persone crede che il suo sinistro verso, nei pressi di un’abitazione, annunci la dipartita di uno dei membri della famiglia.
Nonostante la sua reputazione negativa, però, gli occhi della civetta sono considerati sacri, poiché sono in grado di vedere oltre il buio. Per questo motivo diventano il simbolo della illuminazione spirituale, ovvero la capacità dei sapienti di vedere oltre le tenebre dell’ignoranza e, per questo, custode dei misteri della morte e della rinascita.
Anche il corvo, pur non essendo un uccello della notte, a causa delle sue piume nere, nel Medioevo fu più volte collegato alla morte e al malaugurio. In epoca romana, era considerato animale sacro alla dea Proserpina, signora degli inferi e quindi custode dei misteri di morte e rinascita dei cicli stagionali.
E poi c'è il pipistrello, che, nonostante sia un mammifero, in Sardegna viene considerato “uccello del diavolo[2] per la sua capacità di vedere al buio e per la sua forma anatomica alquanto ambigua di topo volante che dorme a testa in giù di giorno. Le credenze popolari lo considerano creatura di sfortuna se per caso entra in una stanza.
Tutte queste creature notturne, che maestosamente e con volo silenzioso si muovono nell’oscurità e nella malinconia della notte attorno alla luna, rappresentano per l’uomo il simbolo delle sue paure e incertezze, per questo motivo sono considerate “bestie del cattivo augurio”.

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[1]Maspero F., Bestiario antico Piemme, Alessandria 1997

[2]Marchesini R.,Tonutti S., Il codice degli animali magici, De Vecchi editore, Bergamo 2008






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