Il mondo visto da una bici

Marco Zanchettin (23 anni) ci racconta il suo modo di fare ferie: in sella ad una bici.

Marco, ventitreenne di San Fior, è un ragazzo determinato, spontaneo, positivo, «una persona che è esattamente quella che vedi», così si definisce, e subito aggiunge: «sto passando probabilmente il periodo migliore della mia vita: mi sento pieno di energia e cerco di manifestarla un po’ in tutto quello che faccio. Non sono uno da divano e tv, tanto per capirci, anche perché difficilmente riesco a stare fermo per molto tempo». E infatti appena il lavoro gli concede una tregua (lavora come operaio presso Apinox a Castello Roganzuolo), si allena, esce con gli amici oppure, se la pausa è abbastanza lunga, parte in sella alla sua bici alla scoperta del mondo, perché ogni attimo è prezioso, ogni attimo va vissuto!

Marco, qual è l’ultimo viaggio in bici che hai fatto? Come è andata?

Lo scorso agosto: un percorso di 3565 km attraverso 7 Stati (Italia, Austria, Germania, Olanda, Belgio, Francia e Principato di Monaco) con oltre 20.000 metri di dislivello in 24 giorni di cui 22 pedalati (mi sono infatti concesso due giorni di pausa per visitare bene Amsterdam e Parigi). È stata senza dubbio la migliore esperienza vissuta finora, sia dal punto di vista atletico (vista la media giornaliera dei chilometri percorsi con ogni sorta di condizione atmosferica), sia dal punto di vista emotivo. Da quest’ultimo punto di vista il viaggio è stato senz’altro arricchito dall’incontro con un altro cicloamatore italiano lungo il percorso verso l’Olanda (assieme al quale ho pedalato per una settimana fino a Parigi!) e dagli straordinari scenari attraversati: sono passato dalle Dolomiti, alle valli dell’Austria, al verde della Baviera, alle grandi pianure della Germania occidentale, costeggiando fiumi come il Danubio e il Reno e passando per città importanti come Stoccarda, Mainz e Colonia, e poi il vento e i mulini dell’Olanda, e l’immenso territorio francese che ho esplorato da nord a sud con l’opportunità di visitare il Louvre e di fare esperienze culinarie incredibili in Borgogna ma anche un semplice bagno nello splendido mare della Costa Azzurra. Un viaggio completo.

In realtà ce n’è stato un altro più recente, durante le ultime vacanze di Natale, un viaggio che però considero diverso, avendo dormito tutte le notti nello stesso posto. Ho pedalato per sei giorni nell’isola di Tenerife alle Canarie percorrendo 640 km con quasi 17.000 metri di dislivello e scalando per tre volte il vulcano del Teide, all’interno di un parco naturale straordinario che sorge al centro dell’isola.

Prima ancora?

Innanzitutto Roma (andata e ritorno) nell’agosto del 2015, il viaggio che ha dato il via al mio spirito d’avventura. Furono 1135 km molto difficili, lo ritengo ancora il viaggio più difficile che ho fatto perché allora non ero molto allenato e nemmeno molto organizzato a livello di bici e attrezzatura. Lì ho davvero sfidato me stesso e ho provato per la prima volta cosa vuol dire provare sofferenza fisica durante l’attività sportiva. Furono in tutto 8 giorni: tre di andata, uno di pausa nella capitale e quattro di ritorno.

Inoltre, nell’agosto del 2016 decisi di avventurarmi al di fuori dei confini nazionali per la prima volta. Dopo aver traghettato da Genova a Tangeri in Marocco, presi un altro traghetto per Algeciras, città spagnola situata poco sotto Gibilterra, da dove è iniziato il mio lungo percorso iberico, attraversando città come Malaga, Almeria, Murcia, Valencia e Barcellona e luoghi quasi desertici, in alcuni punti pedalando anche con temperature di 40 gradi all’ombra. Dopo la parentesi spagnola, proseguii lungo la costa meridionale della Francia ed infine nel nord Italia fino a casa, chiudendo il viaggio con 2547 km percorsi in 19 giorni tutti pedalati.

