Da Vazzola all'isola giapponese di Okinawa

Manon e la sua esperienza nel Paese del Sol Levante

Festa a Vazzola in casa Santin a fine luglio 2020 per la 25enne Manon, che, tra le mura domestiche, in videoconferenza, davanti alla commissione composta dai professori Andrea Revelant e Patrick Heinrich dell'Università Ca' Foscari di Venezia, si è laureata con il punteggio di 108 in Lingue, Economie e Istituzioni del Giappone. La tesi, discussa in giapponese e in italiano, aveva come titolo "L'Okinawa mondai: dalla discriminazione storica degli okinawani ai loro moderni problemi sociali ed economici". 

Selezionata per un tirocinio formativo, a fine ottobre 2018 Manon era partita insieme ad altre tre colleghe cafoscarine alla volta del Giappone. Dopo qualche giorno passato a Tokyo, si è trasferita a Naha, il capoluogo della prefettura di Okinawa, situata nel sud del Giappone. Lì, ha lavorato come receptionist presso un albergo della nota catena Toyoko Inn fino ad aprile 2019, alloggiando prima in un appartamento e poi in una share-house. 

Ora, libera dagli impegni scolastici e rilassata per il superamento dell'esame finale, vuole condividere con noi la sua esperienza.

Manon perché hai scelto per i tuoi studi la lingua giapponese?

Sono nata in Francia e mi sono trasferita in Italia all'età di 8 anni, quindi fin da quando sono bambina parlo perfettamente sia il francese che l'italiano. Questo bilinguismo ha creato in me una forte passione e curiosità per le lingue e culture straniere. Al momento di scegliere l'indirizzo universitario, ho assistito a varie porte aperte, rimanendo colpita dal giapponese, pur non avendolo mai sentito prima di allora. Ho così scelto di iniziare a studiarlo, nella speranza che mi avrebbe dato allettanti prospettive lavorative. 

Cosa ti ha spinto per la tua tesi ad interessarti all'argomento della discriminazione sociale all'interno della società nipponica?

Essendomi innamorata dell'isola di Okinawa, volevo che fosse l'argomento della mia tesi. Così, ho iniziato a documentarmi sulla presenza di basi militari americane sull'arcipelago ampliando man mano la mia visione, fino a scoprire il grave problema della discriminazione sociale attuata dai giapponesi nei confronti dei cittadini di Okinawa. 
Per via del suo difficile trascorso storico, l'attuale situazione della prefettura di Okinawa è assai complessa. Gli americani infatti hanno iniziato a costruire varie basi militari durante la Seconda Guerra Mondiale intensificandone la costruzione dopo la conclusione della guerra quando hanno avuto il controllo amministrativo di Okinawa vale a dire dal 1945 al 1972. L'isola ospita circa il 70% delle basi militari americane presenti sul suolo giapponese, ha l'economia più povera di tutto il Giappone, il suo tasso di disoccupazione è doppio rispetto a quello nazionale.

Quali sono state le emozioni più forti della tua permanenza nel Paese del Sol Levante?

Nell'arco dei sei mesi della mia permanenza a Okinawa ho provato tante emozioni diverse, ma le più forti sono state senza dubbio la gioia, il senso perpetuo di scoperta, la soddisfazione per i nuovi traguardi raggiunti, l'ammirazione per la bellezza del territorio e il profondo affetto per le persone che mi circondavano. 

Quale è stata la difficoltà maggiore della tua permanenza di 6 mesi?

All'inizio è stato certamente difficile adattarsi ad una nuova cultura, totalmente opposta a quella italiana, dal modo di lavorare ai rapporti interpersonali. Da novembre a gennaio ho vissuto a Naha da sola in un appartamento al secondo ed ultimo piano di una palazzina; non c'erano molti mobili, ma era abbastanza spazioso e vicino al lavoro. Poi, da febbraio a fine aprile ho abitato in una share-house con bagno, salotto, cucina e sala da pranzo in comune. La mia stanza era singola e molto spaziosa. La difficoltà maggiore, tuttavia, è stata lavorare su me stessa ed ottenere fiducia nelle mie capacità. Le due cose che mi sono mancate di più sono state la pizza e l'affetto del mio ragazzo.

Dimmi un aspetto che hai adorato dei giapponesi!

