Il giro dell’Italia di Nicola e Chiara: tanta voglia di vivere e zero soldi in tasca

Un viaggio necessario per ritrovarsi dopo una tragedia che li ha profondamente segnati, e un invito a vivere ampliando gli orizzonti senza pregiudizi, consapevoli della precarietà dell’esistenza e dell’importanza di dare forma al proprio tempo.

Tornati a Conegliano dopo 5470 chilometri percorsi in 80 giorni lungo le coste del nostro Paese, Nicola Bridda (22 anni) e Chiara Cestari (20 anni) ci raccontano la loro esperienza.

Come è nata in voi l’idea di intraprendere questa avventura?

L’idea è nata per pura necessità di fare qualcosa in seguito alla tragedia che ci ha colpiti lo scorso settembre a Fuerteventura. Eravamo partiti per “evadere”, per fuggire dall’irrequietezza che c’era in noi a causa del sentirci fuori posto in questo Paese. Dopo un mese e mezzo che eravamo lì, dopo aver trovato una favolosa casa in mezzo al deserto, dopo aver trovato un lavoro e aver raggiunto i nostri obiettivi… il sogno si è frantumato. Il nostro migliore amico, Matias, che si trovava lì con noi, ha perso la vita nell’oceano. Rimanere lì era estremamente traumatico, non ci potevamo consolare tra di noi. Un incubo. Una volta ritornati a casa, però, la situazione era anche peggio. Essere ritornati all’inizio, tutto da capo, e con un peso del genere sulle spalle. Non dovevamo essere qui. Non potevamo far finta di nulla. Abbiamo quindi deciso di partire all'avventura, nel nostro Paese. Matias ci ha fatto capire quanto la vita possa essere fragile e quanto il tempo debba essere sfruttato. Dovevamo portare questo messaggio in giro per la nostra Italia, per noi, per Matias, per tutti coloro che cercano uno stimolo.

Perché a piedi e senza soldi?

Per diversi motivi. Innanzitutto perché questo – probabilmente – è il modo migliore per stare a stretto contatto con le diverse culture e imparare le usanze di ogni luogo, cosa che in aereo o in hotel non accade; volevamo far emergere valori che con l’avanzare del tempo stanno sparendo, quali la solidarietà, la fratellanza, l’altruismo. In secondo luogo abbiamo pensato potesse essere uno stimolo per coloro che sognano di viaggiare ma non hanno i soldi per farlo, quindi evitano e basta.

Com’è andata?

È stata un’esperienza pazzesca, ci sarebbero troppe cose da spiegare ma tutto ciò in cui abbiamo creduto fin dall’inizio si è rivelato reale. Abbiamo conosciuto ogni giorno persone davvero straordinarie, abbiamo potuto imparare abitudini e usanze di tutta la nazione, abbiamo sviluppato delle capacità fisiche e mentali che continuano a tornarci utili anche dopo il viaggio. Abbiamo dimostrato che si può fare, che la gente ha ancora un cuore e che la realtà non è quella che ti descrive un telegiornale. Abbiamo visto posti e città che alcune persone non vedranno mai. Ma soprattutto abbiamo goduto della vita e dei suoi frutti, svegliandoci ogni giorno senza sapere dove avremo passato la notte seguente, ci siamo goduti ogni secondo e ogni momento, proprio come Matias ci ha insegnato. Passavamo le nostre giornate semplicemente partendo verso una direzione precisa, ma… allo sbaraglio: se avevamo fame entravamo nei panifici e chiedevamo il pane del giorno prima; se avevamo sete c’erano le fontane o i rubinetti dei bagni dei bar; se qualcuno ci dava un passaggio era pura gioia, sia per il tratto di strada risparmiato sia per l’opportunità di entrare in contatto con qualcuno che vuole aiutarti.

Leggendovi, si capisce che avete fatto del viaggio-pellegrinaggio una scelta di vita. Cosa significa «vivere e pensare da pellegrini»?

