Goma: il viaggio continua… (IX)

Ultimi giorni a Goma: saluto a scuola, gran tour per i quartieri poveri della città, brindisi del buon ritorno a casa…

La mattina appresso, all’EP Amani Maria Ausiliatrice, una miriade di teste scure, accuratamente rasate, appoggiate su corpi fasciati di bianco e di blu, snelli e scattanti, cantano a squarciagola l’inno congolese e poi… tante mani e tanti occhi: mani che ti salutano, mani che ti accarezzano; occhi che ti sorridono, occhi spalancati che ti fissano, occhi e sguardi che timidamente si abbassano e serenamente ti dicono “Bonjour monsieur Renato”. E tu, in quel momento, li vorresti salutare tutti, abbracciare tutti, accarezzare tutti, almeno guardarli tutti e sorridere a tutti. Adrenalina pura ed emozione unica! Groppo in gola e commozione incredibile! La marea di cioccolato rientra velocemente in classe ed io, approfittando di un cielo terso e di una temperatura favorevole, mi lancio sulla strada agganciando il primo “motard” che passa. Sono fortunato: apprendo durante il tragitto che il mio conducente ha frequentato le scuole superiori, ha conseguito il diploma di insegnante e parla bene inglese e francese; non trovando lavoro, ha fatto di necessità virtù, e sbarca il lunario facendo il tassista in moto. Per dieci dollari mi porta in lungo e in largo per tutta la città. Mi fa vedere la nuova cattedrale ancora in fase di costruzione, enorme e imponente, con strutture in ferro e acciaio che arrivano a sfiorare il cielo. Assomiglia nella sua forma ancora embrionale alla Torre Eiffel con al posto della Senna il fiume che la lambisce in terra francese, una moltitudine di baracche in legno e lamiera a farle da contorno e da contrasto. Poi è la volta de “Le marché de Kituku”, situato nella zona nord occidentale di Goma e provvisto anche di un piccolo porto dove attraccano parecchi battelli provenienti da Bukavu, città situata dalla parte opposta del lago Kivu. Un enorme mercato formato da tetre strutture fisse che accolgono al proprio interno una moltitudine di venditori e compratori. Qui commerciano anche carne fresca proveniente da un enorme macello costruito nelle vicinanze: lunghi banconi di legno ricoperti di sangue ed interiora dove una decina di donne dai grezzi grembiuli di cuoio scuro squartano grossi pezzi di animali (perlopiù mucche e capre), rendendoli appetibili alla comunità in attesa, il tutto tra nugoli di mosche ed al sordo rintocco dei colpi di “machete”. Una scena apocalittica e impressionante che farò fatica a dimenticare. Anche qui sento gli occhi di tutti puntati su di me, non per una sorta di astio verso lo straniero ma piuttosto per la sorpresa e la curiosità del primo bianco che, con completa naturalezza, si mischia tra di loro.

Sono riuscito, in questo viaggio, a vivere nuove ed ulteriori esperienze, uniche ed appaganti. Ho veramente avuto la possibilità di integrarmi con questo popolo che mi ha accolto e mi ha fatto sentire sicuro in ogni circostanza. Ha certamente dell’incredibile pensare che, a 30 chilometri a nord della città, i ribelli ancora sparano ed incendiano villaggi, mentre io, da solo, mi sono mosso tranquillamente tra i quartieri più poveri di Goma.

Nel pomeriggio corro a salutare la famiglia Misseli, con cui ho ormai un rapporto stabile di corrispondenza anche dall’Italia, e poi, la sera, grande cena di addio alla casa salesiana. Justine, il cuoco, nel pomeriggio ha preparato degli spiedini di carne di capra veramente deliziosi, accompagnati da una montagna di verdure lessate e condite con olio di palma e “pili pili” (una conserva di peperoni piccanti, ottima per una rapida anestesia dentale). Ci sono inoltre delle piccole focaccine all’uvetta e yogurt alla vaniglia come dessert. Tocco finale, una bottiglia di economico spumante per il brindisi del “buon ritorno a casa”. La notte, in camera, prima che il sonno mi accolga nelle sue spire, rivedo tutti i confratelli uno ad uno nella mia mente: li avvolgo tutti in un virtuale abbraccio, e prometto a me stesso di non dimenticarli mai.

Continua…

Renato Da Ros,
presidente Amici del Mondo -
Mareno di Piave (Treviso)





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