Con il vento gentile in poppa! (Parte II)

Guido Stratta e la sua "ri-evoluzione" gentile: la gentilezza conquisterà il mondo, o per lo meno lo migliorerà.

Riprendiamo la nostra chiacchierata con Guido Stratta, Direttore del Personale del Gruppo Enel nominato 1° Imprenditore della Gentilezza in Italia: si fa pioniere di un nuovo approccio di valorizzazione del Capitale Umano, attraverso l'esercizio della leaderhip gentile.

> Per leggere la prima parte dell'intervista clicca qui: Con il vento gentile in poppa (Parte I)

Ci fai un esempio di “pratica gentile” che hai introdotto in azienda?

Ne ho portate tante! In questo momento di intensa connettività, per esempio, ho messo a sistema l’impossibilità di fissare riunioni e di mandare mail all’ora di pranzo o dopo le 18: le comunicazioni che arrivano fuori orario di lavoro vengono automaticamente inviate dal sistema all’apertura. Sembra una sciocchezza, ma il rispetto, per evitare il burn out delle persone iperconnesse, è un atto molto gentile, addirittura reso possibile con il supporto della tecnologia. Ed è stato molto apprezzato: prima veramente la gente era risucchiata in una iperconnessione tale da non capire più quando finiva di lavorare.
Un altro esempio è il Gestore del Cuore. Un gestore del personale, fuori dalla gerarchia, dedicato ai vari problemi che nella sua vita una persona può avere. Chi si rivolge a lui lo fa in forma riservata e resta anonimo. Il Gestore del Cuore ha, infatti, un codice etico in base al quale, non dice chi sta gestendo e, se lo ritiene necessario, ha diritto a dargli dei permessi che compaiono come permessi retribuiti (l’eventuale assenza viene giustificata come “decisione aziendale”). In un gruppo di lavoro grande come il mio, dove i problemi possono essere i più svariati, ho sentito proprio il bisogno di dare una risposta fuori dalla gestione ordinaria, a favore della persona, considerata nella sua interezza, non solo come persona che lavora.

Quanto è stato determinante il tuo “essere padre” nello sviluppo di questa sensibilità, attenzione agli altri?

Sicuramente tanto. Per altro non voglio dare alibi a chi non ha figli: non deve diventare uno scenario di esclusione, perché chiunque può vedere nell’altro una persona cara. Certo, per me è meraviglioso essere padre. La riflessione sulla Gentilezza nasce proprio in casa. Durante il lockdown, io facevo delle webinar: incontravo tante persone e per prima cosa chiedevo loro come stavano. Mia moglie, che è psicoterapeuta, rimane colpita da questo mio approccio, capace di dare ottimismo pur nell’incertezza del momento. Decidiamo quindi di mettere insieme i nostri saperi a favore degli altri. E, nel periodo più buio, scriviamo il libro. I nostri figli sentivano le discussioni e, con le loro età diverse, ci davano dei contributi.
È stato un atto gentile anche verso noi stessi: abbiamo vissuto il lockdown come un’occasione per stare insieme, confrontarci, condividere le paure ma anche mettere insieme le energie, e cercare di uscirne con degli insegnamenti e con degli aspetti positivi.
Però, di contro, ho visto che c’erano altri padri che non sono stati agevolati dal fatto di vivere il lockdown in famiglia. Perché il tema non è essere padre. Il tema è vedere gli altri! Quante famiglie sono un campo di guerra nonostante siano famiglie! Si tratta di costruire una relazione umana che sia costruttiva e potenziante, al di là di essere strettamente correlati alla famiglia. Vedere nell’altro qualcuno con cui condividere un viaggio.

E se pensi alla tua figura paterna di riferimento, che ruolo ha avuto?

Mio papà, giornalista, mi ha dato, diciamo così, una iniziazione umanista. Mi portava a casa giornali di tutti i tipi, perché mi formassi delle idee. Non esisteva ancora Internet, avevo la stampa e avevo le persone. Cooperazione e confronto dei saperi sono stati un po’ la mia spinta nella mia storia fin da ragazzo.
Ora, come padre, devo dire che mi sento più “materno”. A mio avviso in una famiglia ruotano tre codici. C’è il codice di far sentire tutti figli unici, che è tipico della mamma. Nella mia famiglia sono più io “materno”. Nel senso che sono uno che cerca di portare al massimo livello l’unicità della persona. Mi piace proprio entrare in una relazione unica e potenziante. Vedo sempre nell’altro il meglio. Parto dai suoi punti di forza. Poi c’è il codice di far desiderare perché non è tutto permesso, quindi dare regole e limiti, non per schiacciare ma per potenziare, e questo è tipico del papà. Da me questo codice è usato più da mia moglie. Sì io i limiti li dò, ma li dò con l’esempio e con il ragionamento. Un altro codice, che uso molto, è il codice del noi, che è tipico dei fratelli e delle sorelle: lavoro molto sul dire “non siamo da soli, ci sono anche gli altri, dobbiamo condividere spazi, creare spazi per stare insieme”.

