Amici del Mondo per il Congo. Viaggio a Goma (3.0)

Renato Da Ros condivide con noi il diario del suo ultimo viaggio/lavoro nella Repubblica Democratica del Congo. Terza tappa: mercoledì 8 febbraio 2017 – VERSO BOSCOLAC

Levata sempre di buonora e rapida colazione. Il cuoco, Justin, si fa in quattro per prepararci il caffè all’italiana ma, vuoi per colpa del caffè tostato diversamente, vuoi per la poca acqua che mette nella caffettiera, ne esce un liquido talmente denso, forte e scarso che ci deve preparare il bis. Mi sono ripromesso che, piuttosto di bere quell’intruglio, passerò immediatamente al tè.

Oggi in programma c’è la visita a BOSCOLAC, un distaccamento salesiano fronte lago, alla periferia di Goma, dove una dozzina di giovani appena diplomati vivono in preghiera, studio e meditazione per un anno, per poi passare al noviziato, passo introduttivo alla vita salesiana.

Gianfranco non sta ancora bene, Elsie vuole completare tutto l’iter delle adozioni scolastiche, quindi non resta che partire in due: Jean Marie ed io. La strada che porta alla periferia di Goma è ben asfaltata e molto ampia ma ancora non basta a contenere la bolgia che, senza soluzione di continuità, si riversa su di essa. Sono migliaia di moto, un numero imprecisato ma altissimo di furgoncini uso taxi, auto fuori strada, automezzi pesanti stracarichi di merce e di materiale umano con guadagno extra per i conducenti. Per finire, una moltitudine di persone a piedi, in bici stracariche oppure con il loro caratteristico veicolo in legno a due ruote (CIUKUDÙ) con il quale riescono a trasportare l’impossibile. Credo che la parola CAOS sia stata inventata dal primo bianco entrato a Goma! Circa 2 milioni di persone – così mi dicono – ogni giorno si riversano letteralmente su questo tappeto d’asfalto e voglio contemporaneamente sorpassare, girare a sinistra o a destra, attraversare e accostare senza cartelli stradali e senza l’aiuto di alcun mezzo visivo direzionale, usando bensì in continuazione il CLACSON. La scena non può essere compresa se non vissuta in prima persona.

Comunque, appena imboccata la via per BOSCOLAC, tutto ritorna normale. Il silenzio è palpabile mentre ci inoltriamo nella campagna congolese. Si odono soltanto i rumori ovattati di zappe che dissodano il terreno fertilissimo che stiamo attraversando. Il lavoro nei campi spetta quasi esclusivamente alle donne. La vita è durissima per loro qui in Congo! Mi affaccio al finestrino incontrando gli occhi spenti di una giovane zappatrice che, oltre al lavoro, deve badare al bimbo che ha legato stretto alla schiena. A tal proposito vorrei aprire una parentesi su una questione singolare. Ho notato che, a livello trasporti, la maggior parte degli uomini usa la bicicletta o l tipico CIUKUDÙ. Le donne, invece, trasportano enormi quantità di materiale sulla testa oppure sulla schiena, il che, vi assicuro, è molto più faticoso! Nascere donna in Africa credo possa essere considerata una grande sfortuna: accudire la casa, lavorare nei campi e vendere al mercato il frutto del proprio lavoro, fare figli (e non pochi!), infine, nelle situazioni più estreme, subire stupri e soprusi e financo la morte…

Renato Da Ros

Continua…






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