Cultura

03 Lug 2020


LA MELA E I SUOI SIGNIFICATI

Questo frutto, il più semplice e comune che l’uomo abbia mai conosciuto, racchiude in sé il significato del bene e del male, l’obbedienza e la disubbidienza, l’amore e l’odio. Se da un lato simboleggia la bellezza, la fortuna la salute, il conforto, la saggezza, la virilità e la femminilità, dall’altro è testimone di tentazione e sensualità, simbologie che hanno da sempre stimolato la fantasia degli uomini, tanto da entrare nei racconti religiosi, del folklore e mitologici.

Nell’antichità, la mela è simbolo di fertilità, infatti era usanza dividere una mela prima di consumare il matrimonio, nello specifico, quella rossa è considerata simbolo d’amore, ma anche di coraggio, di lotta per i valori dell’umanità e per la libertà.

I primi cenni storici su questo frutto si ritrovano nella cultura ebraica. Qui la mela è per eccellenza il simbolo del “peccato originale”. Il diavolo, sotto le spoglie del serpente, tenta e inganna Eva, che coglierà il frutto dall’albero della Conoscenza del Bene e del Male, offrendone parte ad Adamo (Antico Testamento, Genesi, 3, 1-13). Questo gesto apparentemente innocuo causerà la disubbidienza al comando di Dio con il conseguente allontanamento dei due dal Paradiso terrestre o Giardino dell’Eden.

Da quel momento, la mela diviene l’immagine della caduta dell’uomo, ovvero della disubbidienza, del peccato verso Dio e, l’atto di mangiarla acquisizione della conoscenza del bene e del male, di una sapienza segreta e riservata a pochi iniziati.

Storicamente, i primi racconti riguardo alla consumazione di questo frutto risalgono all’età paleolitica [1]. Si presume venisse tagliata in più parti per favorirne la conservazione mediante essiccamento, in tal modo, il frutto poteva essere consumato con tranquillità durante i periodi di mancanza di alimenti.

Nel folklore, in contrapposizione alla cucina bianca, che apporta un beneficio all’eroe, vi è la cucina nera. In essa il cibo viene alterato per causare un danno o la morte del protagonista e favorire l’antagonista. Il caso maggiormente conosciuto è indubbiamente quello della mela avvelenata donata dalla matrigna-strega a Biancaneve nell’omonima fiaba raccolta dai fratelli Grimm. Nella fiaba il frutto rappresenta l’alimento magico legato alla magia nera per eccellenza: seducente per il suo colore rosso ma temibile, poiché racchiude la morte, richiama la duplice natura della protagonista, “bianca come la neve, rossa come il sangue, e bruna come l'ebano”. Inoltre il rosso della mela indica la fine della sua innocenza e l’inizio della nuova maturità.

Il frutto sano viene adulterato “con un veleno molto potente” ricavato da un sapere antico, custodito da pochi eletti. Agli occhi di chi guarda, il frutto è appetitoso da sembrare “una comune e bellissima mela, bianca, con i lati rossi” e invoglia chiunque a morderla, ma “un solo morso avrebbe causato morte certa”, e l’astuta strega se ne serve per eliminare la giovane fanciulla.

Come segreto è il sapere della strega, così è segreta la stanza dove ella prepara la “mela velenosissima”.

In questa fiaba, la magia nera modifica il cibo e l’aspetto di chi lo altera. La strega si rende irriconoscibile truccandosi il viso e travestendosi da contadina. Sotto questo falso aspetto offre la mela all’ignara fanciulla, che assaggiato il primo boccone cade “a terra come morta”.

Il semplice prodotto offerto dalla madre terra, viene modificato così da rendere inoffensiva momentaneamente la protagonista a favore della strega, la quale esulta contemplando trionfante l’esito nefasto e esplodendo “in una risata fragorosa”.

Nei miti greci, le mele compaiono come prova da superare, vincita o come oggetto di distrazione. Nel mito di Eracle, l’eroe, durante l’undicesima fatica, è invitato a recuperare tre pomi d’oro dal giardino delle Esperidi sul monte Atlante. I frutti sono preziosi poiché appartengono a Era e Zeus, dono di nozze di Gea, madre terra.

Nell'antica Grecia, lanciare una mela equivaleva a una dichiarazione d'amore e un chiaro invito per un convegno amoroso. Testimonianze ci provengono dagli scritti di Aristofane.

Omero narra che la mela fu al centro della guerra tra Sparta e Troia. Eris invita Zeus a donare il “pomo della discordia” alla dea più bella dell’Olimpo: Era, Atena o Afrodite. Imbarazzato, il dio passa il frutto al mortale Paride figlio di Priamo, re di Tebe, che lo offre ad Afrodite, ricevendo in cambio l’amore della donna più bella del mondo, Elena sposa di Menelao, re di Sparta.

La mela, dono divino, è usata come oggetto di distrazione nella leggenda di Atalanta, figura mitologica greca che promette al padre di sposare colui che l’avesse battuta nella corsa. Ippomene, innamorato di lei, chiede e ottiene aiuto dalla dea Afrodite che gli dona tre mele d'oro, consigliandogli di lasciarle cadere lungo il percorso. Atalanta attratta dalla loro perfezione si attarda a raccoglierle perdendo la gara.

In altre vicende è simbolo della liberazione dall’usurpatore. Nel XIV secolo, durante il dominio dell’Austria sulla Svizzera, Guglielmo Tell[, reo di non aver salutato il governatore sulla pubblica piazza, per il suo atto d’insubordinazione è invitato a scegliere tra la pena di morte e il superamento di una prova: centrare una mela rossa posta sulla testa del figlio. Egli supera la prova e l’evento diventa l’origine della ribellione del popolo svizzero contro l’Austria.

Una mela è anche associata a un evento che ha apportato nuova conoscenza scientifica: secondo la leggenda, il fisico Isaac Newton vedendo cadere una mela dall’albero sotto il quale stava riposando, s’interroga sulla forza che ne abbia prodotto l’effetto, scoprendo la forza di gravità.

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[1] Cattabiani A., Il Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante, Arnoldo Mondadori editore, Milano, 2000






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