Nel libro parli di ri-evoluzione. Cosa intendi con questo termine?

Io, a livello di passione, sarei un rivoluzionario. Poi, con umiltà, ho imparato che la rivoluzione va e viene: monti una cosa violentemente, passionalmente e rischia di regredire. Allora, nel saggio confronto con mia moglie, ho accettato, felice, l’idea che bisogna lavorare per una evoluzione. Il gioco di parole “ri-evoluzione” contiene la mia passione a fare la rivoluzione ma anche l’umiltà di farla avvenire “strutturale” in modo che sia una evoluzione, verso una relazione umana gentile, che faccia capire che la gentilezza non è debolezza e non è esclusa a nessuno; bisogna crederci, applicarla, allenarsi, sperimentarla e far fiorire una relazione umana che diventa splendida e non asimmetrica.

Tutto questo suona un po’ frastornante, come ogni novità del resto…

Molte persone di potere che lavorano con me, in effetti, sono frastornate. Io lavoro molto bene con i giovani e con le persone che erano dimenticate: le faccio rifiorire. Ma il potere vero, quello che di base io vado a sfidare con questo approccio, mi teme e mi combatte, perché sto scrivendo una pagina che li mette in crisi. Da Direttore del Personale di un gruppo di 70.000 persone, quindi da una posizione di rilievo, punto a far capire che migliora il risultato creando un ambiente gentile. Le persone non sono solo quello spicchio di arancia che tu vedi in azienda – il tornitore, il commerciale, l’addetto amministrativo – ma sono un’arancia, sono molto più complesse: hanno passioni, studiano cose, hanno saperi di prossimità nuovi; coinvolgendoli, esplode il risultato.
Manager o imprenditori abituati a un approccio asimmetrico e poco aperto al prossimo allora cercano di trovare in me il difetto o la caduta. Pensano di colpire la cultura della gentilezza colpendo me! Ma io non sto mettendo in atto un’iniziativa correlata a me – sono umano anch’io, ho mille difetti! –; introduco piuttosto qualcosa che deve avere gambe dell’essere umano!

Smessi i panni manageriali, cosa scalda il tuo cuore?

Scalda il mio cuore la mia famiglia. E scalda il mio cuore tutta l’attività marina finalizzata a coinvolgere le persone in una partecipazione motivata: mi piace tanto usare il mare per fare solidarietà. Nel 2008 ho creato un’associazione che si chiama “Il mare in tasca”, con la quale faccio girare un spettacolo (adesso via webinar) in cui si parla di mare e di sostenibilità; le persone invitate possono fare delle donazioni volontarie alla Onlus e, con il ricavato, portiamo bimbi di casa famiglia a vedere il mare per una settimana e a fare attività quali snorkel, vela. Tu non ci crederei, ma ci sono stati bambini che, pur vivendo in Italia, non avevano mai visto il mare prima! Ecco, questo mi scalda il cuore.

Qualche mese dopo la nostra chiacchiera, è nata lAccademia della Gentilezza, un progetto ideato dal dott. Stratta, insieme ad altri professionisti, allo scopo di promuovere la gentilezza nel sistema Paese e creare così un modello equilibrato e sostenibile di sviluppo delle persone, della cultura e della economia. L’Accademia nasce “perché l’umanità – si legge sul sito – è l’ultimo vantaggio competitivo, perché la terra è finita, abbiamo esplorato quasi tutto, ora dobbiamo esplorare la relazione umana. Dobbiamo aprire un varco nel tempo dell’egoismo. Andare verso il futuro disintossicati da iperattività, individualismo e delirio di onnipotenza. Esercitare la nostra libertà in relazione al rispetto degli altri e non come mero arbitrio”. L’Accademia della Gentilezza offre percorsi culturali e formativi. Per maggiori informazioni: (+39)329-6179700 / guidostratta@gmail.com






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