Cultura

05 Mar 2022


Soglie sacre e inaccessibili custodite da animali speciali

Nel precedente articolo abbiamo visto come l’animale risulti essere prezioso per l’uomo poiché fonte di ricchezza e per tale motivo, capace di realizzare il sogno dell’oro cercato dal protagonista nel quale si immedesima la gente comune. In questo modo, ameno virtualmente, la quale, le persone umili ritrovano il proprio riscatto sociale.

Nei racconti del folklore, l’animale diventa il custode di tesori e di soglie sacre e inaccessibili. Queste zone sono definite confini tra due dimensioni opposte: quella della luce e quella del buio ovvero rispettivamente quella della conoscenza e quella dell’ignoto, della vita e della morte.

Nelle fiabe si ritiene che solo le creature speciali, come gli animali con le loro particolarità, possono esserne i custodi. Essi svolgono questo ruolo solitamente in coppia poiché la loro funzione è duplice ovvero:

  • sorvegliare i luoghi a loro consegnati per impedire alle persone impure di oltrepassarli;
  • simboleggiare la soglia stessa, ovvero il limite che divide i due mondi opposti, governati da opposte leggi.

Quindi gli animali rappresentano il filtro d’accesso a questi luoghi sacri. Essi chiedono al protagonista una serie di azioni o prove indispensabili per accedervi, ad esempio la purificazione, pratica richiesta agli iniziandi che vogliono intraprendere i segreti del luogo sacro.

Se ne analizziamo l’aspetto, l’animale custode o guardiano è un ibrido o una chimera, in parte animale e in parte umano creato con lo scopo di incutere timore, dotato di infinita forza e di dimensioni enormi.

A tale riguardo basti pensare alle creatura presentate nelle leggende celtiche o cinesi, dove serpenti, sfingi e grifoni sono i protettori di tesori di natura spirituale o conoscitivi come il guardiano dell’albero della conoscenza esoterica.

L’esempio di animali custodi e guardiani di un luogo inaccessibile e mistico ci è fornito da una bella fiaba raccolta dai fratelli Grimm, dal titolo L’acqua della vita[1].
In questo racconto il terzogenito del re morente sarà l’unico dei figli a portare al padre l’acqua miracolosa. Questo prezioso liquido si trova in un luogo lontano, sconosciuto e inaccessibile. Il protagonista potrà arrivarci sono grazie alle preziose indicazioni di un nano. Egli contraccambia il giovane per la sua gentilezza, rivelandogli sia come raggiungere la miracolosa fonte, sia come rendere innocue le bestie che la sorvegliano. Infatti, l’acqua della vita “zampilla da una fonte nel cortile di un castello incantato, un regno lontano, oscuro, divino che si trova al di là di un portone che potrà aprirsi solo battendolo tre volte con una verga speciale.

Data la inviolabilità del luogo, la fonte è custodita da “due leoni con le gole aperte” che si placheranno soltanto se il giovane getterà loro due pani incantati, donati anch’essi dal nano.

La presenza di due leoni è comprensibile se consideriamo la tradizione greco-romana. In essa il leone è classificato come una bestia sacra collegata alla simbologia del sole, data la sua criniera e agli eroi solari come Eracle. Tale simbologia è simile al significato che questo animale riveste nel Cristianesimo. Nel culto mitraico il leone è identificato con il Sol Invictus (Sole invitto), perciò riconosciuto come una creatura connessa a Cristo, divenendo l’emblema della morte, della resurrezione e della duplice natura di Gesù Cristo sia umana, sia divina insieme.
Valutato come un animale fiero e imponente, già dai tempi antichi, il leone è stato prescelto come la bestia adatta a custodire i luoghi sacri o le porte delle città. Infatti nella città di Micene vi erano due leoni di pietra che sorvegliavano la colonna, in cima alla quale bruciava il fuoco sacro e sulle soglie di numerose chiese antiche si notano ancora oggi scolpiti due leoni.
Infatti, durante il Medioevo, le autorità ecclesiastiche sedevano sul sagrato della chiesa circondate da leoni di pietra i quali non ricoprivano solo un significato architettonico ed estetico. Ecco spiegata l’espressione “fra i leoni e davanti al popolo[2]. Anche il leone dormiente è immaginato o raffigurato sempre con gli occhi spalancati perché nel Cristianesimo, rimane un simbolo di vigilanza, ovvero di Cristo che da buon pastore vigila il suo gregge umano, preservandolo da ogni male.

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[1] Grimm J. e W., Fiabe, trad. Bovero C., Einaudi, Torino, 2009
[2] Rao M., Magici animali di potere, Psiche2, Torino 2014





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