Campioni nello Sport ma anche nella Vita

La Squadra della Speranza e il suo messaggio

Tante emozioni venerdì sera al Teatro Dina Orsi di Conegliano con La Squadra della Speranza. Sul palco Michele Roveredo, Tom Perry e Antonio Fantin, che, con le loro esperienze sportive, danno grande forza a chi lotta ogni giorno per la medaglia d’oro della vita.

Michele Roveredo, ultramaratoneta, ha nel cuore la spinta, il motore. Poco importa la fatica, poco importa se le unghie dei piedi si spezzano macinando chilometri: «Io posso scegliere di muovermi o di fermarmi», questo è un privilegio di cui ricordarsi sempre, ogni giorno. Un esercizio quotidiano da fare per non banalizzare – anzi, valorizzare – ciò che si ha. Pensiamo ad esempio alla fortuna di potersi alzare ogni mattina e muoversi con le proprie gambe. La SLA è una malattia degenerativa che colpisce la libertà della persona e, di conseguenza, la sua autonomia. Sono immobili le persone colpite da questa malattia: da un giorno all’altro la vita cambia; tutto ciò che prima era considerato normale, diventa straordinario. Immobile era anche Piera, la mamma di Michele Roveredo, ma capace, forse più di altri, di apprezzare la bellezza della vita nei minimi dettagli: nel filo di trucco, nei capelli spazzolati, nei gesti di cura... A lei, che inizialmente non voleva uscire di casa perché si vergognava, Michele ha fatto correre la Maratona di Venezia, spingendo la sua carrozzina; le ha dato così la possibilità di ritrovare la dignità e di mostrare a tutti com’è possibile superare le difficoltà con il sorriso. Per lei e per tutte le persone rese immobili da questa malattia, Michele corre. La sua è Una corsa contro la SLA, per sensibilizzare e per alimentare la ricerca scientifica. Il messaggio  è profondo: «Se lotti contro una malattia, puoi vincere o perdere, ma se ti prendi cura del malato vinci sempre: magari la vita non si allunga, ma si allarga, si arricchisce. Mai mollare!».  

Tom Perry, “l’alpinista scalzo”, divenuto famoso a livello internazionale per le sue salite e discese da cime importanti, anche vulcaniche, compiute rigorosamente a piedi nudi, ha posto l’accento sulla necessità di ritrovare un contatto autentico con la terra: «La mia è una provocazione, perché voglio lanciare un messaggio contro una società che va troppo veloce e pensa solo al denaro, rischiando di travolgere l'umanità. Dobbiamo tornare tutti con i piedi per terra, l'uomo deve ricominciare a vivere secondo i propri ritmi naturali».

Antonio Fantin, sei medaglie ai Campionati Mondiali di Nuoto Paralimpico di Londra 2019 con tanto di record del Mondo e qualifica per le Paralimpiadi di Tokyo 2020, è giovanissimo (18 anni) ma dimostra una maturità fuori dal comune. Colpito all'età di tre anni e mezzo da una fistola artero-venosa che gli ha provocato una compressione midollare e una paralisi degli arti inferiori, si avvicina al mondo del nuoto come forma di riabilitazione post-operatoria. Ma la passione per l’acqua non è immediata, all’inizio non ci voleva neppure entrare! Piano piano è riuscito a trovare in quell’ambiente il suo punto di ripartenza, facendo – è proprio il caso di dirlo – di necessità virtù. «Bisogna sempre dare il massimo con quello che si ha, senza pensare a ciò che manca: io penso che questa sia la chiave per vivere bene, indipendentemente da quello che succede. Bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno senza mai scoraggiarsi e affrontando tutto con sorriso e positività» è l’insegnamento prezioso che ci viene dal giovanissimo campione. Con le prime gare sono arrivati i primi trionfi, fino a salire sul tetto del mondo. Dietro ad ogni successo c’è l’amore della famiglia e il supporto di tante persone, ma soprattutto tanta determinazione, la determinazione di chi trasforma i sogni in obiettivi, i quali - dice - «sono sogni con la data».

Oltre a loro, venerdì sera, sono intervenuti Michele Chinellato, divulgatore della salute e del benessere, nonché ideatore de La Squadra della Speranza insieme a Daniele Molmenti (campione olimpico di kayak), Sergio Marcellin, psicologo e formatore, e il dott. Andrea Nardi, Specialista in Chirurgia Generale, Responsabile del Servizio di Flebologia presso l’Ospedale di Zona San Camillo Treviso, a dimostrazione che il successo è sempre un lavoro di squadra, dove conta molto nutrire il corpo, ovviamente, ma anche le emozioni e il pensiero, senza dimenticare la relazione.

Questo il valore di una squadra, La Squadra della Speranza, che, senza particolare rumore mediatico, accende ad ogni incontro un sogno, una visione, trasformando il destino di molte persone.

«Siamo convinti che ognuno abbia una medaglia d’oro nella propria vita da realizzare – afferma Michele Chinellato – e un messaggio, una frase ascoltati in un particolare momento possono cambiare la vita di almeno una persona».

«La squadra è un team di amici portatori sani di valori presenti non solo nello sport e nei campioni, ma in ogni essere umano – dice Sergio Marcellin –. Questi valori nelle persone comuni rimangono spesso silenti come le braci sotto un fuoco, ma sono pronti ad ardere nuovamente se opportunamente stimolati. Stiamo parlando della forza di realizzare gli obiettivi quando tutto vacilla, dell’andare oltre i propri limiti per un fine più grande, dell’onestà, del coraggio, dell’umiltà... e di mille altri valori che, sono certo, questi straordinari atleti e uomini sapranno donarci in futuro con il loro esempio! ».

«Lo sport e l’aspetto umano sono abbinati e inscindibili – commenta Antonio Fantin a fine serata – Spero che questo messaggio permetta a molte persone di rivalutare la propria vita, affrontando ogni ostacolo con determinazione».






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