Amici del Mondo per il Congo. Viaggio a Goma (5)

Renato Da Ros condivide con noi il diario del suo ultimo viaggio/lavoro nella Repubblica Democratica del Congo. Quinta tappa: venerdì 10 febbraio 2017 – VISITA A SACHA CON CAPATINA A NIANGOMA

Rapida colazione e pronti per la partenza. Direzione: SACHA, villaggio a 40km a nord di Goma. Questa volta per il viaggio abbiamo a disposizione un grosso fuoristrada con tanto di autista, il tutto fornitoci dal centro salesiano NGANGI. Siamo in tanti, a cominciare da padre Innocent, economo del Centro, e padre Honorato (Jean Marie non viene perché impegnato con gli esami del primo semestre). Io prendo posto davanti, accanto all’autista, merito dell’anzianità. Appena fuori Goma, iniziano i problemi stradali: pezzi di asfalto alternati a voragini spaventose o, addirittura, a crateri colmi d’acqua. Più ci avviciniamo al villaggio di SAKE e più i problemi aumentano. Avvallamenti e pozzanghere come piscine ed un incredibile raggruppamento di motociclisti con passeggeri al seguito che ci creano non poche difficoltà. Fuori paese, seguiamo una strada che si snoda, leziosa, lungo il lago KIVU, tutta curve e insenature con profondi solchi dovuti alla continua erosione dell’acqua durante la stagione delle piogge. Le abitazioni del lungo lago sono misere e spesso fatiscenti. Per arrivare a SACHA da padre Michel impieghiamo quasi due ore. Da lì, dopo i saluti di benvenuto e dopo aver scaricato padre Honorato, imbarchiamo, al suo posto, un giovanotto italiano dall’aria simpatica e dal sorriso spontaneo ed accattivante.

Si chiama Paolo, vicentino di nascita, agronomo di fatto e cooperatore per vocazione. Sta seguendo, per conto della comunità salesiana, le colture dei terreni a SACHA e a NIANGOMA, località di cui daremo ampia descrizione in seguito. La proprietà di SACHA si compone di molti ettari di terreno coltivati a granoturco e altrettanti di banane. La proprietà di NIANGOMA, situata più avanti, nella regione del Sud Kivu, consta invece di moltissimi ettari coltivati a caffè. È proprio lì che ci stiamo dirigendo quando veniamo fermati al posto di blocco, al confine tra le due province, da un addetto all’immigrazione, che, alla vista dei soliti “MUZUNGU” (“pelle bianca”), vuole approfittare della situazione e, con una non ben circostanziata accusa di foto non autorizzate, ci sequestra i passaporti. La sosta si protrae per buoni 40 minuti, ma, alla fine, con la solita tangente di 20 dollari, la situazione si sblocca e possiamo continuare la strada. Questa corruzione galoppante è troppo radicata nel Paese. Qualsiasi individuo dotato di qualche autorità si sente il Padreterno sul suo posto di lavoro e si arroga il diritto di prendere decisioni non conformi alla legge, bensì alle convenienze personali del momento.

Ripresa la strada maestra, arriviamo in un villaggio gremito di gente sino all’inverosimile: è giorno di mercato. Ai lati della strada, su una fila ininterrotta di teli colorati, vi sono innumerevoli varietà di prodotti agricoli e di frutta tropicale. Gli enormi caschi di banane la fanno da padrone, e le donne che li hanno trasportati, hanno ancora il volto segnato dallo sforzo. Al centro del villaggio, prendiamo una tortuosa viuzza che s’inerpica sulla montagna per poi, aggirandola, riprendere il suo corso rettilineo, ripresentandoci il lago KIVU in tutta la sua bellezza. Proseguiamo per uno stretto sentiero con la speranza di non incrociare alcun veicolo proveniente in senso opposto, abbastanza rassicurati dalle facce sorprese e dalla bocca spalancata si una moltitudine di ragazzini incontrati durante il tragitto. Ponticelli di legno non molto sicuri fanno procedere l’esperto autista a passo d’uomo. Le assi scricchiolano sinistramente, ma restano al loro posto, poi piccole insenature incantate con casupole dal tetto di paglia e rudimentali piroghe tirate in secca sulla riva.

Infine, eccoci a NIANGOMA. Il luogo è molto strano. Una grande costruzione in pietra di epoca coloniale fa bella mostra di sé, rivolta verso il lago. Paolo ci racconta che quella, un tempo, era una fattoria adibita alla raccolta del caffè. Ci fa vedere gli essiccatoi, dismessi e abbandonati, e la vecchia macchina a motore che trasportava il caffè nelle varie vasche di decantazione. Tutto fermo, tutto bloccato, tutto obsoleto. Nel luogo aleggia ancora la sinistra presenza della crudele dominazione belga e dei suoi fantasmi, non ancora dimenticati. La proprietà è vastissima, tutta posta fronte lago, fin sopra la montagna. Incrociamo parecchi lavoranti che Paolo conosce e saluta affabilmente. Questo è un lavoro molto faticoso e mal retribuito. Ma con una famiglia da sfamare, non si guarda certo per il sottile.

Rientriamo a SACHA senza intoppi, dove ci aspetta un gustoso pranzo con carne di capra, patate, fagiolo, verze cotte, il tutto innaffiato da una fresca birra congolese. Padre Michel è molto felice di vederci ed anch’io sono contento di averlo ritrovato. Non è affatto cambiato: occhio sveglio e battuta pronta, forse un po’ deluso dalla scarsa frequenza scolastica, ma determinato a fare molti proseliti in futuro. Nel lasciarci, la promessa è di rivederci, chissà… quando e se ritornerò.

Il rientro a Goma è faticoso e snervante. Siamo tutti stanchi e insofferenti alle buche e ai sobbalzi tanto che trascorriamo le due ore di viaggio nel più assoluto silenzio. Scaricato Paolo nella casa di accoglienza dove alloggia normalmente, arriviamo – con grande sollievo – alla casa salesiana, dove, dopo una frugale cena con i confratelli, ci chiudiamo in camera per una doccia (fredda) e un buon sonno ristoratore. Domani dovremo trovarci pronti per gli incontri di calcio che abbiamo organizzato.

Renato Da Ros

Continua…






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