Correre sta a Sport come Maratona con il Gruppo Sma sta a Vita

Ho sempre pensato che la maratona per uno sportivo non professionista sia, in fondo, il grande sogno e il grande obiettivo. Poi ne provi una, pensando che sia la tua maratona e ti ritrovi a riprogrammarne almeno una all’anno perché tanta è l’emozione e la soddisfazione che si prova a tagliare il traguardo. Traguardo dei propri limiti, ma anche superamento dei propri limiti con la costanza negli allenamenti, con la ricerca di nuovi percorsi, nuove strade, nuove emozioni. 
Emozioni che nella mia recente esperienza da “maratoneta in erba” hanno raggiunto l’apice nella 33esima edizione della VENICE MARATHON in compagnia degli amici del GRUPPO SMA. Si tratta di un’associazione nata per lottare contro l’Atrofia Muscolare Spinale che colpisce purtroppo soprattutto i bambini. Grazie ad un amico triatleta ho conosciuto questo affiatato Gruppo e il suo fondatore Alessandro, e assieme a circa una ventina di runners abbiamo programmato di correre la Maratona di Venezia e di accompagnare al traguardo alcuni amici speciali: Veronica, Federica e Valentina. Veronica e la figlia Federica sono affette da distrofia muscolare e la piccola Valentina, invece, è affetta dalla sindrome di Cornelia De Lange, una malattia tanto rara quanto crudele. L’obiettivo nostro, del Gruppo SMA allargato con la presenza del papà di Valentina, dell’amico Marco per l’associazione RUNFOREMMA e di Daniela per l’associazione IL SORRISO DI GIOVANNI, era principalmente quello di portare le coraggiose e speciali “portabandiera” al traguardo, ma soprattutto di portare all’attenzione di tutti, sportivi e simpatizzanti, queste strane forme di disabilità, affinché possano essere sempre meno difficile da sopportare e sempre più conosciute e studiate. 
Qualche giorno (se non anche settimana) prima monitoravamo il meteo: dopo mesi di siccità, il giorno della maratona erano previsti nubifragi; ma senza scoraggiarci: pensavamo che sarebbe stato comunque tanto l’entusiasmo, la carica di energia, le nostre magliette gialle fluo e i palloncini gialli avrebbero avuto il sole disegnato… Alla partenza, come per magia, le nuvole nere e le piogge insistenti di qualche mezz’ora prima hanno lasciato lo spazio ad un timido raggio di sole. E così è iniziata la nostra festa, il nostro correre, il nostro sport preferito, ma con un’unità di misura in più: tenevamo conto sì dei chilometri ma nessuno di noi guardava più al tempo, piuttosto si puntava a cantare, urlare, ripetere jingle, divertirci insieme e sorridere. E in questo i nostri portabandiera speciali, Veronica in particolare, donna forte e coraggiosa, non ci permetteva di “distrarci”: come ogni presidente che si rispetti incitava il suo team e portava energia. Così passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, coro dopo corro, con il gruppo della Sma a Venezia si è arrivati! C’era perfino qualcuno che si dilettava nel raccontare barzellette. Fino al ponte della Libertà… 
Come nella vita, ogni maratona ha il suo “muro”, il momento in cui si presentano delle difficoltà, degli ostacoli che sembrano insuperabili, e il ponte che ci collegava a Venezia, domenica 28 ottobre si presentava proprio ostile. Cominciava a piovere, sempre più insistentemente, con il vento contro a frenarci, le nostre eroine in sedia a rotelle, rischiavano di prendere freddo oltre che a bagnarsi. Anche in questo caso l’unione ha fatto la forza: i maratoneti più tosti si sono posizionati davanti a fronteggiare la burrasca e subito dietro le carrozzine con le nostre eroine, così che potessero avere un po’ di scudo, così da far capire anche al meteo che non ci avrebbe fermato. Il lunghissimo ponte della libertà però non era l’unico ostacolo che la maratona, come la vita, ti presenta e così, dopo circa 38 km di corsa, il freddo della pioggia e del vento, eccoci la nostra desiderata Venezia sommersa dall’acqua alta. Le carrozzine facevano fatica ad avanzare nei 10 a volte 20 cm d’acqua, così, senza nemmeno pensarci, Veronica e Federica si sono alzate in piedi aiutate dai loro accompagnatori: sprezzanti del pericolo e orgogliose di essere a 4 km dall’arrivo, si sono trascinate un po’ a piedi un po’ in carrozzina verso il traguardo… Non dimenticherò mai la frase di Veronica che con determinazione si è rivolta alle assistenti della protezione civile che all’ingresso di Venezia cercavano di spiegarci che altre carrozzine avevano fatto marcia indietro: “io vado a prendermi la medaglia”! 
Come non dimenticherò mai la premurosa e coraggiosa decisone di Vincenzo, papà di Valentina, di prenderla in braccio, ben coperta e accovacciata per accompagnarla al traguardo, dove mamma Romina l’aspettava in lacrime per abbracciarla e sostenerla.
La medaglia a Veronica, Federica e a Manuel, compagno di Veronica che ci ha seguiti e supportati in diretta da casa per problemi di salute, e i loro sorrisi hanno riempito i nostri cuori; il sostegno e le foto di Alessandro, fondatore dell’associazione e papà di Carletto, carismatico bimbo affetto da SMA ci hanno supportati dall’organizzazione alle varie tappe della maratona, così come le lacrime di mamma Romina e l’abbraccio assieme al papà Vincenzo ci hanno donato una carica di emozioni che porteremo con noi per sempre, nel nostro piccolo mondo, nella nostra vita. 
Obiettivo raggiunto: noi puntavamo a portare con le nostre gambe e il nostro sudore queste persone speciali al traguardo, Venezia; in realtà sono loro che, con umiltà, forza, sorrisi ed esperienza che solo la quotidiana lotta contro la malattia può dare, hanno portato noi alla partenza, alla partenza di un’esperienza carica di emozioni, alla consapevolezza che insieme si può fare di più, al suono del motto condiviso #maichinareilcapo. 
L’esperienza della maratona è un’esperienza importante per uno sportivo, ma l’esperienza di una maratona con il Gruppo SMA è un’esperienza di VITA indescrivibilmente unica. Grazie amici Speciali!

Sonia Parolin






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