Esperienze

21 Apr 2020


Il triatleta a servizio dei malati, da ateo a battezzato

Da fuoriclasse del triathlon a volontario in ambulanza per pazienti Covid. A Pasqua ha ricevuto il Battesimo in una chiesa vuota.

Apprendiamo da Avvenire la notizia di un operatore di ambulanza – ex campione del mondo di triathlon (2014, che viene battezzato in una chiesa di Budapest alla presenza solo di sacerdoti e padrino.  È una notizia di quelle che fa luce in questo tempo grigio generato dall’epidemia e dalle sue conseguenze.

Dentro questa epidemia c’è chi ha avvertito forte una chiamata: «Dio mi ha chiamato a lavorare in ambulanza e con i malati» ha dichiarato Ákos Vanek, ungherese, 35 anni. Alle sfide certo è abituato, dopo ventidue anni di attività sportiva. Ma la sfida stavolta è per gli altri, non più solo per se stesso. Ákos Vanek in un momento difficile per il suo Paese come per il mondo intero ha sentito di dover mettere le attitudini acquisite come atleta professionista – determinazione, perseveranza, umiltà, rispetto, coraggio – a servizio degli altri. Così è salito come volontario su un’ambulanza, trasportando i pazienti colpiti da Coronavirus.

Non è sempre stato credente Ákos, anzi alla fede è arrivato da adulto: «Sono stati alcuni amici a farmi scoprire e apprezzare il cattolicesimo. E poi vorrei diventare padrino di mio nipote per questo ho iniziato il catechismo» ha dichiarato.  A Pasqua era previsto il suo Battesimo, che ha rischiato di saltare per via della chiusura delle chiese, ma i francescani di Pasaret (Budapest) hanno ottenuto il permesso di farlo alla presenza di pochi frati. Un amico pastore protestante ha preso il suo turno in ambulanza, quella notte, la notte della veglia pasquale, per consentirgli di ricevere il sacramento.

La forza per esporsi in prima linea in situazione di emergenza sanitaria certamente gli viene anche dalla fede, che in qualche misura obbliga a vincere la paura con la forza dell’amore, a uscire da sé per incontrare gli altri. Ákos ha rivelato che molti suoi colleghi pregano durante il lavoro e che gli stessi malati vedendoli ne sono grati. Il lavoro svolto da tante persone come Ákos è luce nell’oscurità, proprio come quella candela accesa che la notte della vigilia di Pasqua poco a poco illumina tutta la chiesa. E quando ci si rende conto, pur in circostanze drammatiche, di far parte di qualcosa di buono, allora si riesce anche a dare senso e direzione alla propria vita, che per un credente è sempre un cammino verso il Sommo Bene.






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