Il Castello di Patrick e Nancy

A Medjugorje si erge un bellissimo castello in pietra, che attira l'attenzione di numerosi pellegrini in tutto il mondo. Questo castello è unico nel suo genere: non evoca un universo fantastico popolato da dame e cavalieri, amori e duelli, assedi e delitti, bensì la storia della conversione di due miliardari canadesi, che - non meno di altre storie incise nelle pietre dei castelli - suscita interesse e meraviglia.

Patrick era un ricco commerciante canadese di automobili, aveva successo, denaro, case, persino uno yacht, ed era socialmente stimato. Ma, non era felice: troppa “materia”, si sa, corrode lo “spirito”, che ha bisogno di essere nutrito e coltivato. La sua vita, all’apparenza perfetta, in fondo era un vero disastro: «Nella mia vita – ammette Patrick – non conoscevo Dio», e Dio rappresenta quella componente spirituale che conferisce senso e orientamento all’esistenza. «A mio figlio che mi chiedeva chi fosse Dio, mostrai una banconota da 20$ e risposi: “Questo è Dio”». Ecco la sostituzione di valori eterni, spirituali con beni effimeri, materiali; e «i risultati di tale scelta furono disastrosi». Mancava il senso, la direzione. E poi la svolta: i messaggi di Medjugorje rappresentano, per lui, l’occasione per ritrovare l’essenziale sepolto sotto cumuli e cumuli di “materia”. Patrick vende tutto quello che ha e costruisce un castello in pietra a Medjugorje – dove attualmente vive insieme alla moglie, Nancy – con l’unico scopo di accogliere i pellegrini, religiosi e laici, in preghiera. Patrick avverte questa sua opera come un effetto dell’incommensurabile amore divino, e, in quanto tale, non ne rivendica l’appartenenza: non è sua, è di Dio, che è la fonte di tutte le grazie. Di questo immeritato dono della grazia di Dio, la famiglia di Patrick Latta ci dà testimonianza.

 

  • Patrick, com’era la vostra vita prima di Medjugorje?

La mia vita prima di Medjugorje era completamente diversa. Ero un commerciante di automobili. Nel lavoro avevo molto successo; così, sono diventato ricco. Ovviamente, non conoscevo Dio: negli affari Dio non c’è, o per meglio dire, le due cose non si conciliano. La mia vita era un disastro, un susseguirsi di matrimoni e divorzi. Ho avuto quattro figli. Uno di loro era drogato, il secondo giocava a rugby ed era alcolizzato, mia figlia si era sposata e aveva divorziato già due volte prima di compiere 24 anni, del quarto figlio non sapevo neanche dove abitasse.

Il cambiamento iniziò il giorno in cui lessi i messaggi di Medjugorje, inviatici dal fratello di mia moglie Nancy. Il primo messaggio della Madonna diceva: “Cari figlioli, vi invito per l’ultima volta alla conversione”. Queste parole mi colpirono profondamente ed ebbero su di me l’effetto di uno shock. Il secondo messaggio conteneva le seguenti parole: “Cari figlioli, sono venuta per dirvi che Dio esiste”. Mi inquietai parecchio e chiesi a mia moglie perché non mi avesse detto prima che questi messaggi sono veri e che lì, in qualche luogo lontano dall’America, appare la Madonna. Continuai a leggere i messaggi nel libro. Dopo aver letto tutti i messaggi, vidi la mia vita come in un film, e presi consapevolezza di tutti i miei peccati. Piansi tutta la notte come un bambino. Sentii che quei messaggi erano rivolti proprio a me. Questo fu l’inizio della mia conversione a Dio. Da quel momento, accolsi i messaggi e cominciai a viverli, non solo a leggerli. Non era facile, ma non cedetti, perché nella mia famiglia – da quando mia moglie ed io cominciammo ad andare regolarmente a Messa, a confessarci, a fare la Comunione, a recitare il Rosario ogni giorno insieme – tutto cominciò a cambiare. Il nostro figlio più giovane, che era drogato, si liberò dalla droga. Il secondo figlio, che era alcolizzato, abbandonò completamente l’alcool, smise di giocare a rugby e diventò vigile del fuoco; anche lui iniziò una vita completamente nuova. Nostra figlia, dopo due divorzi, sposò un uomo meraviglioso che scrive canzoni per Gesù; mi dispiace che non si sia sposata in chiesa, ma la colpa è mia, non sua. In un messaggio la Madonna dice che la preghiera opererà miracoli nelle nostre famiglie. Ed io l’ho potuto costatare: per mezzo della preghiera del Rosario e di una vita conforme ai messaggi, tutto cambiò nella nostra vita. Nostro figlio minore, che lavora a Innsbruck, in Austria, presso le suore di Don Bosco, ha scritto un libro intitolato “Il mio papà!”. Questo è il miracolo più grande, perché per lui non ero neanche un padre! Invece, egli è un buon padre per i suoi figli e nel libro scrive come dovrebbe essere un padre; questo libro non l’ha scritto solo per i suoi figli, ma anche per i suoi genitori.

Quando adesso mi guardo indietro, vedo che tutto è iniziato il giorno in cui ho cominciato a pregare. Il cambiamento più grande è avvenuto in me e in mia moglie. Innanzitutto ci siamo sposati in chiesa e il nostro matrimonio è diventato meraviglioso. Le parole “divorzio”, “vattene”, “non ho più bisogno di te”, non esistevano più; perché quando la coppia prega insieme, non si riescono più a pronunciare queste parole. Nel sacramento del matrimonio abbiamo sperimentato un amore che non sapevo neanche esistesse. La Madonna dice a tutti noi che dobbiamo tornare a Suo Figlio. Io so di essere stato uno di quelli che maggiormente si era allontanato da Suo Figlio. In tutti i miei matrimoni avevo vissuto senza preghiera e senza Dio. Ad ogni matrimonio ero arrivato con il mio elicottero personale, come si addice ad una persona ricca. Mi ero sposato civilmente e tutto finiva lì.

  • Come è proseguito il vostro cammino di conversione?

Vivendo secondo i messaggi, ne vedevo i frutti nella mia vita e nella vita della mia famiglia. Non potevo negarlo. Questo fatto era presente in me ogni giorno e mi stimolava sempre più a venire qui a Medjugorje per incontrare la Madonna, che mi chiamava continuamente. Perciò, vendetti tutto quello che avevo in Canada e mi trasferii a Medjugorje nel 1993, proprio nel periodo della guerra. Non vi ero mai stato prima e non conoscevo questo luogo. Non sapevo neanche che lavoro avrei fatto; semplicemente mi affidai… Il castello che vedete è stato costruito solo per la Madonna, non per me. Considerate che noi viviamo qui dove siamo seduti ora: ci bastano questi 20 metri quadrati. Tutto il resto non ci occorre; resterà qui, se Dio vorrà, anche dopo la nostra morte, come un dono alla Madonna, come un ringraziamento da parte di quel peccatore che altrimenti sarebbe finito all’inferno. La Madonna ha salvato la mia vita e quella della mia famiglia. Ci ha salvati dalla droga, dall’alcool e dai divorzi. Abbiamo iniziato a pregare e abbiamo visto con i nostri occhi i frutti della preghiera. I figli non sono diventati perfetti, ma sono mille volte meglio di prima. Sono convinto che la Madonna ha fatto questo per noi, per me, per mia moglie, per la nostra famiglia. E tutto quello che la Madonna mi ha donato vorrei restituirlo a Lei e a Dio. La nostra speranza è che questa struttura venga un giorno ad appartenere alla chiesa madre e serva al rinnovamento dei sacerdoti, delle suore e dei giovani che desiderano donare tutto a Dio. Per tutto l’anno, centinaia di giovani ci visitano e si fermano da noi. Perciò siamo grati alla Madonna e a Dio, perché Li possiamo servire per mezzo di tutte le persone che ci inviano.

  • La collocazione del castello, proprio a metà tra la collina delle apparizioni e la collina della croce, è capitata per “caso” o è stata scelta?

