Goma: la conclusione dell'opera (VII)

Dal diario di viaggio di Renato Da Ros...

Il nostro soggiorno a Goma vola via in un attimo.

Jean Marie ha molto da fare come preside dell’ITIG e si scusa continuamente per la sua non presenza al nostro fianco. Più di qualche sera, ci porta in alcuni locali della città per una birra in tranquillità. Immancabile, come in ogni viaggio, la visita alla sua famiglia a cui è molto unito ed a cui tiene particolarmente. Nei pomeriggi assolati non abbiamo però il tempo di annoiarci. Memore dell’ultimo viaggio effettuato in solitaria, propongo a Marcello un primo giro in moto per la personale visita di Goma. Mi guarda stranito con gli occhi spalancati e la bocca aperta ma, quando si rende conto che ho già fermato sul ciglio della strada due “motards”(moto taxi) e contrattato il prezzo della corsa, salta sul sellino posteriore sorridente e sorpreso, come un bambino felice della nuova avventura. Ci inoltriamo subito nel mercato del quartiere Bireré, preceduti e seguiti da centinaia di “motards” zigzaganti, con sfrontata sicurezza, tra le rare auto, strombazzando incessantemente per avvisare i veicoli più pesanti della loro presenza. Lungo i marciapiedi in terra battuta è distesa una lunga fila ininterrotta di grandi teli variopinti, sopra i quali verdure e spezie di ogni genere fanno belle mostra di sé, guardate a vista da robuste matrone dagli abiti coloratissimi e dalla instancabile parlantina, in lingua “swahili”, che cercano di attirare l’attenzione della marea umana che disordinatamente, senza soluzione di continuità, sta transitando nei paraggi. È uno spettacolo indescrivibile! Seduti sul sellino della moto procediamo quasi a passo d’uomo per il traffico caotico e viviamo un’incredibile esperienza all’interno di questa straordinaria rappresentazione, come due attori protagonisti (siamo gli unici due “muzungu” in moto), nel quotidiano filmato di uno spezzone di vita congolese. Clacson continui ed assordanti, motori che ruggiscono ad ogni ripartenza, odore pungente di benzina proveniente dagli scarichi non a norma, profumi di frutta esotica, di spezie, di sudore, il tutto condito da un continuo brusio di sottofondo provocato da miriadi di bocche che si incontrano, si salutano, che vendono, comprano, contrattano. Siamo parte dell’Africa, quella vera, genuina, non quella che vedi in TV, ma quella naturale che puoi toccare con mano, una “full immersion” di sensazioni indescrivibili ed irripetibili. Il “tour de la ville”” è stupendo! Con cinque dollari, gli amici “motards” ci scorazzano per tutta la città soprattutto sul lungolago, oggi piatto e liscio come l’olio. Questa è la zona più bella di Goma, la zona dei “resorts” e degli alberghi esclusivi, frequentati non tanto dai turisti quanto da rappresentanti di multinazionali avide e corrotte che, senza scrupoli, antepongono il dio denaro alla vita ed alla salute di migliaia di persone, soprattutto bambini, che lavorano, alla stregua di schiavi, nelle fatiscenti miniere della zona ricche di minerali, di oro e di diamanti. Qui vivono due realtà agli antipodi l’una dall’altra. Divise da una striscia d’asfalto e da un lungo muro di grigio cemento interrotto qua e là da portoni e da inferriate presidiate da individui in divisa, con mitra a tracolla, la “securitè” ingaggiata dai ricchi del luogo per salvaguardare la loro tranquillità. Fuggevolmente, dai grandi cancelli, intravediamo edifici ben costruiti, circondati da stupendi giardini fioriti che digradano dolcemente verso le placide sponde del lago Kivu. La moto prosegue e tutto scompare rapidamente alla vista. Quello che resta, aldilà della strada, è l’immagine di piccole abitazioni in mattoni screpolati, tante addirittura in lamiera ondulata ed arrugginita, molte delle quali con un telo annerito dall’uso al posto della porta con una marea di miseri panni stesi a terra ad asciugare. Una moltitudine di bimbi che corrono e giocano scalzi e donne dall’aria mesta e rassegnata, sedute davanti all’uscio, intente a sminuzzare la “manioca” in enormi recipienti per ricavarne un misero pasto serale. Lasciate le moto, ci fermiamo in un Cottage per una birra fresca, con la gola arsa dalla polvere finissima che ristagna sulla strada e che ti entra dappertutto. Le Chalet, questo il nome del locale il cui cameriere, dalla immacolata giacca bianca che ci accoglie, ci conduce, attraverso un giardino lussureggiante, ad un tavolo appartato e discreto posizionato in riva al lago. Il panorama è stupendo, le birre freschissime, una languida musica congolese di sottofondo, intramezzata dallo sciabordio delle onde sulla riva ci fanno da rilassante contorno, ma io non riesco a gustarmi il quadro. Il pensiero torna continuamente ed incessantemente al serpente d’asfalto fuori da quest’oasi ed all’insieme di decadenza, povertà e miseria che ho visto e che non riesco a cancellare. In questa stonata rappresentazione d’insieme c’era però una nota diversa da seguire con particolare attenzione. Era la nota della felicità. La felicità nei grandi occhi scuri dei bimbi, nel loro genuino sorriso durante il gioco e nella tenera occhiata delle madri quando, distogliendo lo sguardo dal misero pasto che stavano preparando, con la dolcezza negli occhi, avvolgevano questi piccoli “diavoletti” di scintille d’amore e carezze di gioia. Questo è il vero sentimento che è rimasto radicato in me, al di là delle esperienze vissute e delle emozioni provate e cioè la felicità a prescindere, la contentezza nonostante tutto, l’allegria del poco, la gratitudine dei figli. Un sentimento che porterò con me al ritorno e che cercherò di trasmettere a chi mi starà accanto.

La sera, dopo la frugale cena con i confratelli, ascoltando il ritmico ticchettio della pioggia, improvvisamente apparsa, regolare ed insistente su Goma, nella tranquillità della mia polverosa cameretta, riassaporando le emozioni pomeridiane, ho rafforzato in me il convincimento che l’obiettivo dell’Associazione Amici Del Mondo dovrà essere questo: esserci quando è il momento e non quando hai un momento!

Renato Da Ros,
presidente Amici del Mondo -
Mareno di Piave (Treviso)





ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok