Cultura

05 Feb 2022


L’animale come creatura preziosa e dono

Nei racconti del folklore troviamo un mondo popolaresco di poveri che solo nella fantasia riescono a realizzare concretamente il loro riscatto sociale e il sogno di poter diventare ricchi. L’immaginazione li guida a pensare mondi e personaggi, creature e animali in grado di dar forma al loro desiderio e cambiare la loro misera condizione di vita. I protagonisti, soli, derisi, poveri e miserevoli, sognano un futuro economico migliore per loro e per la loro famiglia.

Nelle narrazioni, queste aspettative vengono realizzate dal protagonista del racconto solo dopo l’incontro, la cattura o il dono di un animale. La bestia si presenta con caratteristiche particolari apparendo come un essere unico e speciale, in grado di realizzare i suoi desideri e quindi di render possibile la magia dell’oro. Nella fiaba raccolta dai fratelli Grimm, “Il tavolino magico, l’asino d’oro e il randello castigamatti”, il protagonista, pronunciando una parola tanto magica quanto onomatopeica, “Briclebrit!”, e stendendo sotto l’asino, un panno candido, otterrà dal quadrupede, monete d’oro zecchino.

Proprio perché uniche nel loro genere, queste bestie vengono cercate o fortemente desiderate: diventano aiutanti necessari e preziosi per il protagonista. Il desiderio di possederli, poi, è così forte che può indurlo a rinunciare ad un regno intero. Tuttavia può accadere che il protagonista tenti di catturarlo invano, poiché l’impresa, apparentemente semplice, può risultare invece, difficile e pericolosa. Quindi è fondamentale usare l’astuzia o ricorrere all’aiuto di altre creature alleate dell’eroe, come nella fiaba di Straparola “L’augel belverde”.

Ben diversa è la situazione durante la quale queste creature particolari sono volontariamente sottratte al proprietario dal protagonista, giustificando il furto, con il bisogno di soddisfare il sogno della ricchezza e dell’ascesa nella scala sociale.

Questo concetto è evidente nella fiaba raccolta dallo studioso del folklore inglese Joseph Jacobs: “Jack e il fagiolo magico”. In questo racconto il protagonista sottrae all’orco, che vive su una pianta di fagioli altissima, un animale speciale: la gallina dalle uova d’oro, una creatura rara, capace di produrre uova d’oro zecchino al solo ordine del suo padrone. Jack attenderà il momento adatto per poterla sottrarre al legittimo proprietario, per poi fuggire via più veloce che può.

In quasi tutti i racconti, è singolare il modo in cui queste bestie appaiono, sorprendendo tutti, lasciando senza parole sia il lettore, sia il protagonista. L’animale può essere nascosto tra le radici di un albero abbattuto come nel racconto “L’oca d’oro” dei fratelli Grimm, oppure presentarsi in modo plateale come in “L’uccello di fuoco” delle leggende russe, oppure furtivamente nella notte, sfuggendo allo sguardo degli altri, per rubare qualcosa di altrettanto prezioso quanto lui, come ne “L’uccello d’oro” dei fratelli Grimm che, di notte, ruba le mele, anch’esse d’oro, nel giardino del re.

La bellezza di queste bestie non ha eguali: un piumaggio colorato, un canto melodioso, l’abilità di parlare o produrre denaro, sono solo alcune delle loro prodezze; e sono queste stesse prodezze che li fanno divenire preziosi come un vero tesoro. Proprio perché risultano così preziosi, questi animali sono spesso donati per riconoscenza o come ricompensa per ripagare i servigi ottenuti. Un esempio è quello dell’asino che produce monete d’oro. Questa bestia è ceduta dall’orco al protagonista della fiaba “Il tavolino magico, l’asino d’oro e il randello castigamatti”.

In altre situazioni, invece, l’animale diviene così importante per l’eroe da essere l’oggetto della prova da superare in cambio del bene più prezioso di tutti: la vita. In questo caso, esso non è soltanto fonte di tesoro, ma tesoro esso stesso, simbolo della ricerca di un viaggio iniziatico verso la maturità. Un esempio ci viene fornito dalla fiaba “L’uccello di fuoco”. L’arciere de re, trova una piuma rossa per terra e, incuriosito, la consegna allo zar. La piuma si rivelerà ben presto un segno di sventura per lui, poiché lo zar, valutandone il pregio e la bellezza, gli ordina di trovare la prestigiosa creatura, pena la sua morte.






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