Amici del Mondo per il Congo. Viaggio a Goma (1.0)

Renato Da Ros condivide con noi il diario del suo ultimo viaggio/lavoro nella Repubblica Democratica del Congo. Prima tappa: lunedì 6 febbraio 2017 - PARTENZA PER GOMA

Sono a Roma con Elsie e Gianfranco, seduto su una comoda “chaise longue” al Gate 34 dell’aeroporto Leonardo Da Vinci, in attesa d’imbarco per Addis Ababa, luogo famoso col nome “Crocevia del Mondo”.

Il volo da Venezia non è stato per niente facile. Tanta pioggia e parecchi vuoti d’aria hanno fatto sobbalzare l’aereo e pure il sottoscritto, un po’ fuori forma perché reduce da una fastidiosa bronchite non ancora completamente debellata. Sono sicuro che il caldo del Congo farà bene al mio fisico, mentre gli amici che rivedrò faranno bene alla mia anima.

Torniamo a Goma dopo un anno con tanti propositi e con la consapevolezza di aver già fatto comunque un buon lavoro. Pensare che tre anni or sono, nel grande rione dove vive la comunità salesiana, capitanata dal nostro Jean Marie, non esisteva che un terreno incolto con due piccoli edifici fatiscenti! Oggi, in quello stesso luogo, oltre alla recinzione, ci sono già 6 aule funzionanti con relative toilette e 430 piccoli allievi; insomma, una scuola elementare vera e propria. Tutto questo è motivo di grande soddisfazione per noi che tocchiamo con mano il lavoro svolto, ma anche per tutti gli amici che credono in ciò che facciamo e che ci sono vicini anche con il loro sostegno finanziario.

Alle 23.35 siamo a bordo del volo Roma-Addis Ababa, un velivolo da 450 posti dotato di ogni confort. Ci sono posti liberi, cosicché ci possiamo stendere e riposare. L’alba sopra la città etiope è un qualcosa di fantastico! Il solo, non ancora sorto, forma nel cielo terso una specie di arcobaleno orizzontale. L’aria è frizzante, la percepisco scendendo dal pulmino che mi ha portato all’entrata del lungo terminal che io amo chiamare “Crocevia del Mondo”. Qui si incontrano miriadi di individui e centinaia di razze e di religioni. Abiti eccentrici e tradizionali, costumi, eleganza e trasandatezza fanno comunella senza stonare in questa Babele viaggiante. Due amiche passano ridendo, una con il “burka” e l’altra con minigonna e tacchi a spillo! Ed incredibilmente, ambedue professano la stessa religione!

Nella lunga attesa della chiamata per il volo di Goma, inganno il tempo tornando, con i ricordi, al viaggio dello scorso anno. A quel tempo eravamo Elsie, Marcello ed io; era la nostra prima venuta nel capoluogo del Nord Kivu. Il “mordi e fuggi” di tre anni fa (due giorni nel 2014) non ci aveva permesso di vedere molto il posto. Il 2016, quindi, è stato l’anno della visita completa: già quattro aule erano efficienti e frequentate da circa 300 studenti. Per prima cosa, mi chiedo se, all’arrivo, incontreremmo fin da subito, come l’anno scorso, delle difficoltà all’Ufficio Passaporti (mancanza di corrente ed attesa di circa due ore). Una veloce disamina del viaggio precedente mi porta a ricordare i tanti problemi incontrati alle frontiere congolesi, per via degli errori commessi dal personale incaricato nei numeri e nelle date dei visti, motivo di grande tensione per noi che, da bravi italiani, avevamo sempre il tempo contato e dovevamo fare mille cose. Una volta, al ritorno da una breve visita ad Uvira, con passaggio obbligato in Ruanda, il blocco esasperato alla frontiera congolese di Bukavu ha rischiato di farci perdere l’unico battello della giornata che ci avrebbe riportato a Goma. Solo la perizia e l’incoscienza dell’autista che avevamo a disposizione ci ha fatto arrivare a “saltare” letteralmente sulla prora del natante già in movimento. Una corsa a folle velocità, con sorpassi azzardatissimi, sempre con il suono continuo del clacson, in mezzo ad una marea di veicoli di tutti i generi ed una miriade di pedoni la cui regola stradale è: “ognuno fa ciò che vuole”. Marcello, seduto davanti, a fine corsa, penso avesse perso cinque anni di vita, pallido e stremato com’era. Eppure adesso, a bocce ferme, la racconto come parte di un’incredibile avventura. Precedentemente, ad Uvira, sia nel viaggio di andata che in quello di ritorno, avevamo dovuto letteralmente “guadare” il fiume situato all’entrata della città: un anno prima, l’unico ponte che portava in centro era crollato e così si era trovata questa nuova via, attraversata però da quasi un metro d’acqua; per noi era un evento particolare, per i congolesi un fatto quotidiano.

L’aereo dell’Ethiopian Airlines sta sorvolando il lago Kivu. Dopo uno scalo tecnico a Bujumbura, ora manca davvero poco all’ultima fermata. Ecco, già s’intravede in lontananza la città di Goma, con alle spalle, come una sorta di guardiano minaccioso, il temibile vulcano Nyragongo. Stiamo già sorvolando le prime abitazioni… ecco la miriade di tetti in lamiera, le strade caotiche ed affollatissime del centro, poi gli elicotteri e i velivoli della Monusco, la forza UNU di controllo a inizio pista e, infine, l’appoggio un po’ brusco sulla lunga striscia d’asfalto. Sono tornato!!!

Renato Da Ros

Continua…






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok