Conclusa la missione di Andrea Gaggia e Marco Dal Mas nel Sahara

Cammelli e fennec, campi tendati sotto cieli stellati, dune di sabbia, e, soprattutto, il sorriso di tanti bambini incrociati nei campi nomadi. Questi i ricordi di un’avventura che va a braccetto con la solidarietà.

Orientarsi nel deserto non è facile, si sa, ma può essere un’avventura entusiasmante. Ci hanno provato Andrea Gaggia e Marco Dal Mas (team "Snotol dea Panda") a bordo della loro mitica Panda 4x4 del 1988, acquistata nel 2017 e rielaborata per sfidare le dune di sabbia del deserto. Sono appena tornati dal Sahara Racing Cup, il raid di orientamento nel deserto tunisino alla sua prima edizione, classificandosi terzi nella categoria prototipi. Si tratta di una gara sperimentale che in qualche modo apre memorie passate di percorsi scanditi da bussola, cartine e goniometri. «Non è una gara di velocità, ma di regolarità – spiega Andrea Gaggia –, dove non vince chi arriva primo ma chi raggiunge con maggior precisione i punti segnati sul roadbook, insomma chi meglio riesce a orientarsi su pista libera con bussola e trip master». Se l’anno scorso al rientro dal Panda Raid in Marocco ci è sembrato molto provato, stavolta è raggiante, ce lo conferma lui stesso: «È stato molto divertente: trasferimenti più agevoli, tappe più corte, pochi intoppi e la comodità di dormire in tende attrezzate; la macchina andava più forte perché avevamo preparato il motore e, su un deserto con tanta sabbia come quello tunisino, non potevamo che divertirci!».  

Ma l’aspetto più interessante di questa gara è da rinvenire senz’altro sul fronte della solidarietà, che Andrea e Marco hanno contribuito ad arricchire d’iniziativa propria. Ai 30 chilogrammi di materiale scolastico in dotazione di ciascun equipaggio consegnati all’orfanotrofio VILLAGE D’ENFANTS SOS, i due piloti hanno aggiunto 30 scatoloni di indumenti e di beni di prima necessità destinati ai campi nomadi che sono presenti lungo il tracciato. «La raccolta è stata effettuata dalla mia compagna, Samantha, insieme ad altre mamme della Scuola dell’Infanzia e Nido “Santa Maria Goretti” di Bagnolo. Abbiamo mandato in Tunisia un camion con tutti questi scatoloni due giorni prima della nostra partenza, e questo camion poi ci ha seguito di campo base in campo base lungo tutto il percorso; da lì noi caricavamo gli scatoloni per portarli nei campi nomadi che la guida ci segnalava ad ogni tappa. Indescrivibile la gioia delle popolazioni nomadi nel ricevere questo materiale: è proprio vero, quello che noi non usiamo più e vogliamo buttare via, può essere bene essenziale e vera felicità per altri».  

Circa 3000 i chilometri macinati dentro paesaggi spettacolari in cui non manca occasione d’incontrare cammelli e fennec. «La Tunisia ci è parso un posto bellissimo da visitare, e sicuro: mai avuta la percezione del pericolo; la popolazione ci ha accolto con grande disponibilità». Forte lo spirito di collaborazione tra i concorrenti, pronti di giorno a tirarsi reciprocamente fuori dai “guai” e di notte a godersi insieme la cena nei tipici campi attrezzati sotto un cielo stellato, raro ai nostri occhi. L’amicizia è una nota caratteristica di questi raid: «Siamo molto contenti di aver rincontrato i nostri amici siciliani, che abbiamo conosciuto l’anno scorso in Marocco; è stato bello condividere un altro tracciato, un’altra avventura».

E, al termine di ogni missione che si rispetti, i doverosi e sentiti ringraziamenti: «Ringrazio in modo particolare il nostro preparatore Remo Antoniazzi di AR Motorsport e Raphael Turi dell’autofficina KR Racing che ci ha aiutato a potenziare il motore; e ancora, Federico Didonè, ideatore della gara, e Luca Mazzer di Dema Pubblicità, sempre disponibile per la decorazione del mezzo».

L’arrivederci è al 2020: «Ci torneremo – assicura Gaggia –. Io come titolare di Tengo Cuore Italiano continuerò a contribuire come sponsor alla gara. Quest’anno gli equipaggi erano 35, speriamo di salire a 100, e, soprattutto, speriamo di vincere!»






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