Daniele Cesconetto: biografia di un ultrarunner

Conosciamo meglio l’atleta che sta tentando il Guinness per La Via di Natale onlus

Daniele Cesconetto è nato a Oderzo (TV) l’8 giugno 1977 e risiede a Cordignano (TV). E' noto soprattutto per le sue Ultramaratone e per le corse in gruppo, che uniscono la beneficenza di appassionati alle sue prestazioni fisiche inesauribili.

Eppure fino ai 18 anni Cesconetto giocava a calcio. Difensore di grinta spiccata, ha disputato qualche partita in prima squadra con la Gemeaz San Polo, prima di partire per il servizio militare, il 13 giugno 1997: tre mesi di CAR a Fossano, in Piemonte, presso la Scuola Addestramento dei Carabinieri, e poi servizio all'aeroporto militare di Padova; è in quel periodo che si avvicina alla corsa e non la molla più. Mentre molti Carabinieri, la sera, finito il turno, tornavano a casa dalle loro famiglie, Daniele e un altro militare di leva, Andrea Cecchetto, originario di Montebelluna, vivevano in caserma. La prima volta escono a correre per ingannare la noia. Ma subito Daniele scopre di aver trovato quello che da tempo stava cercando, quella sensazione di vento tra i capelli

Dopo il congedo, Daniele continua a correre. Vicino alla sua casa di San Polo di Piave c'era un vigneto, contornato da un perimetro di forma quadrata di un chilometro esatto: era la sua pista. Di lì a poco, scopre che, la domenica, in vari paesi venivano organizzate delle marce non competitive, e poi scopre le Maratone non competitive. Nell’aprile del 1999 corre la sua prima Maratona non competitiva, a Porcia, in Friuli Venezia Giulia, arrivando al traguardo dilaniato, nel corpo e nello spirito. Eppure prosegue. A maggio di quell'anno corre un'altra Maratona non competitiva, la Colfranculana, a giugno quella del Montegrappa. Il 26 settembre dello stesso anno partecipa alla sua prima Maratona competitiva - la Maratona di Cortina, arrivando sulla linea del traguardo in 2 ore e 57', sogno di molti maratoneti.

A lui correre viene facile, naturale. Non guarda l'orologio, non ha nessun riferimento preciso: solo le scarpe ai piedi e una strada da correre, seguendo l'istinto.

Dall’agosto del 1999, Daniele inizia ad annotate su agende e calendari tutti i chilometri percorsi: ad oggi 70mila.

Non potendo più rinunciare alla corsa, Daniele cerca un lavoro che gli consenta di avere tempo per correre, ovvero un tempo tutto suo.

Dopo altre Maratone, come quella di Carpi e la Venice Marathon, il 25 aprile 2001 Cesconetto corre la 50 chilometri di Romagna, a Castelbolognese; era la prima volta che andava oltre la distanza della Maratona. Poi arriva il momento del primo Passatore, la sfida leggendaria per tutti gli ultrarunner: 100 chilometri da Faenza a Firenze. Daniele corre molto bene i primi 70 chilometri, poi prosegue fino a non avere più sensibilità, fermandosi ad ogni aiuola per respirare... ma arriva alla fine in 11 ore e 47. Da allora, Daniele ha corso il Passatore per otto volte (l’ultima nel 2011).

Nel 2002 arriva la convocazione in maglia azzurra ai Campionati europei di 100 chilometri in Olanda. Cesconetto conclude la prova 7 ore e 31’, con delle Diadora, categoria A2 (quelle da corridore leggero e veloce, per brevi distanze).

Nel 2003 Daniele scopre una nuova sfida: il deserto, dove c’è solo sabbia e silenzio. Così, affronta la Libia Desert Marathon: 4 Maratone in 4 giorni. Soddisfatto dell’esperienza, l’anno successivo, affronta anche la Marathon des Sables in Marocco.

Tra il 2005 e il 2010 Daniele corre la maggior parte delle sue Maratone su strada, ponendosi l’obiettivo di continuare ad andare sotto le tre ore. 270 le Maratone (ed UltraMaratone) corse. 68 le Maratone concluse in meno di tre ore.

Tra tutte, una corsa in particolare gli cambia la vita: i 70 chilometri dell'Antico Troi degli Sciamani, dentro la foresta del Cansiglio. Lì conosce Valeria, da allora sua compagna di corsa e di vita.

Consolidato l’obiettivo sulla distanza della Maratona, Daniele inizia a concentrarsi sulle Ultramaratone, dove il tempo non conta: conta solo arrivare e correre con la mente libera, e correre diventa un viaggio, una scoperta continua.

Nel 2007 partecipa all’Ultratrail attorno al Monte Bianco, nel 2008 corre la Nove Colli, ancora il Monte Bianco e lo Spartathlon, in Grecia, un'impresa epica.

Nel 2011 i Sei giorni, in Francia: un anello di un chilometro, da compiere quante più volte possibile in sei giorni consecutivi.

Nel maggio 2015 corre la prima Maratona su tapis roulant, perché il tapis roulant era l'unica superficie sulla quale non aveva mai corso. Incontra l'associazione XI di Marca e iniziano gli eventi per raccogliere fondi per associazioni e progetti benefici.

A settembre 2015 affronta la prima 100 km sul tapis, per l'associazione Art4Sport, che si ispira alla campionessa paraolimpica di scherma Bebe Vio.

Il resto Daniele Cesconetto lo sta scrivendo ora, con coraggio e determinazione. La nuova sfida - tra sport e solidarietà - si chiama Joy Club 6060, una prova di corsa totale e dirompente, tanto da coincidere con il tentativo di stabilire il nuovo Guinness World Record del numero di Maratone corse in giorni consecutivi su tapis roulant, per un totale di 2.531,7 chilometri. Ma l’idea non è nata tanto per stabilire un record, quanto piuttosto per cercare di fare del bene, di corsa. Le offerte raccolte durante Joy Club 6060 saranno interamente devolute alle attività dell’Associazione La Via di Natale onlus, che assiste i malati in cura presso il Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano (Pordenone) e i loro familiari.

Per continuare a correre sono necessari stimoli sempre nuovi, anche se io mi diverto ancora come le prime volte. Tutti i chilometri che ho corso e corro sono solo numeri: sono solamente la conseguenza del fatto che a me piaccia correre. Quando gli stimoli combaciano con incontri così forti e progetti così importanti, sento che bisogna abbracciarli subito. Senza la corsa sarei un'altra persona. Sarà che quando corro sto bene e sono fortunato a non aver mai avuto grossi infortuni. Credo che lo sport sia un maestro di vita, a tutti i livelli, non importano molto risultati o prestazioni. E poter aiutare con la mia corsa persone meno fortunate è uno stimolo potente, che mi suggerisce di proseguire su questa strada

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