Noi possiamo rapportarci al pianeta Terra con due atteggiamenti diversi: possiamo comportarci come turisti e guardare la Terra come una sorgente di beni e servizi a nostro uso e consumo, o girare come Pellegrini della Terra e trattare il pianeta con reverenza e gratitudine. I turisti danno valore alla Terra e a tutte le sue ricchezze naturali soltanto nei termini dell'utilità che ne deriva per loro stessi; i Pellegrini percepiscono il pianeta come sacro e riconoscono il valore intrinseco di tutta la Vita. I turisti trovano gratificazione nel consumare i doni della natura; i Pellegrini trovano meravigliosa la conservazione della sua magnificenza.

Percorrendo non da turisti ma da pellegrini tutto il perimetro dello Stivale, come vi è apparsa l’Italia e la sua gente?

L’Italia è un paese meraviglioso, ogni regione è un puro gioiello, possiamo vantare di vivere in un posto straordinario. Abbiamo percepito il cuore di ogni persona che ci ha aiutati in ogni regione e non esiste solo la diffidenza, non esiste solo la puzza sotto al naso, non esistono solo pregiudizi, luoghi comuni e stereotipi. Siamo tutti delle persone splendide dotate di stati d’animo e qualità invidiabili da tutto il resto del mondo e viviamo in un paese ricco di bellezze e luoghi mozzafiato.

Qual è il ricordo o l’emozione più forte che vi ha lasciato questo viaggio?

Ogni giorno c’erano tempeste di emozioni fortissime, le più intense erano sicuramente quando qualcuno aiutava due sconosciuti in qualunque modo potesse. Sentirsi accolti, abbracciati, da una persona che non ha la più pallida idea di chi tu sia, ti fa sentire a casa.

Com’è stato il ritorno alla normalità?

Devo dire che è piuttosto strano. Sicuramente stare fermi è impossibile: ormai ci siamo forgiati per utilizzare (e non sprecare) ogni secondo del nostro tempo. Questo viaggio ci è stato utile anche per godere della semplicità e della monotonia della vita quotidiana: avere un letto comodo, un frigo, etc. sono tutte cose che sembreranno banali ma per noi ora sono proprio un lusso. Però si sente quanto questa esperienza ci sia servita. Staremo fermi, fino al prossimo fuoco da ardere.

Che messaggio vi sentite di comunicare ai ragazzi della vostra età?

Ai nostri coetanei vorremmo far leggere una riflessione che abbiamo scritto durante il viaggio:

Il dono della vita è stato concesso a tutti noi, i suoi frutti prelibati sono a nostra disposizione e possiamo coglierli e gustarci il loro sapore in ogni momento e occasione. Quindi non abbiate paura di sgarrare, di evitare qualcosa che vi sembra sbagliato, non abbiate timore di parlare con uno sconosciuto per chiedere anche solo un'informazione, saziate la vostra curiosità, parlate agli anziani, vestitevi comodi, ascoltate musica, leggete, viaggiate, inseguite i vostri appetiti e date sfogo alle vostre emozioni per esprimere la vostra vera essenza e potervi identificare come un colore e non come un numero. Provate a spegnere la televisione, sporcatevi le mani, dimenticatevi l’ombrello a casa, evitate di essere pignoli e di voler avere ragione poiché essa non esiste. Prendetevi in giro alla mattina, godetevi la sera, ascoltate, fate silenzio. Non ci è stato concesso un tempo illimitato e soprattutto non siamo stati informati di quanto realmente ne abbiamo. Vale quindi la pena sprecarlo vivendo una vita che non ha una forma? Una vita che non può essere distinguibile e identificabile? Non cercate la stabilità..., evitate di essere schiavi delle abitudini... . Noi abbiamo scelto di alimentare il fuoco che sentivamo dentro, abbiamo scelto la Vita. (...) E c’è un motivo alla base di tutto questo, una persona responsabile di tutto ciò, una persona che ci ha fatto aprire gli occhi e che ci ha fatto imparare molto di più in un secondo che in 16 anni di scuola, una persona a cui dedichiamo questa nostra impresa. Quella persona è Matias, che non perde occasione di farsi sentire o di darci una mano. Ci hai insegnato la cosa più importante e noi ora, come te, scegliamo la vita, fino alla morte.
 
L'esperienza, documentata nel blog Toccare Il Mondo, presto sarà anche libro!





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