Amici del Mondo per il Congo. Viaggio a Goma (7.0)

Renato Da Ros condivide con noi il diario del suo ultimo viaggio/lavoro nella Repubblica Democratica del Congo. Settima tappa: domenica 12 febbraio 2017 – S. MESSA E VISITA AL GRANDE RIONE

Pronti alle 6.10 davanti al portone. Jean Marie ha già la vettura accesa; arrivano anche i novizi Jeremie e Christian. Ci infiliamo tutti negli stretti sedili e via di corsa verso l’ITG dove è situata la chiesa dei salesiani. Lo scorso anno l’edificio non era stato ancora completato ma ora, pur nella sua spartanità, con i vetri colorati, in banchi in posizione e gli scalini dell’altare piastrellati, la chiesa si presenta nella sua completezza e sacralità. La gente, arrivata alla spicciolata e pur con qualche ritardo, riempie ogni genere di posto. Tra canti, balli (una decina di ragazze con tunica giallo-verde danza elegantemente davanti all’altare), sermoni e preghiere… la messa termina dopo due ore coinvolgenti e piene di spiritualità.

Il programma ora prevede la visita al grande rione (circa 8000 abitanti) dove opera la comunità salesiana. Accompagnati da Jeremie e Christian, nostre guide al momento, attraversiamo un grande ed incolto cimitero dove pare dormano, la notte, i “ragazzi di strada”, piaga presente in tantissime città africane e sudamericane. La desolazione e l’abbandono la fanno da padrone. I ragazzi del posto raccontano che, sul lato sinistro della zona cimiteriale, vi è una fossa comune dove molti congolesi sono stati ammassati durante l’ultimo conflitto tra le forze del dittatore Mobutu e quelle del dittatore Kabila, padre dell’attuale Presidente. Quando quest’ultimo, Kabila, espropriando il terreno a parecchi proprietari, ha cominciato a costruire un enorme deposito (dicono per stivare oro e diamanti) vicino al cimitero e proprio di fronte all’aeroporto, anche l’ultima stele che segnalava l’eccidio è stata tolta. Al di là del camposanto, tra l’aeroporto e la “terra di nessuno” che fa da confine al Ruanda, cominciano a delinearsi le prime casupole di un agglomerato numeroso e polveroso sulla strada principale tutta sassi, buche e avvallamenti, dunque difficile da percorrersi anche a piedi. Sin da subito veniamo accerchiati da un nugolo di bambini vocianti che ci vogliono accompagnare lungo il percorso. Altri, più timidi, si affacciano agli angoli delle polvere costruzioni, ti guardano col naso pieno di muco e con gli occhioni spalancati, ma quando li saluti con un “JAMBO!” scompaiono immediatamente nelle anguste viuzze. Siamo diventati l’attrazione del paese! Tre bianchi, attorniati da più di 50 bambini, tutti che ci voglio tenere la mano, oppure ci accarezzano stupiti il pelo delle braccia, mentre gli adulti ci guardano con un’espressione indefinita, ma rispondono rispettosi al saluto, anche con qualche largo sorriso. Nonostante il lungo giro, questo esercito di minorenni non accenna a mollarci, anzi, lungo il percorso le file si ingrossano ed il baccano aumenta di parecchi decibel. Per la maggior parte sono sbandati che non frequentano la scuola; ciononostante, ci accompagnano fin nel cortile della stessa ricevendo in premio da Jeremie una caramella a testa.

Renato Da Ros

Continua...






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