Il cammino di Marta a Santiago de Compostela: un allenamento alla vita (PARTE I)

“Il Cammino di Santiago è una sfida e un invito, ti svuota e ti toglie tutto per poi arricchirti e ricostruirti dalle fondamenta. Ti toglie tutte le energie, per poi restituirtele triplicate” (Hape Herkeling). Marta, ventiquatrenne di San Vendemiano, ci racconta la sua esperienza…

1. Cos’è il Cammino di Santiago de Compostela?

Il Cammino di Santiago rappresenta la storia dell’apostolo Giacomo (Santiago, contrazione di san Giacomo). Dopo la resurrezione di Cristo, il Santo percorse la penisola iberica per compiere l’opera di evangelizzazione. Tornato in Palestina fu fatto decapitare dal re Erode Agrippa, il quale temeva che l’apostolo avesse acquisito un eccessivo potere. I suoi discepoli Attanasio e Teodoro segretamente ne raccolsero il corpo e decisero di seppellirlo nei luoghi in cui aveva predicato, in Galicia. Nell’anno 813, l’eremita Pelayo vide per molti giorni una pioggia di stelle cadere sopra il colle dove era stato sepolto il Santo. Fu costruita una piccola chiesa sul luogo del sepolcro e, ben presto, vi sorse attorno la città di Santiago de Compostela, il cui nome deriva dalla locuzione campus stellae (“campo della stella”). Dal culto per San Giacomo si diffuse il pellegrinaggio; i pellegrini confluivano a Santiago da tutta la Spagna e da ogni altra parte d’Europa. La Via Lattea - parallela al cammino - indicava la strada da seguire. Molti re e personaggi famosi fecero il pellegrinaggio: San Francesco, si dice, fu uno di questi. Nel 1982, lo fece anche Giovanni Paolo II, il primo papa pellegrino. Nel 1993, l’Unesco ha riconosciuto il Cammino di Santiago come “Patrimonio dell’Umanità”.

2. Come ti è venuta l’idea di metterti in cammino? E perché proprio Santiago de Compostela?

L’idea del Cammino di Santiago mi è venuta in mente due anni fa, quando per la prima volta ne sentii parlare come di un’esperienza che “merita di essere fatta, almeno una volta nella vita”. Quello stesso giorno andai in libreria per cercare, tra le guide, una risposta a cosa fosse e quanta fatica comportasse il famoso Cammino. Ricordo la mia meraviglia quando, anziché leggere le pratiche pagine introduttive, decisi di dare uno sguardo alle ultime pagine: lì erano descritte le emozioni che provano i pellegrini alla fine del Cammino. Conclusa la lettura, riuscii solo a pensare: “Le voglio vivere anche io! Voglio provare anche io quelle emozioni: sembrano tanto belle quanto uniche”. Ma, due anni fa, il tempo non era ancora maturo: studiavo all’università e lavoravo; per quanto desiderassi partire, misi da parte il sogno per il futuro.

Nel 2016, finalmente, l’occasione; il momento giusto per partire era arrivato. A luglio mi sono laureata, mentre ancora lavoravo in un hotel al mare. Era un momento davvero delicato e particolare: capivo di dover cominciare a prendere decisioni importanti per il mio futuro, tuttavia, a settembre, finita la stagione estiva di lavoro, mi ritrovai con un po’ di risparmi e, soprattutto, con la libertà di decidere come impiegare il mio tempo.  

La mia era innanzitutto una sfida personale: abituata agli agi e alla comodità, sarei riuscita a partecipare ad un’esperienza in cui essenzialità e semplicità sono le parole chiave? Negli anni ho combattuto contro gli attacchi di panico, un disturbo comune a molte persone e fortemente destabilizzante, che aveva spesso avuto la meglio su di me. Mi chiesi allora: ce l’avrei fatta a camminare tutti quei km (circa 900) senza medicinali, sostegno medico o famigliari attorno a me? Con le lingue straniere, soprattutto l’inglese, sono sempre stata un disastro, e questo aspetto mi fermava ancora prima di partire; come avrei potuto comunicare con gli altri? Costruire dei rapporti nuovi?

Le paure erano tante, ma volevo credere in me stessa e accrescere la mia autostima; decisi, perciò, che il Cammino sarebbe stato il mio Allenatore!

3. Come si è svolto il pellegrinaggio?

Il pellegrinaggio è diverso per ogni persona, sia dal punto di vista organizzativo che emotivo.

Io sono partita il 25 settembre e sono tornata il 10 novembre, un tempo estremamente lungo (in media il cammino può essere finito entro una trentina di giorni). Non avendo scadenze temporali, mi sono goduta il cammino sotto ogni suo aspetto, fermandomi uno o più giorni a visitare le città più interessanti, a volte per interesse turistico e spesso solo per rilassarmi un po’. Ho percorso in totale quasi 1000 km, distribuiti in circa 25/30 km al giorno. All’inizio spaventano, soprattutto quando devi ancora partire, ma alla fine non è un’impresa così difficile. Potevo fermarmi quando volevo, per riposarmi, dormire o mangiare e ho trovato il rimedio alla stanchezza rilasciando i miei pensieri nella natura o conversando con altri pellegrini.

Resta il fatto che la sfida più importante è data dai chilometri da percorrere! Se non si hanno dolori alle gambe o ai piedi, si può continuare a camminare tutta la giornata. Il problema più frequente e debilitante sono le vesciche, a cui bisogna fare davvero attenzione perché, se non prevenute e non curate adeguatamente, possono mettere a rischio l’intero percorso. Io sono stata fortunata, non ne ho avute (buone scarpe, calzetti pesanti e creme specifiche fanno miracoli!), ma molte persone che ho conosciuto sono state messe a dura prova (un ragazzo camminava con le infradito pur di non vedersi costretto a fermarsi o a prendere un autobus).

Altro problema è lo zaino, il proprio reale compagno di viaggio! Bisogna portare solo il minimo necessario, lo si deve portare per molti giorni sulle spalle, e non in percorsi sempre facili e rilassanti. Nelle guide avevo trovato le indicazioni per lo zaino perfetto e, leggendole, mi sono accorta che potevo ridurre ancora di più il mio bagaglio. Partii con uno zaino capienza 30L, con 5 Kg di peso massimo: due cambi di vestiti, oggetti per l’igiene personale e poco altro. E mentre io, da subito, non avevo sottomano tutte le comodità che, di solito, si definiscono indispensabili e camminavo comoda e leggera… strada facendo, assistevo al rito dello “Svuota-zaino” da parte di altri pellegrini, che, dopo la prima tappa (i Pirenei, la più difficile), abbandonavano negli alberghi o spedivano a casa tutto quello che avevano capito, non sarebbe servito nel Cammino.

Quanto a “vitto e alloggio”, sono rimasta, tutto sommato, soddisfatta: ho provato tutti i piatti tipici della Spagna del nord ed eccellenti vini; il tutto a prezzi molto economici. Durante il percorso è facile trovare molti ristoranti (spesso distano l’uno dall’altro solo pochi km) e la maggior parte di questi propongono ai pellegrini menu completi a massimo 10 euro. Lo stesso discorso vale per gli albergues, presenti ormai in ogni piccola città e sempre disponibili ad accogliere i pellegrini. La cosa più interessante è stata quella di provare le diverse tipologie di ostelli per pellegrini: dai monasteri, alle chiese, ai municipali delle grandi città, a quelli più vecchi e “caratteristici”, a quelli nuovi degli ultimi anni; tutti accomunati dal fatto che il prezzo si aggira tra 5-10 €.

4. Come si è rivelato il percorso?

Comincio dicendo che ero partita senza nessun tipo di allenamento fisico, ero anche particolarmente sedentaria, non facevo nessun tipo di sport. Per questo molte persone, compresi i miei genitori, pensavano che forse non era il caso di partire e credevano che non ce l’avrei fatta. Tanto che, fino al giorno della partenza, io stessa ero assillata dai dubbi.  

Fortunatamente lo spirito di avventura che mi avevo spinto a scegliere di partire ebbe la meglio e, già dal primo giorno, imparai che l’allenamento fisico, anche se sentivo prima di altri la stanchezza nelle gambe e qualche crampo, non significava gran che: l’importante era avere buona volontà ed essere forti nelle proprie convinzioni e capacità. La strada è diversa ogni giorno, mai uguale: si passa per la montagna, per le colline, nei vigneti, nelle grandi distese di grano, nelle città più grandi e nei paesini più piccoli e caratteristici. Io ero sempre spinta dalla curiosità di vedere cosa avrei potuto trovare dietro quella curva, o dopo quella salita…

Ci sono poi quelle tappe che richiedono uno sforzo fisico più consistente o magari quelle giornate in cui sei più stanca del solito ed è qui che ci si mette in gioco davvero, continuando a camminare molto spesso grazie anche alla compagnia e all’aiuto degli altri pellegrini.

La cosa bella del Cammino è che Lui pensa sempre a te. Nelle tappe lontane dai centri abitati o in quelle più lunghe e faticose, ho sempre trovato qualcuno che mi offrisse acqua, frutta secca, bibite o caffè. Ho imparato a ringraziare sempre di cuore queste persone perché sempre presenti nei momenti di difficoltà, senza chiedere niente in cambio.

Continua...






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