Amici del Mondo per il Congo. Viaggio a Goma (11.0)

Renato Da Ros condivide con noi il diario del suo ultimo viaggio/lavoro nella Repubblica Democratica del Congo. XI tappa: giovedì 16 febbraio 2017 – LA QUINTESSENZA DELLA POVERTÀ

Mattinata molto interessante. Dopo un’abbondante colazione con caffè, marmellata di mango e addirittura un uovo, vado a salutare i bambini raggruppati per il canto dell’inno nazionale. Mi rendo subito conto di essere di disturbo alle operazioni, perché i piccolini di prima continuano a voltarsi dalla mia parte a sorridermi e a salutarmi con le loro piccole manine, rendendo vano lo sforzo per l’allineamento profuso dagli insegnanti.

Decido, quindi, di rientrare e di attendere Jeremie in cortile. Passando per la cucina, intravedo un bel pollo ruspante, totalmente immerso in un pentolone colmo d’acqua e Justine, il cuoco, che sta tagliuzzando un’enorme quantità di verdure sicuramente destinate al contorno. Gentilmente mi chiede l’e-mail: ha una figlia che vorrebbe frequentare l’università di Goma il prossimo anno. Gli prometto di cercare una famiglia, al mio rientro in Italia, che sia disposta a sostenere, almeno in parte, gli studi futuri della figlia. Nel frattempo giunge Jeremia e subito ci mettiamo in viaggio per Birerè, il mercato all’aperto, che dista all’incirca tre chilometri da qui.

Arrivati, troviamo un’interessantissima esposizione, sulla strada, di mercanzie di ogni tipo, dalla cipolla alla carne di capra, dalle camicie coloratissime alle variopinte scarpe a punta, e così via. È un vero e proprio mercato africano: donne che, in abiti congolesi, vendono spezie, frutta e verdura, con telo disteso tra i sassi; altre, sempre coloratissime, trasportano sulla testa enormi contenitori trasparenti con all’interno pane, dolci, verze e manghi; il tutto si svolge mentre sulla via si susseguono gli ingorghi e i continui e fastidiosi suoni di clacson.

Mi aggiro in questa “Babele” assordante - unico bianco adocchiato da tutti, rispettosamente salutato da molti - senza alcun timore, godendomi l’improvvisa novità e conversando, in francese, con Jeremie. Lui, da ragazzo tranquillo qual è, parla lentamente, scandendo le parole, che diventano così per me di facile comprensione. Il fratello mi fa fare un giro magnifico in mezzo ai vicoli strettissimi dove le bancarelle quasi si toccano l’un l’altra. Incontro bambini sudici che giocano, ma la sporcizia non li rende meno belli ai miei occhi. Questa è la quintessenza della povertà. Troviamo persino una famiglia che vive in una tenda della MONUSCO, provvista solo di un telo all’entrata, per ripararsi dalla pioggia. Per me è un’esperienza unica, ma per questi “poveri cristi” è la quotidiana e dolorosa ricerca di sopravvivenza sempre più difficile e con poche speranze di futuro cambiamento.

Rientriamo dopo ben due ore di cammino. Credo che Jeremie non mi abbia portato a caso in questo “tour”. Penso che abbia voluto farmi capire che la gente, prima di discutere e di prendere drastiche posizioni sul problema dell’immigrazione, dovrebbe vedere con i propri occhi, toccare con mano certe situazioni, ed ammettere, davanti alla propria coscienza, che la nostra indifferenza e la nostra complicità possono vergognosamente sfociare in rabbia ed odio ingiustificato.

Continua...

Renato Da Ros






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