Ho adorato il loro senso civico e il rispetto altrui. Pur non essendovi cestini in giro per la città, non mi è capitato di vedere cartacce o spazzatura a terra. Inoltre, nei mezzi di trasporto non è ben visto parlare né telefonare. Può sembrare eccessivo, ma in verità molto gradevole godersi un po' di silenzio sui mezzi pubblici. Della cucina locale ho adorato i cosiddetti "Okinawa soba" e i "Soki soba", due piatti a base di brodo, soba (noodles di grano) e carne di maiale. 

Cosa invece non ti è piaciuto?

Come ho detto prima, la cultura nipponica è totalmente diversa dalla nostra. Personalmente, non mi è piaciuto il fatto che i giapponesi, per non sembrare scortesi, non dicano mai di "no", oltre al fatto che non esprimano praticamente mai le loro reali emozioni.

La religione è importante nella vita giapponese?

Sì, è importante. Il Giappone adotta la libertà religiosa nella sua costituzione. Per i giapponesi la religione è un fatto assolutamente privato ed appartenente alla sfera personale dell'individuo e non deve in nessun modo interferire nella sfera pubblica o causare qualsiasi turbamento nella vita delle persone. Per quel che ho potuto cogliere io, la sua manifestazione principale riguarda il rispetto della natura, secondo la religione shintoista, di matrice animista. In altre parole, si pensa che gli elementi della natura ospitino varie divinità (la montagna, il riso, l'acqua), che vanno pertanto rispettate.

Cosa ha significato per te questa esperienza asiatica?

Questa esperienza è stata la realizzazione di un sogno. Dopo quattro anni di studio della lingua giapponese, ho finalmente avuto l'opportunità che aspettavo da tanto, ovvero vivere in Giappone per mettere in pratica le mie conoscenze. Grazie ai sei mesi passati a Okinawa ho finalmente preso coscienza delle mie capacità e sono cresciuta molto, sia personalmente che professionalmente. 

Manon com'eri prima di partire e come sei ora?

Prima di partire ero un po' insicura, ma grazie a questa esperienza ho capito che sono capace di tenere un discorso con dei madrelingua giapponesi, ma soprattutto che posso cavarmela senza problemi anche lontanissima da casa. Inoltre, adesso ho la tendenza ad annuire spesso mentre ascolto qualcuno parlare, per dimostrare il mio interesse per le sue parole. 

Qual è la colonna sonora che ti ricorda il tuo viaggio?

Ci sono varie canzoni di Okinawa che ascolto con piacere nei momenti di nostalgia. Tra queste, amo in particolar modo quelle del gruppo "Begin" e della cantante Natsukawa Rimi. 

Per avvicinarci alla cultura giapponese quale libro ci consiglieresti di leggere?

Non ho letto molti libri a riguardo perché preferisco un altro genere di letteratura. Tuttavia, un libro che mi sento di consigliare è "Wa" di Laura Imai Messina, perché tocca diversi aspetti della cultura nipponica. 

Con la laurea Magistrale in Lingue Orientali quali sono le tue aspirazioni, i tuoi sogni e desideri?

Mi piacerebbe molto, un giorno, tornare a Okinawa come turista, per visitare tutti i luoghi che purtroppo non sono riuscita a vedere e fare visita ai miei colleghi. Naturalmente, la mia aspirazione più grande è quella di sviluppare il mio percorso lavorativo utilizzando la mia conoscenza del giapponese. In particolar modo, il mio sogno sarebbe quello di creare percorsi turistici ad hoc per turisti giapponesi e accompagnarli alla scoperta del nostro territorio. In effetti, purtroppo, al momento, il rapporto con il mercato nipponico non è molto sviluppato, ma penso che per il Veneto sarebbe una grande opportunità da tenere in considerazione, soprattutto con il recente ingresso delle colline del prosecco nel Patrimonio Unesco. 

Grazie Manon per la tua disponibilità e per questi ragguagli che ci apriranno nuovi orizzonti  verso il paese del sol levante. Al posto di stringerti la mano ti saluto alla giapponese facendo un inchino e dicendoti: Jya ne!    

 

Intervista di Adriano Armellin.

Foto su concessione di Manon Berthelier.

 

 

 






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