Venuto a Medjugorje nel periodo della guerra non sapevo cosa mi aspettasse. Ho collaborato a molti progetti umanitari. Mi sono occupato del sostentamento e sono stato in molti uffici parrocchiali in Bosnia e in Erzegovina. Allora, non cercavo affatto un terreno edificabile da acquistare, tuttavia, un uomo venne da me e mi disse che c’era un terreno edificabile e mi chiese se volevo comprarlo. Non ho mai chiesto o cercato niente da nessuno, tutti sono venuti da me e mi hanno chiesto se avevo bisogno di qualcosa: tutti i pezzi si sono perfettamente combinati così come la Madonna ha voluto. Tutti gli operai che hanno lavorato qui hanno edificato la propria stessa vita: per mezzo del lavoro donato per amore e con amore, sono cambiati completamente. Tutto ciò che è stato costruito qui proviene dal denaro che avevo guadagnato negli affari e da ciò che ho venduto in Canada. Volevo veramente che fosse il mio dono alla Madonna qui sulla terra, poiché ella mi ha guidato sulla retta via. All’inizio pensavo di cominciare solo con un piccolo edificio, ma alla fine è diventato qualcosa di molto più grande. Un giorno ci venne a trovare Padre Jozo Zovko e gli dicemmo che questo era troppo grande per noi. Padre Jozo sorrise e disse: “Patrick, non aver paura. Un giorno non sarà abbastanza grande”. Tutto ciò che è sorto non è così importante per me, personalmente: è molto più importante vedere nella mia famiglia i miracoli che sono avvenuti per mezzo della Madonna e di Dio.

  • Lei è stato grande amico di Padre Slavko. Era il vostro confessore personale. Ci può raccontare qualcosa su di lui?

Per me è sempre difficile parlare di Padre Slavko perché era il nostro migliore amico. Prima di cominciare questo progetto, chiesi a lui un consiglio su questa iniziativa e gli mostrai i primi progetti. Allora Padre Slavko mi disse: “Comincia e non ti fare distogliere, qualunque cosa accada!”. Ogni volta che aveva un po’ di tempo, egli veniva a vedere come procedeva il progetto. Ha ammirato soprattutto il fatto che abbiamo costruito tutto in pietra, perché la pietra gli piaceva moltissimo. Il 24 novembre 2000 eravamo come di consueto con lui a fare la Via Crucis; era un giorno normale, con un po’ di pioggia e di fango. Finimmo la Via Crucis e arrivammo in cima al Krizevac. Restammo tutti lì in preghiera per un po’. Quindi, vidi Padre Slavko passarmi davanti e iniziare lentamente la discesa. Dopo poco sentii Rita, la segretaria, che gridava: “Patrick, Patrick, Patrick, corri!”. Mentre scendevo di corsa, vidi Rita accanto a Padre Slavko, che era seduto per terra. Pensai fra me: “Perché è seduto sulla pietra?”. Quando mi avvicinai vidi che aveva difficoltà a respirare. Presi subito un mantello e lo misi a terra, affinché non stesse seduto sulle pietre. Vidi che aveva smesso di respirare e cominciai a fargli la respirazione artificiale. Mi accorsi che il cuore aveva smesso di battere. Praticamente è morto tra le mie braccia. Mi ricordo che c’era anche un medico sulla collina. Arrivò, gli mise una mano sulla schiena e disse: “Morto”. È successo tutto così velocemente… sono passati solo pochi secondi! Lo abbiamo amato molto e non vi potete immaginare quanto sia stato difficile portarlo giù dalla collina, morto: era il nostro migliore amico e il nostro padre confessore, e ci avevo parlato insieme soli pochi minuti prima! Rimasi accanto a lui fino a mezzanotte ed è stato il giorno più triste della mia vita. Quel 24 novembre tutti restarono scioccati quando appresero la triste notizia. La veggente Marija, durante l’apparizione, chiese alla Madonna che cosa dovessimo fare. La Madonna disse soltanto: “Andate avanti!”. Il giorno seguente, il 25 novembre del 2000, arrivò il messaggio: “Cari figlioli, gioisco con voi e desidero dirvi che vostro fratello Slavko è nato al Cielo e che intercede per voi”. È stata per tutti noi una consolazione, perché sapevamo che Padre Slavko ora si trovava presso Dio. Ma è sempre difficile perdere un grande amico. Da lui abbiamo potuto imparare che cosa sia la santità. Aveva un buon carattere e pensava sempre in modo positivo. Amava la vita e la gioia. Sono contento che sia in Cielo, ma qui ci manca molto.

  • Ora che siete a Medjugorje e, da molti anni, abitate in questa parrocchia, qual è il vostro scopo nella vita?

Il mio scopo nella vita è testimoniare i messaggi della Madonna e tutto ciò che Ella ha fatto nella nostra vita, affinché possiamo vedere e capire che tutto questo è opera della Madonna e di Dio. So bene che la Madonna non viene per quelli che seguono la Sua strada, ma proprio per quelli che sono come ero io un tempo. La Madonna viene per quelli che sono senza speranza, senza fede e senza amore.

 





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