Andrea Gaggia, al suo rientro dal deserto del Sahara

Resoconto di un’avventura sportiva difficile e di una missione umanitaria toccante.

Abbiamo incontrato Andrea Gaggia, appena rientrato dalla sua missione sportiva e umanitaria nel deserto del Sahara, dove ha partecipato alla 10° edizione del Panda Raid Race for charity assieme all’amico Marco Dal Mas; insieme formavano il Team Snotol dea Panda.

«Il mezzo con cui abbiamo corso la gara era una vecchia Panda 4x4 che abbiamo elaborato per il raid. Se l’avessimo noleggiata, forse sarebbe stato tutto più facile, ma la soddisfazione di averla costruita è stata grande», spiega Andrea, quindi comincia a raccontarci l’avventura: «Quando abbiamo raggiunto la macchina a Barcellona, ci siamo trovati sotto il diluvio universale: i primi 650 km di rodaggio del motore, da Barcellona fino a Madrid, li abbiamo fatti sotto la pioggia, e non avevamo i tergicristalli!!! Il rally non era ancora cominciato, ma erano già cominciati i problemi. Il circuito partiva da Jarama per la tappa zero con trasferimento a Motril. Qui abbiamo preso il traghetto fino a Nador e poi abbiamo raggiunto il campo base presso il lago Mohammed dove abbiamo trascorso la prima notte in tenda, ma senza riuscire a prender sonno: dovevamo sistemare il semiasse della Panda che si era rotto nel trasferimento da Madrid a Motril. Il giorno dopo la prima tappa: 378 km senza dormire. Eravamo sfiniti, isolati da casa e dal resto del mondo perché non c’era connessione nel deserto e faceva molto freddo; c’erano degli elicotteri che sorvegliavano l’area per garantire la sicurezza, ma comunque non ci sentivamo sicuri; mangiavamo poco e non riuscivamo neanche a lavarci perché di sera le temperature sfioravano i zero gradi centigradi. Pensavamo solo al rientro, volevamo tornare a casa!».

Ma come spesso succede in questi casi, l’unione fa la forza! «Abbiamo formato un gruppo di 4 macchine – continua Andrea –: in una c’erano due ragazzi siciliani che abbiamo soprannominato rispettivamente San Vincenzo (perché ci aiutava sempre a sistemare la macchina) e San Giuseppe (perché ogni mattina prima di partire ci dava la benedizione); in un'altra vettura c’erano Alfio e Agostino, che preparavano da mangiare; infine c’erano un ragazzo marocchino, Mindin, che ci faceva da cicerone, ed Emanuele. Insieme la fatica era più sopportabile. Il percorso si è rivelato molto accidentato, per niente facile (è davvero sorprendente la resistenza di queste auto!); si snodava su un paesaggio sempre nuovo: abbiamo conosciuto le diverse composizioni del deserto (roccia, terriccio, sassi, sabbia). Tappa dopo tappa siamo arrivati a Merzouga, dove cominciano le dune di sabbia, e da lì ci siamo spinti fino a Marrakech passando per una salita montuosa che ci ha portati a 2.260 metri s.l.m.».

A Marrakech il traguardo, ma l’aspetto agonistico è passato in secondo piano: «A parte Marrakech dove c’è una relativa ricchezza, in tutti i territori che abbiamo attraversato regnava la povertà assoluta. C’erano villaggi sparsi qua e là nel deserto, in mezzo al nulla, e bambini (tanti bambini!) che sbucavano da ogni parte; come facevi cenno di fermarti ti assalivano, chiedendoti acqua e cibo. Nelle nostre macchine avevamo caricato viveri, libri e giocattoli da consegnare loro, perché lo scopo principale della gara era umanitario: aprire gli occhi su altre realtà, e fare quel che si può per aiutare».

Non ha dubbi Andrea nell’affermare che quel che più l’ha segnato di questa esperienza è l’aver visto con i propri occhi la Povertà: «Siamo davvero fortunati, e non ce ne rendiamo. In altre parti del mondo manca tutto, persino l’acqua da bere! Dovremmo quantomeno smettere di lamentarci!».

E quando gli chiedo quale sia stata la principale difficoltà, confessa: «La lontananza da casa, dal mio bimbo di un anno, Alessandro, dalla mia compagna, Samantha, e dai miei genitori. Sono molto legato a casa, e non sono abituato a spostarmi senza la mia famiglia».

Poi aggiunge: «Lì comunque ho trovato brave persone, disposte ad aiutare, e le ringrazio tutte! Ringrazio anche gli sponsor che hanno sostenuto questa nostra impresa, in particolare Dema Pubblicità che ha decorato la macchina con gli adesivi. E, ovviamente, il mio compagno d’avventura, Marco». Ora il pensiero di Andrea è già rivolto alla prossima stagione che lo vedrà impegnato nel suo locale a Jesolo...






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