Goma: il viaggio continua… (IV)

Fantastico giro in moto, tra lo stupore di tutti. Laurea di Lina.

Sveglia prima delle sei. Fuori è ancora buio, come pure nella stanza. Tralascio di farmi la barba e mi detergo alla meglio con salviette umidificate, prudentemente portate da casa. Alle sette c’è la Messa breve per gli studenti dell’ITIG, la scuola superiore dei salesiani. È la funzione che segna l’inizio dell’anno scolastico ed è detta “messa breve” perché non contiene né canti, né sermoni. Dura solo una mezz’oretta. A fine celebrazione, mi accordo con Jean Marie di ritrovarci alle undici alla casa salesiana per andare, come promesso, all’Università di Goma ed assistere all’esame di Lina.

Per riempire il vuoto di due ore, vista la bellissima mattinata, decido di farmi una passeggiata solitaria verso l’aeroporto. Attiro occhiate a destra e a manca. Io saluto tutti, e quasi tutti salutano me. Fa molto caldo e la strada è trafficatissima. I moto-taxi (“motards”) la fanno da padrone: sfrecciano veloci, suonando il clacson in continuazione; qualcuno, senza passeggero, mi fa alcuni cenni di intesa e di invito. All’improvviso mi nasce in testa un’idea pazzesca. Ne fermo uno, alzando la mano. È giovane e abbastanza curato, piccolino e sorridente. Parla molto bene il francese. Gli prospetto un grande giro della città della durata di un’ora e mezza, sventolandogli davanti un biglietto da 10 dollari. Il ragazzo sgrana gli occhi, incredulo di poter guadagnare una cifra così grossa in così poco tempo. Mi dice: “Salta su!”. Gli faccio presente che voglio vedere i “buchi” più interessanti di Goma, tipo i mercati di strada, e lui mi fa fare un giro fantastico. Sono l’oggetto guardato da tutti; persino moltissimi “motards” ci affiancano e mi squadrano dalla testa ai piedi incuriositi. Lui mi spiega che succede molto di rado che un bianco prenda la moto per spostarsi, perciò sono al centro dell’attenzione. Mi godo il “tour de la ville” transitando per strade impossibili, in mezzo ad una miriade di veicoli, di suoni ininterrotti di clacson, di acri fiumi di scappamento e di carretti stracolmi di merci, felice di essere parte integrante di questa incredibile coreografia. Al rientro alla casa salesiana, anche Jean Marie sgrana gli occhi nel vedermi scendere dalla moto.

Si parte subito per l’Università. Situato al centro di Goma, l’edificio è grande, fatiscente e sporco: muri imbrattati di scritte e disegni, vetri rotti in quasi tutte le aule ed uffici sprovvisti di porte e di privacy. L’aula magna, dove una decina di studenti sta sostenendo l’esame, è grande ma piena di curiosi fino all’inverosimile. Lina è di turno proprio adesso e cinque docenti la stanno interrogando. Voglio scattarle due foto da inviare alla famiglia che dall’Italia la sostiene nello studio e, per farlo, mi accordo con la corpulenta zia della ragazza che mi porta avanti, aprendosi la strada a guisa di spazzaneve. Anche qui - saprò poi - sono il primo bianco visto in aula negli ultimi tempi. Mentre avanzo a fatica, sento tutti gli occhi puntati su di me, accompagnati da un brusio sommesso e ripetitivo: “muzungu, muzungu” (che, in lingua swahili, è un termine dispregiativo per indicare “uomo bianco”). Scatto alcune foto e mi rinfilo in quella marea nera di teste rasate e di sudore acre e intenso, scomparendo in fondo al corridoio. Prima di scendere le scale per guadagnare l’uscita, saluto la zia “bulldozer” con la promessa di incontrarci la sera stessa per festeggiare la nipote. Fuori l’aria torna quasi respirabile. Nell’attesa di salire nell’auto di Jean Marie, lancio un’ultima occhiata a questo immenso edificio decrepito e male in arnese. Tanta è la strada da percorrere in questo paese per poter imboccare, senza ostacoli di sorta, la via della cultura e della libertà!

Pomeriggio da dimenticare. Costretto in camera dal prolungarsi di una pioggia torrenziale, ne approfitto per recuperare qualche ora di sonno.

Trascorro la serata, come promesso, in un locale caratteristico della periferia tutto stuoie e canne di bambù con Lina, la “ziona” Pascaline e al sua minuta mamma, felicissima per la promozione della figlia. Birra, musica blues e tante risate. Qui la felicità genuina costa poco!

Renato Da Ros,
presidente Amici del Mondo -
Mareno di Piave (Treviso)





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