Goma: l'inaugurazione della scuola (VII)

Dal diario di viaggio (gennaio 2020) di Renato Da Ros...
Siamo a Bukavu. Visitiamo la cattedrale, imponente ed immacolata, posta sopra una piccola collina fronte lago, poi l’eremo dei Padri Gesuiti, un complesso bellissimo, con un enorme e ben tenuto giardino dai fiori sconosciuti e meravigliosi che fanno da silenzioso contorno ad una costruzione ordinata, composta da numerose camere alloggio provviste di spaziose terrazze vista lago. C’è silenzio, pace e meditazione, probabilmente anche confort di ogni genere. Sulla stradina che scende verso il lago scorgiamo delle graziose abitazioni adibite a luoghi di riflessione e di spiritualità per laici che le affittano in certi periodi dell’anno. Qui solo verde e colore, fuori, in città, solo fango e miseria! Lasciamo questo “paradiso terrestre” per incontrare una suora delle “Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria”, suor Rosina il suo nome, conosciuta ad Uvira, dove gestiva, con alcune consorelle, un piccolo ambulatorio poi abbandonato, causa un attacco di ribelli per fortuna senza conseguenze corporali. È strafelice di rivedermi dopo così tanto tempo, mi abbraccia con trasporto e mi racconta che ora, vista l’età avanzata, accudisce giovani suore che fanno alfabetizzazione in varie parrocchie di Bukavu.
Accetta con entusiasmo un trolley di medicinali, per lo più antibiotici, portati dall’Italia, mi chiede notizie degli amici che erano con me ad Uvira e, nel congedarci, ci consegna una capiente borsa stracolma di pizza, preparata da lei nel pomeriggio. La sera, tra avanzi del mezzogiorno e pizza napoletana, la cena tra intimi (io, Rajko, Jean Marie, padre Gavioli ed un altro salesiano) è veramente un successo. Completano la festa anche alcune birre avanzate dal pranzo in comunità. Poi, tutti a letto, non senza aver dato spazio alla pulizia corporale con le provvidenziali salviette salvavita.

La mattinata è serena (finalmente!) e la temperatura mite. Il solito motoscafo ci riporta a Goma (altri 40 dollari!). Il lago è piatto e liscio come l’olio e gli spruzzi d’acqua sollevati dalle fiancate nerborute del natante si disperdono piacevolmente sui nostri visi. Siamo seduti a poppa, all’aperto, godendoci un po' di sole ed osservando le caratteristiche piroghe dei pescatori, interamente scavate su tronchi d’albero che si avvicinano e circondano la motonave nell’unica sosta consentita sulla più grande isola del lago Kivu. Appoggiate sul fondo di questi tronchi galleggianti, una variegata quantità di merci fanno bella mostra di sé. Grossi pesci, arachidi tostate, piccole banane dolci e grappoli di ananas a buon prezzo passano velocemente di mano tra i nativi ed i passeggeri, non senza le veloci contrattazioni di prammatica. Come sono venuti, così velocemente se ne vanno spostando la piroga con abili colpi di pagaia per non essere risucchiati dalle potenti eliche del motoscafo. Al Porto ci aspetta il simpatico Jean Claude che, vista l’ora, ci porta a pranzo in uno sgangherato locale del centro dove però gustiamo, in modo egregio, un grosso tilapià (pesce del lago) alla brace con banane fritte per contorno. Anche Rajko, mio cognato lo apprezza molto e per la prima volta da quando siamo in Congo, lo vedo mangiare con buon appetito. A pomeriggio inoltrato, come ad ogni viaggio, Jean Marie ci tiene a farci salutare la sua numerosa famiglia. Sono tutti riuniti, compresa tutta la prole, e ci accolgono con gioia sincera. Abbraccio a lungo sua madre che, pur essendo della mia stessa età, mi chiama “figlio italiano” visto che io e Jean Marie ci dichiariamo fratelli. Il rientro a Bosconia trova tutti i salesiani ad attenderci per la cena. Domani è il grande giorno dell’inaugurazione della scuola Amani e si dovrà seguire un particolare protocollo che ci viene presentato, a fine pasto, dal direttore Francois.

Potremo muoverci liberamente prima e dopo la cerimonia per filmare e scattare delle foto ma, in chiesa, avremo già i posti assegnati ed io a fine funzione, dovrò inventarmi un piccolo intervento oratorio. La sera, nella quiete della camera buia per mancanza di corrente, con una pila tra i denti, preparo alcune righe di circostanza, ripassandole poi, più volte a voce alta per affinare la mia pronuncia francese alquanto arrugginita, perché, come presidente dell’Associazione Amici Del Mondo domani dovrò fare anch’io la mia parte.

(continua...)

Renato Da Ros,
presidente Amici del Mondo -
Mareno di Piave (Treviso)





ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok