Giovani sulle orme del Santo

Fare vuoto per sentirsi pieni
Per le strade del mondo, dove trovo chi sono?
Dentro tanto rumore, chi ascolto? 

Quando tutto ha un prezzo, cos’ha valore?

È con queste (anche inconsapevoli) domande nel cuore che alcuni giovani di 1a e 2a superiore della parrocchia di San Vendemiano, con don Marco e animatori, si sono messi in cammino, aderendo a un’iniziativa dal nome suggestivo “Padovagando”: un camposcuola di cinque giorni a Camposampiero, e poi 23 chilometri a piedi per raggiungere il Santo, passando per il Santuario dell’Arcella, dove Antonio è morto.

In cammino sulle orme di Sant’Antonio per scoprire che… la santità ci riguarda! Intuire il dono che siamo, e fiorire. Santi non vuol dire perfetti. Vuol dire accogliere quella Parola che sola rende buono – propriamente bonifica – il nostro terreno. E ci libera. Dall’ansia di prestazione, dall’affanno del far da sé, dalla rincorsa alle cose, dallo sguardo che giudica, dalle contraddizioni del mondo… Fare “vuoto”, e sentire che il vuoto ci parla… È una Parola viva, che vibra dentro il nostro quotidiano, lo purifica. È allora che si sollevano dal cuore le domande più profonde, e capiamo che in gioco c’è la nostra felicità, il nostro vero bene. La nostra chiamata alla santità. Qual è il mio posto nel mondo? Ma io valgo? Quanto valgo? Come uso il mio tempo? Ci sono per gli altri?

Attorno a un fuoco caldissimo, sotto un cielo acceso di stelle, abbiam gettato tormenti e affanni, ci siamo confidati gli uni con gli altri, e ci siamo sentiti davvero fratelli, stretti in un abbraccio d’Amore infinito.

Dietro ogni fragilità, c’è una possibilità di salvezza. Solo se sappiamo fermarci, guardarci dentro, e affidarci.
Per tanti giovani questa esperienza di camposcuola in cammino sulle orme del Santo è stata un’occasione: disconnettersi dal mondo, spogliarsi del superfluo, e sentirsi visti, ascoltati, conosciuti. Amati.

Aurora (1a superiore) ricorda così l’esperienza: Questo “campo in cammino” a Padova è stato davvero un esplosione d’amore! Nessuno era convinto della meta, che poi si è rivelata magica, ma tutti eravamo elettrizzati per la compagnia. Le amicizie che si sono formate in questi giorni, infatti, ci sono state d’aiuto anche per il nostro percorso spirituale… Tanti di noi, nell’ultimo periodo, avevano perso il contatto con Dio e con gli altri, ma, grazie a questa folata d’amore, ognuno è riuscito a prendere nuovamente in mano la propria vita e a fare di essa, poco a poco, un capolavoro! Abbiamo imparato che il pianto non è sinonimo solo di tristezza o debolezza, bensì anche di liberazione, gioia, tribolazione, dubbio… Intorno al falò di mercoledì sera, dopo un’intensa preghiera, abbiamo aperto i nostri cuori non solo agli altri, ma anche e soprattutto a Dio. È come se ognuno di noi Gli avesse gridato: “Ecco Signore, questa sono io! Io sono le mie lacrime, i miei sorrisi smaglianti e quelli forzati, sono i miei momenti di bassa autostima e quelli in cui mi sento bene con me stessa, sono l’amore che ho ricevuto e che ho saputo donare”. E a questo punto il Signore ha bisbigliato a tutti noi, singolarmente: “Tu sei un tesoro, una perla preziosa”. Come Sant’Antonio, anche noi abbiamo visto Gesù con i nostri occhi: negli altri, nelle loro parole e nelle loro azioni. E abbiamo capito che la santità è davvero contagiosa!

Sono esperienze “di vuoto” necessarie, soprattutto in una società che ci porta a “riempire” e se non siamo “pieni” abbastanza ci fa sentire mancanti, inadeguati. E se invece il nostro essere “mancanti” fosse precisamente il nostro dono? È da lì, dalla “crepa”, che entra la Luce, e la realtà, d’un tratto, si accende, è nuova. Solo un vuoto può portarci oltre…, nella comprensione delle cose, delle persone, di noi stessi.

Non solo per i giovani! A chiunque sia affaticato dalla vita, triste o demotivato, distratto o affannato, auguro di cercare e vivere un’esperienza così!






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