Daniele Cesconetto e Moreno Pesce: che cos'è l'impossibile?

Una storia molto particolare, tra le tante che animano Joy Club 6060, il viaggio di Daniele Cesconetto, che sabato 11 febbraio ha corso la sua 35esima Maratona su tapis roulant, in altrettanti giorni (dall'8 gennaio scorso), per raccogliere fondi per la Via di Natale ONLUS di Aviano (PN).

Sabato scorso, tra i compagni di viaggio di Daniele c'è stato Moreno Pesce, che ha corso 6 chilometri in un'ora sul tapis. E fino a qui nulla di particolare. «Una prestazione davvero normale», ride Moreno. 

Però, il 41enne originario della provincia di Venezia, ma trapiantato ad Auronzo di Cadore, quando aveva 21 anni, ha avuto un terribile incidente in moto, proprio sulle strade del Cadore. E ha dovuto subire l'amputazione della gamba sinistra, dal ginocchio in giù.

Moreno non si è mai perso d'animo, ha iniziato a vedere la quotidianità in modo completamente diverso da prima. E ha iniziato a vivere la montagna prima esplorando a passo lento i sentieri del Veneto e del Trentino Alto Adige, poi addirittura correndo. Sarà impossibile da un punto di vista logico, ma Moreno Pesce pratica la corsa vertical e il trail

Ed è salito per la prima volta sul tapis per provare a spostare un altro limite.

Moreno, perché ha deciso di correre con Daniele durante Joy Club 6060?

Daniele mi aveva parlato dell’impresa da tanto e via social la seguo dall’inizio. Lo sento spesso per sapere come sta e condivido totalmente la finalità di questo suo magnifico viaggio. Avevo voglia di partecipare, ma avevo anche mille dubbi: non ero mai salito in vita mia su un tapis roulant, nemmeno prima dell’incidente e avevo paura di perdere l’equilibrio. Daniele mi ha convinto dicendomi più volte "Ma arrampichi e corri in montagna e pensi di non riuscire a muoverti su un tapis al caldo? E se cadi ti rialzi", che è una frase che racchiude tutto di Daniele. Mi ha fatto molto ridere e ho deciso di provarci. In fondo, per spostare un limite non serve scalare le montagne, basta provare a superare le proprie paure naturali.

E come è andata?

Mi sono divertito un casino! È una delle molte cose che in questi venti anni senza un pezzo di gamba ero certo di non poter fare, e invece poi ho fatto. A dire il vero, da quando non ho più la gamba intera, molte delle cose che ho fatto nemmeno le immaginavo prima dell’incidente. 

La protesi come ha reagito?

La protesi che ho utilizzato è composta di tre leghe: carbonio, titanio e alluminio nello snodo meccanico al posto del ginocchio. E ha la linguetta, che mi fa da piede, più larga rispetto a quella che utilizzo di solito, per maggiore stabilità. Durante la corsa non ho avuto problemi e ho scherzato con Daniele e con Deborah, una ragazza che stava correndo l’intera Maratona con lui. Quando sono sceso ho avuto la tipica sensazione di labirinto che hanno molti quando provano per la prima volta il tapis. Poi mi sono accorto che lo snodo meccanico di alluminio si è surriscaldato, credo per l’attrito prolungato, nelle corse in montagna non mi era mai successo. Utile esperienza anche da questo punto di vista, che analizzeremo con il costruttore per lo sviluppo delle nuove protesi.

Come ha iniziato a correre in montagna?

Nel 2010 in Val di Fassa. In luglio ero stato lì con la mia compagna Antonella e nostra figlia Elisa. Con alcuni amici abbiamo percorso tutti i sentieri turistici, uno mi aveva colpito particolarmente. Ho saputo che in settembre ci sarebbe stata una corsa di vertical e, sempre spinto da un amico, ho deciso di provare. Non mi sono più fermato. Adesso il mio obiettivo è preparare la risalita alla torre centrale delle Tre Cime di Lavaredo e mi sto preparando per questo. Io mi alleno molto nel nuoto, almeno due volte a settimana, e faccio un’uscita in montagna, spesso risalendo al contrario le piste da sci.

Cosa è per lei "gara"?

La mia esperienza sportiva mi ha fatto sviluppare un concetto di "gara" che non è contro qualcuno. È verso me stesso. Quando salgo un dislivello di 900 metri, e mi aiuto con le stampelle, i primi arrivano un’ora prima di me, quindi non c’è gara agonistica. Però io mi diverto, perché incontro tante persone, ci scambiamo esperienze e impressioni sulla vita e davvero la salita diventa una metafora. Non necessariamente qualcosa di faticoso e duro, piuttosto un viaggio insieme.

Un pensiero alla Nazionale?

Ci sarebbe la possibilità, e tra qualche settimana affronterò una prova a Kitzbuel in Austria. Però credo sia più importante fare il papà.

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Verso Lisbona a bordo tapis 

Dopo ogni Maratona, Daniele pubblica sulla sua pagina Facebook alcune foto della giornata di corsa, un pensiero dei pazienti del CRO di Aviano, raccolti nel libro "Continueranno a fiorire stagioni", e calcola sulla cartina geografica l’ideale meta raggiunta, chilometro dopo chilometro, nell’ipotetico tragitto tra il Joy Club di San Vendemiano e Lisbona. Dopo la Maratona di sabato, Joy Club 6060 sta attraversando la Spagna, tra Barcellona e Valencia. 

Il vero traguardo non è quello sportivo

Ricordiamo che l’obiettivo reale di Joy Club 6060 non è il record, ma raccogliere fondi per le attività dell'Associazione Via di Natale ONLUS, che assiste i malati in cura presso il Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano (Pordenone) e i loro familiari. Questo è il traguardo reale, se il record arriverà sarà una soddisfazione sportiva in più.






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