Per un ragazzo della tua età, non è una scelta scontata: molti sfrutterebbero le ferie per andare a divertirsi, tu invece scegli di prendere la bici e di pedalare per chilometri e chilometri… Qual è stata la motivazione a partire la prima volta? E che cosa ti spinge ogni volta a partire?

La prima volta stavo affrontando un periodo per me un po’difficile e particolare, e capì che dovevo darmi uno “scossone”. Avendo sempre amato viaggiare e avendo sempre apprezzato andare in bici pensai di unire le due cose per ripartire in generale nella vita. Durante il primo viaggio provai delle emozioni incredibili: ricordo che quando arrivai davanti al Colosseo dopo tre giorni estenuanti mi mancava letteralmente il respiro da quanta gioia e soddisfazione provavo in quel momento. Ovviamente cominciai ad amare anche la sofferenza sportiva, che fa parte del gioco: voler dare il massimo anche quando il tuo corpo sembrerebbe non farcela più. Ora è diverso, parto con molta più convinzione nelle mie possibilità e sono arrivato quasi al punto di non volermi più dare dei limiti. So comunque che ogni viaggio è una storia a e in quell’arco di tempo che passo a vagare per il mondo con la mia bicicletta ogni istante mi trasmette qualcosa che porterò dentro per sempre.

Che cos’è, secondo te, che i tuoi coetanei si perdono?

Secondo me perdono prima di tutto la possibilità di sfruttare al meglio il proprio corpo nei migliori anni (fisicamente parlando), ma soprattutto perdono la possibilità di vedere il mondo con occhi diversi, la capacità di gestire una cosa che è più grande di te e che ti forma anche come persona perché è un viaggio che ti dà un sacco di insegnamenti.

Nella tua pagina Facebook infatti scrivi “Le persone non fanno i viaggi; sono i viaggi che fanno le persone”…

Sì, sono esperienze che ti formano. A distanza di anni, in certi momenti, mi vengono in mente singoli istanti di quei viaggi, e mi sembra di rivivere di nuovo le stesse identiche emozioni di quel momento. Sono esperienze che ti cambiano la vita: si torna diversi.

Può essere un’esperienza alla portata di tutti o richiede una certa preparazione?

Io credo che non sia alla portata di tutti, ma comunque di molti. Senza dubbio l’allenamento diventa una componente molto importante ed è difficile gestirlo quando lavori nove ore al giorno. In questo periodo sto praticando tre sport (bici, corsa a piedi e nuoto), a volte anche tutti e tre in un unico giorno! È chiaro che ora per me è diventata una cosa molto “seria” ed intensa. A volte richiede dei sacrifici allenarsi molto, ma onestamente ho ancora molto tempo libero ed allenarmi è un piacere. Credo comunque che in un viaggio di questo tipo conti molto di più la testa che l’allenamento: il voler raggiungere un obiettivo e il metterci tanta passione sono determinanti.

Viaggi sempre da solo... la solitudine, alla lunga, non ti pesa?

No, anzi, ne sento proprio il bisogno! In un momento storico in cui - soprattutto con il telefono e i social network - siamo praticamente sempre in contatto con altre persone, necessito di un periodo in cui dedicare del tempo solo a me stesso e questo mi porta poi ad avere molto su cui riflettere durante il viaggio. Senza considerare la bellezza del poter conoscere qualcuno durante il percorso...

Progetti futuri?

Progetti futuri ce ne sono molti. Per ora mi concentro su quello che potrebbe essere il prossimo viaggio con partenza il giorno del mio compleanno, il 4 agosto. Un viaggio attraverso 9 stati (Italia, Slovenia, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Croazia e Bosnia): oltre 4000 km che vorrei percorrere in poco più di 20 giorni provando anche a fare una tappa da 400 km in un giorno solo. Sulla carta un’avventura spettacolare che mi porterebbe a scoprire l’Europa dell’est ma con un finale interamente dedicato all’Italia da percorrere da sud a nord.

 

Foto di copertina: Olanda






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