Amici del Mondo per il Congo. Viaggio a Goma (8)

Renato Da Ros condivide con noi il diario del suo ultimo viaggio/lavoro nella Repubblica Democratica del Congo. Ottava tappa: lunedì 13 febbraio 2017 – UN’ULTERIORE ESPERIENZA DI VITA, DA SOLO

È il giorno della partenza per Elsie e Gianfranco. La mattinata ci sfugge dalle mani in un lampo. Ultima visita ai ragazzi e corsa alla comunità Ngangi per la consegna delle medicine (vedi foto copertina). Il loro centro è molto migliorato, in particolar modo la zona dell’infanzia è molto accogliente: nelle stanze e nei corridoi fanno bella mostra di sé coloratissimi disegni di fiori, piante e fumetti che rendono più vivace l’ambiente. Padre Innocent, ci ringrazia; sembra che, come economo della struttura, sappia il fatto suo. Dopo i saluti di rito, rientriamo alla casa salesiana per l’ultima distribuzione del materiale. È un compito che spetterà al sottoscritto, dato che resterò da solo per un’altra settimana. Elsie (grandissimo il suo apporto) trova il tempo per fare l’ultimo dolce e poi, caricati i bagagli, ci avviamo verso l’aeroporto. Dopo il solito - vergognoso - foraggiamento in franchi congolesi per poter portare l’auto con i bagagli vicino al terminal, sono costretto a salutare gli amici sulla porta. Elsie è un po’ emozionata. So che ad ogni partenza lei lascia un pezzo di cuore in Congo. Un abbraccio con Gianfranco e poi, sotto il sole cocente, aspetto il ritorno di Jean Marie dal check-in aeroportuale. ORA SONO PROPRIO SOLO! Non sono certo l’unico bianco a Goma, ma solo ora capisco di essere rimasto solo. Anche qui, sul piazzale del parcheggio, mi guardo attorno: tanta gente, tutta di colore. Dovrò abituarmi all’idea.  Cercherò di affinare il mio francese e magari pensare in congolese almeno per una settimana! Accompagno Jean Marie alla scuola ITG e, mentre lui va a terminare il suo lavoro, mi apposto, con l’aiuto di alcuni ragazzini, fuori dal recinto murario, per poter riprendere il decollo dell’aereo. Mi sembra che così, una parte di me, vada via con loro. Lo “becco” per un pelo, tanto è veloce nella spinta, CIAO AMICI! Spero che la mia sia un’ulteriore esperienza di vita, con la certezza che tutto andrà per il meglio: oramai posso considerare questo paese come una seconda patria e sono certo che il Congo non mi tradirà. Jean Marie torna e, guardandomi negli occhi, capisce subito la situazione. Ci dirigiamo sempre verso il lago, fermandoci in un locale esternamente insignificante ma internamente dotato di un giardino bellissimo, dolcemente degradante verso l’enorme massa d’acqua tranquilla e liscia come l’olio. Al termine del giardino, un piccolo pontile in legno, sporgente sul lago, sembra invitarci a sedere su sedie che guardano lontano. La sottile linea di demarcazione che congiunge l’acqua alle colline è di un colore rosso-fucsia-giallo, in dolce contrasto con il fermo grigiore del lago nell’incipiente insorgere della notte. UNO SPETTACOLO INCREDIBILE! La birra, bevuta in questo palcoscenico naturale, mi sembra la più buona del mondo! Poi cala d’improvviso il buio, che, con il suo nero pennello, cancella tutto d’intorno; resta dolo il lieve sciabordio dell’acqua contro i piloni di legno a ricordarci che siamo vivi e che siamo in CONGO, il paese dalla natura più bella del Creato.

Renato Da Ros






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