Goma: il viaggio continua… (V)

A scuola. Il braccio e la mente del progetto C.E.I.
Pronto alle 7.30 davanti agli edifici scolastici per l’incontro con i ragazzi. Mattinata limpida e tersa, solo degli alti e bianchi cumuli di nuvole stazionano perennemente sulla cima del maestoso vulcano Nyragongo, nascondendola alla vista. Ieri sera, al ritorno alla Casa Salesiana, il buio quasi totale della città faceva risaltare la scura sagoma del vulcano, la cui bocca, sempre attiva, proiettava nel cielo nero una funerea palla rossastra. Davvero impressionante! Ho ancora un po’ d tempo a disposizione prima dell’uscita degli allievi per la preghiera mattutina. Ne approfitto per osservare da vicino le ultime due aule edificate. Olivier, l’ingegnere incaricato della costruzione, ha fatto veramente un buon lavoro: fondamenta solide, muratura in squadra, pavimento ben levigato e pittura impeccabile. Ciliegina sulla torta: l’impianto elettrico pronto per la futura installazione dei pannelli solari.
Ecco il fischio prolungato, segnale dell’adunata generale. A frotte, i piccoli angeli escono chiassosi dalle aule per disporsi su tre file per classe davanti al pennone della bandiera. Parecchi approfittano di questi momenti per correre ai bagni e rimettersi poi rapidamente in fila. Come in tutte le scuole del mondo, l’inquadramento di questo esercito bianco/blu richiede alcuni minuti. Gli insegnanti si affannano per far rispettare le distanze ai primi della fila, mentre gli ultimi continuano a farsi dispetti. Molti guardano me, mi sorridono e mi salutano, ed intanto perdono il tempo del ritmo che l’insegnante di turno ordina loro: “Braccia avanti, braccia in altro, fissi!”; sono esercizi che servono anche come ginnastica di riscaldamento in questa mattinata fresca e frizzante. Mi sposto al centro, davanti a loro, accanto al direttore e a Jean Marie che nel frattempo ci ha raggiunto, invitando il gruppo alle preghiere mattutine. Tutti a braccia conserte, attenti e concentrati. I più piccoli sono uno spettacolo, bellissimi, con grandi occhi scuri, qualcuno mi fa l’occhiolino, rispondo con grandi sorrisi e con un forte desiderio di abbracciarli uno per uno.
Alle preghiere segue il canto dell’inno nazionale al suono del tamburo, e poi, ad uno ad uno, cantando a squarciagola una canzoncina che parla di un bambino che aveva perduto gli occhiali, entrano nelle classi a passo di marcia.

Alle 10 in punto, come da programma, arriviamo alla Maison Marguerite per incontrare Sara, l’amica di Vittorio Veneto che da anni lavora qui in Africa e che ha promesso di darmi una grossa mano per quel che riguarda la parte burocratica del progetto C.E.I. È stata una vera fortuna averla conosciuta. Pensate, una ragazza nata a 200 metri da dove anch’io sono nato, incontrata a Goma, in Congo, lo scorso anno, in tempo non sospetti, che ora riesce ad aiutarmi perché esperta di progetti di finanziamento. Mi è veramente difficile credere che tutto questo sia solo frutto di fortunate coincidenze e non un disegno calato dall’Alto con tutti i crismi per la sua buona riuscita. Ho preparato per lei un mucchio di appunti, più che altro domande ed intuizioni da profano ma che seguono un filo logico. Sara è un tipetto molto sveglio e di grande personalità, diretta e coinvolgente, mi anticipa in molto discorsi, facendomi subito intuire la sua competenza e la sua grande professionalità. Sono al settimo cielo! Finalmente so di aver trovato, per il progetto, l’occhio vigile che cercavo. Jean Marie, pur con tutta la sua buona volontà, non conoscere perfettamente la burocrazia da seguire ed è felicissimo di affidarsi completamente a Sara. Lui sarà il braccio, lei la mente. Di concerto io, dall’Italia, sarò messo al corrente di tutte le operazioni e metterò a conoscenza gli altri “Amici del Mondo” dei progressi fatti e dei risultati raggiunti. Olivier avrà il compito di elaborare i preventivi, di lavorare con professionalità e di redarre le relazioni richieste dalla C.E.I. Abbiamo già valutato un preventivo riguardante ulteriori toilette e la posa in opera di due cisterne per la raccolta dell’acqua piovana che servirà alla pulizia delle stesse. I lavori inizieranno prima del mio rientro in Italia e termineranno ai primi di gennaio. Un abbraccio a Sara, con la promessa di un ulteriore incontro prima della partenza, e via! Si va a visitare l’azienda che ci fornisce i banchi scolatici, il cui proprietario mi fa un’ottima impressione per la sua affidabilità e disponibilità.

Rientriamo alla Casa Salesiana per il pranzo, non senza una piccola sosta sul lago Kivu per una meritatissima birra fresca. Nel pomeriggio, un voluto e meritato riposo ci rapisce fino alle 17.00. Poi una corsa al ristorante “Petit Paris” (nome poco appropriato visto che di parigino non ha veramente nulla) per prenotare la cena: pesce (tilapia del lago) con banane fritte; niente di speciale, ma l’esperienza dell’ultimo viaggio mi assicura la bontà del luogo di ristoro. Per riempire le due ore intermedie, facciamo visita alla cugina Judith, titolare del Simba Bar, locale del centro, per salutare tutta la sua famiglia (marito e tre figlie). Ci accolgono con la consueta giovialità, felicissimi di rivedermi dopo un così breve periodo di tempo. La classica birra è di prammatica, e noi svolgiamo il nostro compito molto volentieri. Cenato con tilapia e banane fritte, rientriamo a casa. Sono le 21.00. Le vie di Goma, rimaste deserte, si confondono nel buio della notte. Non restano che piccoli gruppi di ragazzi di strada che si scaldano intirizziti al fuoco di mucchi di immondizia sotto lo sguardo tetro e severo del vulcano Nyragongo che incombe sulla città, con la sua cima rossastra, come una corona di sangue foriera di sinistri presagi. BONNE NUIT A TOUS!  

Continua…

Renato Da Ros,
presidente Amici del Mondo -
Mareno di Piave (Treviso)





ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok