Il cammino di Marta a Santiago de Compostela: un allenamento alla vita (PARTE II)

Continua il racconto di Marta...

5. Qual è stata l’ambientazione più bella in cui ti sei trovata? E l’incontro più bello?

Ogni momento della giornata mi regalava qualcosa di favoloso. Il mattino, ogni giorno, vedevo l’alba; la consideravo il mio augurio e saluto personale. Le giornate di pioggia in mezzo a infinite distese di campi di grano, le giornate di sole immersa nel bosco, la nebbia che avvolgeva la montagna… tutti segni della meraviglia della Natura.

Ma è all’Oceano che ho lasciato il mio cuore. Il suono delle onde, i gabbiani, i grandi scogli, il profumo e l’aria che ho respirato, sapere che ero arrivata alla fine della Spagna, nella sua punta più estrema, sapere che avevo finito il Cammino, il sole che ho visto tramontare e le stelle che pian piano prendevano il sopravvento, e, con loro, la Via Lattea in tutta la sua bellezza… le emozioni che tutto questo ha suscitato in me, non le dimenticherò mai!

Le persone che ho incontrato arrivavano da ogni parte del mondo, dall’Asia all’America, ed erano davvero di tutte le età. Ero anzi stupita del fatto che la maggior parte dei pellegrini avesse più di 40 anni.

Ho camminato per la maggior parte del viaggio con una piccola compagnia molto affiatata e non me ne pento. Viaggiando in gruppo si deve spesso scendere a compromessi ma allo stesso tempo si guadagna la condivisione di belle esperienze.

L’incontro più bello è avvenuto i primi giorni quando, ancora non abituata alla strada e ai chilometri, camminavo lenta e affaticata per via del sole molto caldo e del paesaggio particolarmente aspro. Un signore di 65 anni, spagnolo, mi si avvicinò e mi chiese se andasse tutto bene e se avessi bisogno di aiuto o anche solo un po’ di compagnia. Decise di camminare con me per accompagnarmi fino alla città dove avrei dormito, mentre lui avrebbe proseguito ancora per qualche chilometro. Io ero davvero sfinita, in quanto la strada, quel giorno, era stata un’eterna salita; lui, invece, pieno di energie, correva avanti e indietro stringendo a tutti la mano e regalava sorrisi. Mi lasciò senza parole quando mi chiese come mai la fatica mi avesse tolto il sorriso e la felicità di essere li.  Allora, per la prima volta, pensai: “Se una persona della sua età riesce in tutto ciò, come posso permettermi io di essere stanca o di negare il saluto e il sorriso solo per una salita faticosa?”

6. Ci sono state delle difficoltà lungo il tragitto?

Non ci sono grandissime o insormontabili difficoltà lungo il cammino. Dalla mia esperienza posso dire che le più grandi sono state prevalentemente due: la pioggia e le decisioni frettolose.

La pioggia può essere tanto magica e rigenerante quanto scomoda e insopportabile. Con le attrezzature giuste il brutto tempo si può combattere, tuttavia è quasi impossibile non farsi prendere dalla sconforto quando, al risveglio, con i vestiti che non si sono asciugati dal giorno prima, ci si rende conto di avere cinque o sei ore di cammino davanti sotto la pioggia scrosciante.

Quando sono partita pensavo che il Cammino fosse solo “camminare”. Ovviamente sbagliavo: la giornata è di ventiquattro ore, come sempre; camminavo una media di 5 ore al giorno, e per il resto del tempo dovevo scegliere dove dormire, capire se mi serviva o mi mancava qualcosa, lavare i vestiti e farli asciugare il prima possibile, lavarmi, mangiare, capire cosa mi aspettava il giorno dopo… Ecco, qui posso spiegare cosa intendo per “decisioni affrettate”: il Cammino ti chiede di prendere tante decisioni una dietro l’altra, in fretta, e una scelta sbagliata si paga nei giorni successivi del cammino; ad esempio, potevo decidere di tagliare la strada e perdermi, potevo decidere di badare solo ai miei pensieri e trascurare una bella conoscenza oppure smarrire il percorso (mi è capitato un sacco di volte: un po’ di musica, i pensieri viaggiano, e si perdono di vista le indicazioni). Ho preso anche decisioni affrettate per quanto riguarda l’alloggio: spesso, a causa della stanchezza, mi accontentavo di soggiornare in un albergue più caro e meno curato (a volte senza acqua calda), quando sarebbero bastati pochi altri passi per trovare, appena più avanti, un posto più pulito, meno caro e generalmente più confortevole.

Pioggia, strade sbagliate, decisioni affrettate, dormire e mangiare bene o male: tutte queste cose insieme fanno la differenza!

Le difficoltà comunque sono sentite in modo diverso da persona a persona: per molti il limite è il tempo, per altri il fisico che cede. Questo porta molti a chiedersi: è giusto continuare o fermarsi? Camminare con le persone che hai conosciuto o continuare la propria strada da soli?

7. Com’è stato l’arrivo a Santiago de Compostela? Che atmosfera si respira?

Ogni persona interpreta questo momento a modo suo: ci sono persone che non vedono l’ora di arrivare a Santiago e partono prestissimo per esserci alle prime luci dell’alba; c’è chi festeggia ad ogni passo salutando tutti, cantando, in preda ad un’eccitazione travolgente; c’è chi non vorrebbe mai arrivare per non interrompere la straordinaria esperienza. Io mi sono fermata a dormire nella città prima di Santiago, mentre il gruppo con cui camminavo aveva continuato, arrivando un giorno prima di me. Avendo avuto la meta così vicina, ho desiderato prendermi un po’ di pace, tranquillità e solitudine per tirare le somme di quello che era stato il mio cammino e arrivare così a Santiago con l’atteggiamento più positivo possibile in modo da prendere il massimo da questa esperienza.

Sono partita la mattina presto per vedere l’alba dalla cattedrale. Ho camminato velocemente gli ultimi 10 km che mi separavano dalla città, e, già a un chilometro di distanza, potevo vedere le guglie più alte della cattedrale. Entrando a Santiago sono passata per la zona industriale e la periferia: traffico, rumori assordanti tentavano di disturbare i miei pensieri, ma non volevo dare importanza a questo ambiente; avevo davanti a me, in lontananza, le guglie della cattedrale che mi indicavano la strada e non vedevo nient’altro attorno a me.

Alla vista della cattedrale l’emozione e la gioia si mescolano ai ricordi delle fatiche, dei problemi e delle difficoltà superate. Ognuno, nella piazza, ha compiuto il proprio cammino ed è il momento della festa, degli abbracci con i compagni di cammino o con i pellegrini che si credevano persi e che si ritrovano.

L’arrivo a Santiago è un’emozione unica ma è molto più forte l’emozione se la città è davvero l’ultimissima tappa del cammino. Per me non lo è stata, in quanto io avevo già in programma di proseguire e arrivare fino all’oceano per altri 4 giorni di viaggio.  È stato l’oceano la mia cattedrale di Santiago. Lì ho ritrovato amici che non vedevo dalla partenza, ho vissuto l’emozione del km 0,00 a Finisterre, la città a picco sull’oceano, fine del Cammino francese e fine del Pellegrinaggio di San Giacomo. Qui, è stato il momento dell’orgoglio di avercela fatta, della gioia di aver superato una prova che magari, in certi momenti, avevo ritenuto quasi impossibile. È stato un momento talmente carico di emozioni che, subito, è diventato unico; talmente bello che vorresti che tutti attorno a te - amici parenti, conoscenti - lo provassero. A questo momento, subito, è seguito quello delle riflessioni e dei bilanci. Ho cominciato a pensare al ritorno a casa… la nostalgia è stata la protagonista dei miei pensieri sia negli ultimi giorni prima di prendere l’aereo che nei giorni successivi al rientro a casa.

8. Cosa ti resta di questa esperienza? La Marta che è partita è la stessa che è tornata?

Aver fatto questa esperienza, mi permette, ad oggi, di avere molta più fiducia in me. Ho una carta in più, quindi ogni difficoltà che mi capita nella quotidianità, ora, mi sembra irrilevante. Ripetendomi nella mente “Marta, tu hai camminato 1000 km, da sola… vuoi dirmi che non riusciresti a fare questo?”, riesco a sentirmi sempre pronta e mai spaventata di fronte ai problemi di ogni giorno e alle difficoltà che prevedo in futuro. Ho molta più consapevolezza di quello che posso fare e mi sento molto più sicura per quanto riguarda prendere nuove decisioni (ad es. andare all’estero senza la paura della lingua). Posso cominciare a tenermi ogni porta aperta. Sono, infatti, riuscita a mettermi alla prova, capendo fino a dove può spingermi la mia buona volontà.

Inoltre, quando si hanno poche cose e si vivono i giorni nella loro semplicità, si impara a dare il giusto valore a tutto quello che ci circonda. Ho capito quindi l’importanza delle piccole cose e dei piccoli gesti, che tendono poi a rivelarsi sempre quelli più grandi e importanti.

Ogni persona lungo il cammino è uguale a te. La gentilezza, la cortesia, come anche l’amore, l’aiuto, la fratellanza e il rispetto reciproco sono parole usate spesso, ma messe in pratica raramente; durante il Cammino le ho fatte diventare la quotidianità. Una volta che capisci che sei uguale a tutti gli altri, che hai gli stessi bisogni, le differenze scompaiono e la fiducia aumenta.

“Il Cammino di Santiago è una sfida e un invito, ti svuota e ti toglie tutto per poi arricchirti e ricostruirti dalle fondamenta. Ti toglie tutte le energie, per poi restituirtele triplicate” (Hape Herkeling). Così è successo per me, tutte le emozioni e i sentimenti negativi sono passati in secondo piano, come pure le mie convinzioni. Tutto viene modificato, scopri e riscopri caratteristiche di te che magari non pensavi di avere, o non ti ricordavi. Ho provato cosa vuol dire essere davvero FELICE!

Il Cammino di Santiago è un vero e proprio allenatore della vita, per la vita.






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