A scuola di Gentilezza

Un progetto didattico avviato nella Scuola Media “Marco Polo” di Silea per educare alla gentilezza e all’empatia.

A scuola, fin dalla tenera età, s’imparano molte nozioni e, se si è fortunati, s’impara anche a fare collegamenti, natura dialogica del ragionamento. Tutto questo “sapere” appare però lontano e distante dal mondo interiore con cui gli alunni si recano a scuola quotidianamente: ogni giorno, ciascun alunno è chiamato a confrontarsi con l’ansia per una prestazione, con il timore di mostrare il proprio corpo che cambia, con la difficoltà nel gestire le relazioni con i suoi compagni; può provare esaltazione per una conquista o mortificazione di fronte a un insuccesso; porta in classe la rabbia per la litigata di qualche ora prima con la mamma o la tristezza e lo spaesamento nel vedere i suoi genitori ogni giorno poco poco allontanarsi. Il suo zaino è sempre carico, traboccante di emozioni.

È sbagliato pensare che di fronte a questo mondo interiore così intimo e personale si possa improvvisare o, peggio, ci si costruisca da soli e la scuola debba starne fuori. Imparare a padroneggiare il proprio mondo emotivo è - direi quasi - la condizione per imparare tutto il resto, per una crescita integrale della persona. Al docente non si chiede di trasformarsi in uno psicologo: non è questo il compito affidato alla scuola, bensì quello di accompagnare gli alunni, anche attraverso la propria materia d’insegnamento, a non lasciare che sia l’emozione a controllarli ma che siano loro ad averne il comando, incanalandola e trasformandola in un’occasione di crescita personale.

Lo sa bene Mara Pillon, insegnante presso la scuola media “Marco Polo” di Silea, convinta che accanto al compito istituzionale la scuola debba anche educare gli studenti alle emozioni: provare, riconoscere, nominare, verbalizzare e, infine, scegliere come agire; questo è il dinamismo che ciascun essere umano dovrebbe attuare di fronte ad ogni emozione.

In un modo regolato da emoticon e messaggi virtuali, ci si dimentica di incrociare lo sguardo di chi ci sta accanto e si perde quella sensibilità che si esprime solo nel contatto umano autentico, il solo vero contatto che sprigiona emozioni. Per questo oggi è tanto importante - urgente, direi - coltivare il mondo emotivo interiore su cui si innestano le relazioni.

Osservando i suoi studenti, Mara Pillon si è accorta dell’indifferenza generale verso i compagni più deboli: «Li osservo da anni a ricreazione – racconta – Ragazze in gruppo che non si preoccupano se una loro compagna di classe rimane sola. Ragazzi senza merenda che la rubano agli altri con prepotenza, perché a nessuno viene in mente di condividere».

Da qui l’idea di creare un progetto didattico per insegnare ai suoi alunni in classe prima di tutto a guardarsi intorno, osservare le persone e cercare di capirle, in secondo luogo a gestire le emozioni che sempre scaturiscono dalle relazioni con gli altri.  

Tutto è partito da una frase di Ian Maclaren scritta sulla lavagna:

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre”

Durante le lezioni della prof. Pillon si parla, si impara, ci si racconta, si condivide e si mette poi in pratica nella vita di tutti i giorni quanto si è sperimentato in classe. Fondamentale in questo processo è lo sviluppo dell’empatia a partire dal riconoscimento delle proprie e altrui emozioni. È l'empatia che ci permette di essere gentili sempre, poiché - banalmente - riusciamo a metterci nei panni degli altri. E la gentilezza genera poi tutta una serie di buoni sentimenti che, messi in circolo, rendono le persone, le relazioni e di conseguenza il mondo migliori. 

Dopo un mese di lavoro sulle emozioni, l’empatia e la gentilezza gli alunni hanno invitato gli studenti di prima e seconda media dell’Istituto in Aula Magna per un momento di condivisione. La classe (1B) ha rappresentato la gentilezza in diverse modalità: dalla lettura di articoli scientifici che spiegano come una persona non nasce gentile ma lo può diventare, alla riflessione sul sonetto di Dante “Tanto gentile e tanto onesta pare” per sottolineare come la gentilezza rende belle le persone dentro, quindi nobili d’animo; dal racconto della trama del libro Wonder da cui emerge il significato di gentilezza come accettazione, alle scenette teatrali in cui i ragazzi interpretavano momenti di vita scolastica nella ricreazione in chiave gentile. Un alunno ha poi illustrato come si è concretizzato il messaggio della gentilezza nelle attività svolte in classe: dal diario nel quale i ragazzi annotavano tutti i gesti di gentilezza fatti e ricevuti, che spesso si danno per scontati, al lenzuolo “GENTILEZZA MAGIA CONTAGIOSA” sul quale sono stati attaccati dei fili di lana colorata con pinzettate moltissime frasi significative riportate su cartoncini colorati. La classe ha così rappresentato il valore di un piccolo gesto e di una parola gentile, sentito come bisogno da riscoprire, coinvolgendo i propri compagni in un percorso positivo alla scoperta di se stessi e degli altri.

L’attività, presentata anche ai genitori, ha suscitato emozione e commozione, ma soprattutto ha restituito consapevolezza sul fatto che empatia e gentilezza generano un circolo virtuoso. Nell’Istituto “Marco Polo” di Silea la “magia” ha già avuto inizio... speriamo coinvolga altre classi, altre scuole a partire dalla convinzione che la scuola può e deve educare anche alla vita e ai sentimenti.






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