Cultura

01 Ott 2022


La Volpe: simbolo ambivalente di furbizia e saggezza

Uno degli animali più affascinanti e curiosi del mito e delle credenze folkloriche è la volpe. La letteratura la presenta come l’incarnazione dei vizi umani: dell’astuzia, dell’ipocrisia e dell’inganno. Un esempio emblematico è la volpe di Pinocchio che, in compagnia del gatto, tenta astutamente di raggirare l’ingenuo burattino. Anche nelle favole la volpe spesso rappresenta comportamenti umani da evitare: nella narrazione di Fedro “La volpe e l’uva” è associata a Bacco (Dioniso), il dio dell’uva, che tenta inutilmente di rubare. In altri casi è presentata come animale domestico, amico di streghe e creature magiche: un esempio ci è fornito dal romanzo “Gli ultimi giorni di Pompei” di Edward Bulwer Lytton, dove volpe e vipera convivono con una strega in una caverna presso il Vesuvio.

Tuttavia in altri testi, questa creatura è presentata come mentore di vita o consigliere. Un esempio ci è fornito da Antoine de Saint-Exupery ne “Il Piccolo principe”. Qui l’animale insegna una grande verità: “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. La volpe vuole essere addomesticata, poiché solo attraverso l’atto di “addomesticare” si può creare un legame forte e di sincera amicizia.

È evidente che la figura di questo fulvo canide racchiude significati ambivalenti, riconosciuti dalle popolazioni antiche e moderne di tutto il mondo. In passato i popoli Inca ritenevano che la volpe nascondesse dentro di sé, lo spirito dei guerrieri capaci di combattere solo con la mente. Questa credenza derivava dal fatto che la volpe, di solito, esce al crepuscolo, ovvero il tempo delle ombre, un periodo temporale sospeso ancora nel sogno. Per tale motivo è capace di vedere al buio. Nel tempo, ha affinato questa caratteristica e, con essa, il sesto senso, ovvero l’istinto. Per tale ragione si ritiene che la volpe sia in grado di vedere ciò che non è evidente, proprio come afferma la volpe ne “Il Piccolo principe”.

Nella mitologia greco-romana è collegata alla vegetazione, per la sua capacità di muoversi con disinvoltura nel bosco. Nella letteratura greca è descritta come la gigantesca volpe di Cadmea, impossibile da catturare perché inviata dagli dei o direttamente da Dioniso per punire il crimine commesso da Tebe.

In Europa la volpe è perlopiù considerata simbolo di astuzia, poiché riesce a sfuggire alle situazioni più difficili muovendosi con grazia e agilità, facendo perdere le proprie tracce. Questa sua capacità deriva dalla sua coda, tanto bella, quanto funzionale, che, essa usa come un timone e che le permette di cambiare bruscamente direzione. Nel nord Europa la volpe assume un significato più particolare: è associata ai rituali della mietitura, simboleggiando l’importante spirito del grano, da cui dipendeva la sopravvivenza di interi villaggi. Nel Medioevo, poi, la volpe veniva collegata al potere diabolico, e quindi cacciata e perseguitata. Per la dottrina cristiana era collegata alla sensualità e al peccato non solo per il colore rosso del suo manto, ma anche per l’avidità, la cupidigia e la disonestà, caratteristiche marcate dalle tecniche di caccia che adotta: fingendosi morta attira la presenza della preda, per poi assalirla.

I messaggi non si fermano qui: ogni popolo, in ogni tempo, ha elaborato credenze e significati. 

Gli sciamani siberiani, ad esempio, considerano la volpe come il gufo e l’orso: animali totem e spiriti custodi. Essi sono idealmente posti tra il mondo della luce e il mondo del buio: uno spazio-tempo intermedio tra quello dei vivi e quello dei morti. A tal proposito, in alcune culture, la volpe è considerata l’accompagnatore dei defunti verso l’aldilà.

Se spostiamo lo sguardo in Oriente, vediamo che la volpe si carica di una valenza positiva, come creatura benevola, portatrice di ricchezza e prosperità. In una versione orientale della fiaba di Perrault, “Il Gatto con gli stivali”, il protagonista è una saggia e astuta volpe, ovvero uno spirito defunto, sceso sulla terra per cambiare in bene le misere sorti del suo padrone. In Giappone invece essa rappresenta lo spirito della pioggia e della longevità, ed assume il significato ambivalente del bene e del male.

E ancora, presso gli antichi Celti e Persiani la volpe era particolarmente rispettata per la sua conoscenza dei boschi e quindi invocata come guida. In Egitto, la sua presenza reale o sognata indicava il favore degli dei.

 






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