Esperienze

15 Ott 2021


Goma: l'inaugurazione della scuola (VI)

Dal diario di viaggio (gennaio 2020) di Renato Da Ros...

La sera, alla Casa Salesiana, ci aspetta una zuppa di verze e cipolle veramente squisita ed invitante. I confratelli sono più loquaci del solito, ma l’atmosfera, tra loro, non si scalda più di tanto, così, con la scusa della partenza per Bukavu l’indomani mattina presto, ne approfittiamo per salutarli e ritirarci nelle nostre stanze. Nella notte, una pioggia torrenziale si scatena su Goma, rinforzata da lampi accecanti e da tuoni assordanti, il tutto condito con improvvise e sferzanti folate di vento che si infilavano tra i vetusti serramenti della camera, costringendomi ad usare, causa l’improvviso abbassamento della temperatura, oltre alla coperta che già c’era, un soffice asciugamano che mi ero portato per le grandi abluzioni. Alle sei del mattino, ora della partenza per il Porto, la giornata si presentava di un grigio plumbeo costante e la temperatura, scesa di molto, mi consigliava di indossare un maglioncino e un leggero giubbotto impermeabile per la traversata in battello. Mio cognato, freddoloso per natura, era già ben equipaggiato e pronto. Al Porto, dopo un’interminabile lungaggine dovuta alle formalità d’imbarco, ci infiliamo in un enorme motoscafo superveloce che, in meno di quattro ore ci deposita (per la “modica” somma di 40 dollari a cranio) sulla sponda meridionale del Lago Kivu dove, tra le ultime propaggini della catena montuosa del Mitumba, è appollaiata la sonnacchiosa Bukavu, capitale del Sud Kivu. Alcuni anni fa ci eravamo passati di fretta nel viaggio inverso per arrivare a Goma e l’impressione che avevo avuto era di una città caotica e superaffollata, un girone dell’inferno dantesco, un agglomerato di fango e povertà dove tutto era marrone, dai volti emaciati ed indecifrabili della moltitudine in movimento, alle abitazioni, alle strade, alle auto. Tutto sembrava fatto di fango, e adesso, usciti dal Porto, dopo una lunga notte di pioggia battente, l’impressione era addirittura peggiore. I corsi d’acqua che scendevano dai monti ed attraversavano il centro della città si gettavano nel lago formando dei mulinelli impressionanti, sempre color fango, che a tratti fuoruscivano dal loro letto, allagando strade e piazze. Addirittura, sulla collina, parecchie case erano crollate e si contavano anche alcune vittime. La morte era dappertutto e sembrava penetrarti nelle ossa. Veramente allucinante! Arriviamo, districandoci a fatica nell’enorme biscione fatto di biciclette, moto e veicoli strombazzanti, finalmente alla Casa Salesiana situata nel centro della “Ville”, proprio di fronte ad un lungo e lugubre edifico molto datato e fatiscente, con l’enorme scritta esterna che ne specificava la funzione: Prigione di Stato. Inaspettatamente piombiamo nel mezzo di una festa preparata un po' per omaggiare S. Giovanni Bosco, un po' per festeggiare il nostro arrivo. All’interno di un vetusto capannone una cinquantina di giovani ballano e cantano al suono di una musica metal congolese. Sono i “ragazzi di strada”, accolti in comunità, sfamati, alfabetizzati ed avviati, con l’aiuto di alcune ONG locali, all’apprendimento di una onesta professione quale il muratore, il falegname o il meccanico. Sono dei ballerini nati e piacevoli a vedersi con i loro corpi sinuosi che si muovono all’unisono, perfettamente a tempo, la pelle lucida di sudore ed il sorriso spontaneo dagli invidiabili denti bianchissimi. Subito un saluto ed un abbraccio a padre Piero Gavioli, illustre salesiano bergamasco, capo della comunità, conosciuto anni prima a Goma, purtroppo molto incurvato nel suo incedere e, con sul viso, evidenti tracce dell’età avanzata ed inesorabile, sempre munito di una affabile cortesia e di un cuore grande e generoso. Jean Marie ci accompagna nei nostri alloggi al confronto dei quali la nostra stanza di Bosconia la si poteva paragonare ad una suite d’Hotel. La comunità è molto povera, anche la sede in cui siamo non è di loro proprietà, bensì ricevuta in affitto virtuale dalla congregazione diocesana. Comprendo il disagio di Jean Marie e la sua delusione. Questo è stato un “confino” che proprio non meritava. A pranzo, lunga tavolata sotto il portico. Ci si serve all’americana, il cibo è quello della festa: pesce alla brace, carne di capra con banane fritte e fagioli; per completare, non mancano le birre e le bibite dolci. Il tempo è tiranno, domani mattina si riparte per Goma ed il fratello salesiano vuole farci vedere, per quanto possibile, i migliori luoghi di Bukavu.

(continua...)

Renato Da Ros,
presidente Amici del Mondo -
Mareno di Piave (Treviso)





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