Cultura

07 Nov 2020


IL FUOCO E IL FOCOLARE DOMESTICO

Nelle narrazioni folkloriche, assume particolare importanza il binomio caldo-freddo, legato al cibo poiché sia il caldo sia il freddo sono fattori indicativi dei rispettivi referenti spaziali dentro o fuori dalla casa e quindi dell’attività domestica che ivi si concretizza.
Nello specifico il caldo, il calore e la luce sono elementi strettamente collegati con l’azione del fuoco. Il fuoco è l’elemento primordiale, indispensabile per poter cucinare i cibi e poterli mangiare. Altresì indica la presenza concreta della cucina o del focolare in casa, elemento che illumina e riscalda l’ambiente familiare e ne determina la sua coesione.
Da un’attenta analisi si comprendere che fuoco e focolare sono il vero cuore della casa, luogo di convivialità e di ritrovo dove la famiglia si riunisce e dialoga sui fatti accaduti durante la giornata trascorsa. È il nido caldo e confortevole dove si ritorna a rifugiarsi dopo aver lavorato o affrontato un lungo cammino, il centro sacrale che difende dai pericoli della vita (animali feroci, fatica o freddo intenso). Esso è anche collegato all’altare presso il quale gli uomini primitivi offrivano sacrifici agli dei consumando poi insieme agli altri partecipanti i resti dell’offerta, creando così momenti di convivialità, unione e condivisione.
Storicamente è provato, e le storie narrate lo testimoniano: spesso i viaggiatori di passaggio chiedevano ospitalità e un pasto caldo nelle case, offrendo informazioni riguardo ai luoghi che avevano visitato. Di solito la richiesta era accettata e venivano offerti a questi ospiti i cibi passatempo, ovvero frutta secca (noci, noccioline, castagne) o patate cotte sotto la cenere.
Anche nelle fiabe e nelle leggende, la cucina, dove è situato il focolare, diventa il luogo chiuso, privato, protetto, detentore di racconti e segreti tramandati da generazione in generazione; l’ambiente della casa in cui è possibile sentire odori che solleticano l’appetito, rumori di pentole, posate e scricchiolii di legna sul fuoco che preannunciano la vista più che la presenza del cibo; un luogo quasi magico dove odori, sapori e suoni ci ricordano l’infanzia, le pietanze assaggiate, i capricci e le lagnanze per qualche ricetta non riuscita, la soddisfazione di aver preparato un piatto unico e gustoso per tutta la famiglia. Con la cucina e il cibo cotto, ritornano alla mente i volti cari e scomparsi di un tempo passato ma felice, la convivialità e i giorni di festa, quando tutti si riunivano attorno al tavolo condividendo gli alimenti.
Nella fiaba raccolta dai fratelli Grimm, “Il tavolino magico, l’asino d’oro e il randello castigamatti”, il protagonista, durante il suo ritorno a casa, affronta un lungo viaggio e quando si sente stanco e affamato usa il dono magico dell’orco presso il quale è stato in servizio: un tavolino magico. Togliendoselo dalle spalle e mettendolo a terra, pronuncia una formula magica: “Tavolino apparecchiati e così “ecco pronto tutto quello che desiderava” con “vassoi di lesso e d'arrosto quanti ce ne potevano stare, e un bicchierone di vin rosso che scintillava da rallegrare il cuore”. Il fatto poi che i cibi fossero caldi è il chiaro richiamo alla casa, luogo lasciato precedentemente e verso il quale si desidera ritornare.
Il caldo emanato dal fuoco rammenta poi i sentimenti di amore e protezione caratteristici della famiglia riunita attorno ad esso, della tavola apparecchiata e dei propri cari. Giustificato dagli stessi colori del fuoco: le tonalità rosse, gialle e arancioni, ovvero i cosiddetti colori caldi.
Nei focolai dei contadini c’è sempre una pentola in cui bolle il semplice frutto della terra come le verdure e i legumi, mentre nei focolari dei ricchi, cucinati dalla servitù del palazzo, possiamo trovare un maiale arrosto o della selvaggina.
Alla casa e alla cucina è collegata una figura predominante: la donna ancora oggi denominata l’angelo del focolare. È connessa alla maternità, ovvero, materialmente cucinando, è colei che nutre anche spiritualmente la famiglia. È lei che si prende cura dell’intero nucleo familiare, seguendo lo svolgersi della vita all’interno delle mura domestiche, che diventano la sua casa che non abbandona mai, qualunque sia l’atteggiamento mentale o spirituale dei suoi abitanti. Ella sorveglia i giochi dei bambini, ha cura degli ammalati e degli anziani, si occupa del sonno e del risveglio di tutti.
Questa figura sembra richiamare alla mente quella dell’antica divinità greca del focolare domestico, Estia. La dea ricopriva notevole importanza per questa società, infatti in ogni città c’era un braciere comune continuamente alimentato per onorarla, ed essa diveniva così la protettrice sia della casa, sia della comunità
Il fuoco era mantenuto acceso anche nelle case e quando nasceva un bambino la tradizione voleva che, passati cinque giorni dalla nascita, diventasse membro della famiglia a seguito di una cerimonia durante la quale il padre portava il bambino in braccio girando attorno al focolare
Un’altra usanza richiedeva che una fanciulla che si sposasse portasse nella sua nuova casa il fuoco di quella dove era nata.
Nella mitologia, il fuoco era un elemento che apparteneva ai soli dei e l’uomo dovette prima conquistarlo e poi domarlo, per poterlo usare per le sue attività lavorative e non solo per cucinare i cibi. Esso era un elemento talmente prezioso che venne rubato da Prometeo, il quale subì una punizione divina.
Parallelamente al fattore del caldo si ha quello del freddo che nella fiaba tende a indicare l’esterno della cucina, quindi libertà e avventura, vita errabonda e solitaria, selvaggia e istintiva primordiale, ma anche povertà.
Due aspetti contrastanti capaci di indicare la condizione economica della società: ossia quella parte di essa che poteva permettersi il fuoco per riscaldarsi e cucinare i cibi e quella che, invece, non poteva goderne affatto, tanto da doversi accontentare di cibo cotto appena sotto un poco di cenere o di una parte di esso.





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