Esperienze

15 Mar 2018


Dal Kenya all’Italia: Kuki Gallmann, «il mondo che vorrei»...

Insignita del Premio Honoris Causa nell’ambito del prestigioso concorso letterario Gambrinus "Giuseppe Mazzotti" per il suo impegno ambientalista in Kenya, la scrittrice di origine trevigiana che vive ormai da quarant’anni nella Conservancy di Ol Ari Nyiro (Kenya) sarà protagonista di un incontro pubblico sabato 24 marzo alle 17.00 al Parco Gambrinus di San Polo di Piave.

Kuki Gallmann, scrittrice conosciuta in tutto il mondo per il best seller “Sognavo l’Africa”, divenuto un film di Hugues Hudson con Kim Basinger e Vincent Perez (“Sognando l’Africa”, 1998), e instancabile ambientalista che da quarant’anni si batte per difendere l'habitat di Ol Ari Nyiro, l’angolo di in Kenya in cui vive, e le specie animali che lo abitano, sarà in Italia, al Parco Gambrinus di San Polo di Piave (Treviso), sabato 24 marzo alle 17.00, ospite del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”.

La Gallmann, che è originaria di Treviso, lo scorso novembre è stata insignita a San Polo di Piave del Premio Honoris Causa nell’ambito del prestigioso riconoscimento dedicato a Giuseppe Mazzotti, intellettuale che si spese per la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale della sua terra (ricordato anche come “il salvatore” delle ville venete) e che fu grande amico del padre di Kuki, lo scrittore e alpinista Cino Boccazzi.

Kuki Gallmann lasciò Treviso all’inizio degli anni Settanta per seguire il marito Paolo Gallmann, esperto di agraria, in Kenya, luogo in cui scelse di trascorrere la propria vita e combattere la propria battaglia di sostenibilità e di conservazione dell'ambiente pensando alle generazioni future.

Il grande pubblico la conobbe, in anni più recenti rispetto a Karen Blixen, per un libro altrettanto meraviglioso sul Kenya, “Sognavo l’Africa”. Gallmann è autrice anche di “Notti africane”, “Il colore del vento”, “Elefanti in giardino” e “La notte da leoni” e attraverso la scrittura veicola la lotta intrapresa per garantire la sopravvivenza di specie animali e vegetali autoctone, per lo più in via di estinzione.

A metà degli anni Ottanta, infatti, la scrittrice diede vita alla Gallmann Memorial Foundation, con lo scopo di proteggere l’ambiente naturale, rispettare e conservare le tradizioni locali, alla ricerca di un equilibrio armonioso con le tecniche agrarie innovative.

Sede della Gallmann Memorial Foundation è la tenuta di Ol Ari Nyiro, un ranch enorme, quattrocento chilometri quadrati nella contea di Laikipia: si tratta di un’oasi di biodiversità e un polmone verde incontaminato in un’Africa sempre più cementificata, dove crescono moltissime varietà di piante, vivono più di 470 specie di uccelli e molti altri animali, come leoni, scimmie ed elefanti.

La Gallmann lo scorso aprile è stata ferita gravemente da tre colpi di arma da fuoco nel suo ranch mentre lo stava pattugliando insieme al suo autista: è stata raggiunta da un proiettile sparato, si suppone, da alcuni pastori che hanno invaso la tenuta in cerca di pascoli per i loro animali, colpiti duramente da un periodo di siccità.

La conservazione dell’ambiente naturale da un lato e la sopravvivenza della gente dall’altro, due priorità non facili da conciliare: «Il cambiamento climatico responsabile di siccità, carestie e inondazioni, – spiega Gallmann – è dovuto alla distruzione delle foreste e dell’ambiente naturale e all’inquinamento, provocati dall’eccesso di bestiame oltre alla carryng capacity del pascolo disponibile». Per ristabilire un equilibrio, a suo parere, è dunque necessario prima di tutto tutelare flora e fauna autoctone: da esse dipende anche la sopravvivenza dell’uomo.

Kuki Gallmann sabato 24 marzo a San Polo di Piave parlerà della sua eccezionale esistenza, delle sue convinzioni e della sua battaglia ambientalista, del mondo che vorrebbe poter consegnare alle nuove generazioni. Ma il ritorno alla sua terra natia le consentirà anche di lasciarsi andare ai ricordi e ritrovare gli insegnamenti del padre e delle personalità che costituivano “la piccola Atene” trevigiana e che frequentavano la sua casa, tra questi Giuseppe Mazzotti. Il ponte tra passato, presente e futuro è rappresentato dal suo ultimo libro, di prossima uscita, del quale darà qualche anticipazione. Sarà l’occasione, inoltre, per ritirare il Premio Honoris Causa conferitole lo scorso novembre dal Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”.

La scrittrice e ambientalista dialogherà con Franca Tiberto, giornalista e già membro della giuria del Premio.

Per informazioni, Segreteria del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”: tel. 0422 855609 – fax 0422 802070; e-mail message@premiomazzotti.it; www.premiomazzotti.it






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