Goma: la conclusione dell'opera (VIII)

Dal diario di viaggio di Renato Da Ros...
Le uscite in moto sono continuate anche negli ultimi giorni della nostra permanenza, tanto che Goma, pur nella sua vastità, non aveva più segreti per noi. Le mattinate trascorse con i nostri “angeli” ed i pomeriggi immersi nella quotidianità di questa caotica città che ogni giorno ti mostra un lato diverso di un’Africa senza futuro e senza programmi. Qui si vive nell’oggi, dimenticandosi in fretta di ieri e sperando di esserci ancora domani. Al termine, prima della partenza per Kigali, da dove voleremo in Europa, avvolgiamo in un grande e commovente abbraccio la marea di divise bianco e blu, che, con i loro insegnanti, allineati e coperti nel cortile della scuola, ci cantano una canzone di ringraziamento e di buon ritorno in Patria. I fratelli salesiani li avevamo salutati la sera, un ultimo brindisi con vino sudafricano ed una foto ricordo.
 
Questa mattina sono già tutti al lavoro e noi, con il fido Jean Marie, attraversiamo senza intoppi la frontiera, lasciandoci alle spalle il tanto amato “caos” congolese per tuffarci nel metodico ordine del Ruanda, “la terra dalle mille colline”. L’arrivo a Kigali è faticoso, pur con le strade perfettamente asfaltate, le salite e le discese diventano estenuanti. Le pattuglie della polizia sono numerose ed il controllo della velocità è molto rigoroso. Non vediamo l’ora di arrivare in aeroporto, salutare il nostro confratello e rilassarci nella sala partenze in attesa dell’imbarco. Il destino però, aveva in serbo per noi una nuova ed inaspettata avventura. Mentre percorriamo il centro della capitale ruandese una e-mail della “Brusselles Airlines” mi comunica che il volo, causa un improvviso guasto tecnico, è stato rinviato all’indomani e, scusandosi per il disguido, ci pregavano di passare all’Hotel Mille Colline, sede dei loro uffici, per ricevere il bonus pasto e pernottamento emesso a loro spese. Non avendo impegni impellenti se non quello di comunicare alle nostre famiglie il piacevole “fuori programma”, ci facciamo portare da Jean Marie all’Hotel Chez Lando, situato nelle vicinanze dell’aeroporto, indicato dalla compagnia aerea come luogo di soggiorno per la nostra ulteriore vacanza africana. Salutiamo ed abbracciamo Jean Marie e, con la promessa di rivederci a gennaio per l’inaugurazione della scuola nella festività di San Giovanni Bosco, prendiamo possesso delle nostre camere, bellissime, spaziose e, soprattutto, molto silenziose visto che l’Hotel è formato da piccoli “bungalow”, immersi nel verde, bene insonorizzati, lasciando fuori il caotico traffico di Kigali. La cena è squisita, servita in una sala da pranzo poco affollata, attorniati da giovani cameriere gentili e professionali. A Marcello, superato il primo momento di panico per il disguido subito, non pare vero di trascorrere un’intera giornata nella capitale e poter visitare la città. Le nostre camere sono attigue, quindi posso tenerlo agevolmente sotto controllo. Ci diamo il saluto della buonanotte e ci tuffiamo sotto una doccia infinita, calda ed invitante con una marea di avvolgenti asciugamani, sdraiandoci alla fine in un comodo letto matrimoniale dai soffici e morbidissimi cuscini. Dopo le notti di Bosconia, questa sembra davvero una favola inaspettata. Ma siamo davvero ancora in Africa? Ce lo chiediamo di nuovo al mattino dopo una sana dormita, la barba fatta con abbondante acqua calda, un’altra superdoccia ed una squisita colazione con thè, frutta e dolci in quantità. La giornata è umida ed uggiosa, con una pioggerellina fastidiosa ma leggera ed una temperatura insolitamente fresca per queste latitudini. Alla “reception” chiedo gentilmente di farci arrivare un taxi con autista che parli francese e che conosca bene la città. Dieci minuti di attesa e ci infiliamo in una vecchia ma ben tenuta Mercedes color panna guidata da un attempato ruandese gentile e simpatico. Con pochi dollari trascorriamo la mattinata in giro per la caotica Kigali. Le strade sono tutte ben asfaltate e molto pulite, le auto non sono datate come quelle congolesi, i “motards” sono anche qui numerosissimi ma, oltre ad avere tutti il casco in testa, ne portano al braccio anche uno per i clienti-passeggeri. Marcello, osservando tutto questo, mi comunica che, se non fosse perché quasi tutti hanno la pelle scura, si potrebbe scambiarla per una città europea. I “muzungu” comunque, sono più numerosi che in Congo, sia per il turismo (in Ruanda ci sono ottimi parchi nazionali) sia per il “business”. Infatti, durante il nostro giro, ci accorgiamo della numerosa quantità di banche dislocate lungo il tragitto.
Questo è il centro di raccolta di tutto il minerale prezioso che risulta trafugato grezzo dal Congo: qui viene depurato e poi inviato ai mercati americani, cinesi ed europei. Una sorta di piccola Svizzera, dove i conti sono numerati ed anonimi e dove tutto quello che di irregolare è stato trasferito al di qua della frontiera congolese (frutto di massacri, stupri e schiavitù), diventa regolare e pronto ad essere immesso nei mercati internazionali con la colpevole complicità del governo. Questo succede in Ruanda, Uganda e Burundi. Ce lo conferma candidamente anche il tassista che ci sta portando a visitare gli edifici governativi, imponenti e modernissimi, costruiti nelle colline sopra Kigali, e che dominano, con la loro mole, l’intera città. Il paragone con Goma è davvero improponibile. Qui non ci sono “tuguri” in lamiera. I mercati sono al coperto, la gente per strada è composta, attraversa sulle strisce (a Goma non esistono), attende l’autobus paziente e, in fila, entra nel mezzo pubblico senza ressa. Il traffico veicolare è molto intenso ma ordinato e senza chiasso. Ad ogni incrocio c’è un poliziotto in controllo della situazione, insomma, tutto un altro mondo!
 
Ringraziamo il nostro “cicerone” per il bellissimo ed istruttivo “tour”, non senza lasciargli una buona mancia, e rientriamo a Chez Lando per il pranzo. Nel pomeriggio, visto il miglioramento meteorologico, ci concediamo una passeggiata nei dintorni dell’Hotel senza problemi e senza inconvenienti e poi… VIAAAA! Con l’auto dell’albergo raggiungiamo l’aeroporto e finalmente, con un grande balzo notturno tappa a Bruxelles e poi Venezia, dove ci aspetta Rajko, mio cognato, per riportarci finalmente a casa. Marcello rientra più in forma di quando è partito. Sono contento per lui, innamorato come me di quest’Africa sfruttata e sofferente, con la consapevolezza, comunque, di aver donato qualcosa di nostro a questo Continente per certi versi ancora sconosciuto ma anche in un certo qual modo dimenticato.
NOI, NO! Non lo dimenticheremo, anzi, saremo ancora in prima linea per dare il meglio di noi stessi e tutto quello che riusciremo a raccogliere attraverso gli Amici del Mondo, perennemente uniti da quel sentimento di umanità che ci spinge ad interessarci dei bisogni dei nostri simili e delle difficoltà di coloro che non conosciamo, operando “in primis”, nel campo dell’istruzione, una delle principali cause del sottosviluppo del mondo.

GRAZIE A TUTTI!

Renato Da Ros,
presidente Amici del Mondo -
Mareno di Piave (Treviso)
 





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