Amici del Mondo per il Congo. Viaggio a Goma (12)

Renato Da Ros condivide con noi il diario del suo ultimo viaggio/lavoro nella Repubblica Democratica del Congo. 12^ tappa: venerdì 17 febbraio 2017 – INCONTRI E STORIE
Se guardate la data e siete superstiziosi, credo che comincerete a fare tutti gli scongiuri del caso. Mattina iniziata malissimo. Non c’è elettricità; mi sono raso la barba alla luce di una pila - ardua impresa, lo garantisco. Oltre alla bronchite, tuttora in atto, mi sono buscato un forte raffreddore. Evito di fare la doccia fredda per prevenire l’insorgere di ulteriori malanni ed eseguo un’accurata pulizia corporale con una grande quantità di salviette igieniche che mia moglie (non vedo l’ora di rivederla!) mi aveva previdentemente infilato in valigia. La giornata si presenta fredda e nuvolosa. Ho salutato i ragazzi come ogni mattina ed ora sono nella mia stanza ad aggiornare questo diario. Ho ricevuto messaggi da Elsie e Gianfranco in uno sprazzo di connessione. Ho inviato alcune foto agli amici ed ho parlato a lungo con Marcello. Ora non mi resta che leggere un buon libro (sempre rigorosamente sull’Africa!) che ho portato da casa. La pioggia, il vento e il freddo mi hanno attanagliato per l’intera mattinata, risultata noiosa e monotona. Solo il pranzo in compagnia di Jeremie è riuscito a spezzare questo filo di apatia. Mi racconta dei suoi trascorsi da aspirante nella capitale Kinshasa, dov’è riuscito a togliere dalla strada più di 40 ragazzini, inserendoli in una struttura salesiana che dava loro vitto, alloggio ed istruzione; mi racconta le loro storie pregne di maltrattamenti e di mancanza d’affetto. Ed ecco che arriva Jean Marie con una bellissima notizia: al ritorno da una importante riunione a Ngangi, mi porterà a salutare suor Sifa, una sorella conosciuta ad Uvira che sarebbe stata molto contenta di rivedermi. Rientro in camera per la consueta sistematina e… ECCOLO LÀ! Ad attendermi c’è lo scarafaggio centometrista che aspetta la rivincita. È già pronto sulla linea di partenza, lo si intuisce dalla sua totale immobilità, ma questa volta non gli concedo il tempo di riflettere: con un fazzolettino di carta estratto velocemente dalla tasca, lo fulmino sulla dirittura d’arrivo e cioè prima che sparisca nuovamente sotto l’armadio. Siamo uno a uno, ma la finale non verrà mai disputata poiché il concorrente scompare velocemente tra i gorghi della tazza del water.
Alle 16.30 in punto partiamo per incontrare suor Sifa, la religiosa che ad Uvira, e più precisamente in località Kalundu, si occupava dell’alfabetizzazione dei giovani. Erano in quattro, capitanate da suor Rosina, italiana verace ed ottima cuoca. Gestivano un efficiente dispensario a metà collina e vivevano in un eremo bellissimo, dove regnava la pace e la serenità. Due anni fa, la loro casa fu oggetto di un attacco da parte di ribelli, un gruppo armato che saccheggiò l’abitazione e non si sa cos’altro. Questa è la suora di suor Sifa, felicissima di rivedermi e dispiaciuta di non avere incontrato Elsie e Gianfranco. Mi parla del rientro in Italia di suor Rosina dopo il proditorio attacco dei banditi. Mi racconta, in perfetto italiano, del terrore di quella notte e degli incubi notturni che si sono susseguiti per tanti mesi. Ora vive serena qui a Goma, continuando la sua opera di alfabetizzazione tra i giovani. Ci lasciamo con la promessa di tenerci in contatto tramite Jean Marie e, chissà, di rivederci il prossimo anno. SI è fatto tardi e dobbiamo correre alla comunità di Ngangi per festeggiare il 71° compleanno di padre Michel, arrivato in fretta da Sacha per l’evento. Al centro direzionale hanno preparato piatti pieni di spuntini (formaggio e pesce fritto), ciotole di arachidi tostate e poi zuppa, verdura, carne di capra e patate lesse. Non manca alla fine un gustoso dolce fatto in casa dalle suore. Incontro, dopo due anni, padre Piero Gavioli, ex direttore del centro Ngangi, un’autorità in campo salesiano. Faccio gli auguri al festeggiato donandogli un berretto che lui apprezza moltissimo e lo avverto che ho parecchio materiale didattico per i suoi bimbi di Sacha. Rientro alla “maison salesienne” più tardi del solito e, senza indugio, mi ficco sotto le coperte.
 
Renato Da Ros

 






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