Basket: squadra di tredicenni, genitori ultrà e allenatore da clonare

Quando lo sport riesce ancora ad insegnare...

È il 20 gennaio 2019, domenica, e sono le 11:00. Nella palestra della scuola media di via Dante a Carpenedolo (BS) l’arbitro fischia l’inizio della partita del campionato Under 13 di basket maschile. La squadra di casa, l’Amico Basket Carpenedolo, dopo sei sconfitte consecutive, sfida la Negrini Pallacanestro Quintello 1996. Ci sono tutti gli ingredienti per trascorrere una piacevole mattinata di sport: una palestra, un pallone; dieci ragazzini in campo che corrono, saltano, sudano e si divertono; altri ragazzini in panchina che aspettano il proprio turno e incitano i compagni; due allenatori che impartiscono schemi e consigli e molti genitori che tifano per i propri figli.

Fin dall’inizio della partita, dal primo quarto, si intuisce che non sarà, invece, una piacevole mattinata di sport. L’arbitro, anche lui un ragazzino di soli tredici anni e che ha da poco terminato il corso per poter arbitrare, non fischia un fallo. Il pubblico, costituito quasi esclusivamente dai genitori dei piccoli atleti in campo, inizia subito a rumoreggiare. Nel secondo quarto la situazione peggiora, purtroppo. Il giovane arbitro viene preso di mira: ad ogni fallo fischiato, gli spettatori inveiscono contro di lui, con un’aggressività verbale, nei contenuti e nei toni, sempre maggiore. Di conseguenza, anche i ragazzi in campo, subendo l’atmosfera che si è creata, iniziano a diventare più tesi, irruenti e fallosi. Al terzo quarto viene fischiato un fallo tecnico e gli spettatori iniziano a gridare, rivolgendo all’arbitro ogni sorta di epiteti.

A questo punto, Marco Giazzi, allenatore dell’Amico Basket Carpenedolo, chiede un time-out. Anziché aspettare che i suoi giocatori si avvicinino a lui per comunicare con loro, cammina verso gli spalti e si rivolge ai genitori: «Vi state rendendo conto di cosa sta succedendo? Noi qui in campo stiamo giocando a basket tutti insieme, ci lasciate fare ciò che ci piace in pace? E poi, potete smettere di protestare e insultarci?». Anziché farsi paonazzi per la vergogna e rimanere in silenzio consci della figuraccia appena fatta, gli spettatori si liberano anche delle ultime briciole di buonsenso, educazione e maturità, che con l’età adulta avevano (forse) raggiunto ed iniziano ad insultare anche l’allenatore.

Così, dopo qualche minuto Marco Giazzi prende un’importante decisione: va verso l’arbitro e lo informa che la partita sarebbe finita in quel preciso istante perché lui avrebbe ritirato la propria squadra. E così succede. L’Amico Basket Carpenedolo abbandona il campo e perde la partita a tavolino 0-20. Prima di abbandonare il campo, la squadra di casa stava vincendo con dieci punti di vantaggio, ma ai suoi giocatori e al loro allenatore non interessa solamente vincere. Loro vogliono giocare a basket, vogliono divertirsi, vogliono stare bene, vogliono condividere, vogliono semplicemente praticare uno sport.

È il 20 gennaio 2019, domenica, e sono le 13:00. L’Amico Basket Carpenedolo non ha perso. L’Amico Basket Carpenedolo ha vinto, ha vinto alla grande! L’Amico Basket Carpenedolo ha vinto la partita più importante: far comprendere e dimostrare cosa significa davvero praticare e seguire uno sport. E ha vinto contro quegli avversari che mai avrebbe pensato di dover affrontare, contro gli avversari più scomodi che potesse incontrare: gli adulti che dovrebbe essere l’esempio e la guida.






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