Il vero nutrimento

Masticare la Parola di Dio, mescolando suoni e colori, gusti e sapori...

Se ci pensiamo, spesso quando abbiamo voglia di incontrare qualcuno o di dialogare con lui diciamo: “prendiamo un caffè insieme?” oppure “mangiamo qualcosa insieme?”. Anche la Parola di Dio alle volte viene “masticata” durante i pasti quando in famiglia si commentano le letture della domenica, oppure tra amici spronati magari dall’omelia ascoltata a messa. Sono questi momenti vissuti in comunione che il 9 marzo hanno preso forma in una Cena Biblica a Casera Chiavacci.

Dentro al cibo, e attorno alla tavola, ci sta il mondo. Dal mattino sono iniziati i preparativi con Sabrina Donà, iconografa prestata alla cucina, capace di mescolare sapori con la tavolozza dei colori per esprimere il mistero. L’obiettivo è stato centrato: una cena da Dio… e quanti hanno collaborato e servito felici di aver scoperto come mescolare gusti e sapori!

Al banchetto c’erano molte persone, di età e provenienze diverse. Divisi per tavoli, è stato possibile srotolare insieme una parola che ha lasciato il gusto della fraternità. Accompagnati da don Paolo Basso e da Maddalena Zilio insieme a due straordinari musicisti di ballate ebraiche, Christian Tonello ed Eraldo Zanetti, è iniziata la cena. Assaporando l’antipasto, è stata spiegata la nascita della scrittura. I geroglifici con gli egiziani, i sumeri e i loro caratteri cuneiformi, fino all’alfabeto arrivato con i greci, nato in area siro-fenicia dove si sono insediati gli israeliti e quindi il rotolo, un codice di lettere che richiamano non concetti, ma il soffio dello spirito: la Parola di Dio. I rabbini per dare il gusto ai bambini a leggerla cospargevano di miele le varie lettere dell’alfabeto, come recitava il salmo: “la tua parola è dolce come il miele”. Così la prima fame, quella di un bambino, diventa fame e gusto della Parola di Dio. La Bibbia è il racconto di “chi ha gustato Dio” e di come si può vivere nel mondo “gustandolo” e “rigustandolo” ogni giorno. Invitati a fare lo stesso gesto, abbiamo attinto alla Parola ascoltandola, gustandola e condividendola.

Con i primi piatti il ritorno alle origini di ciascuno, quegli “inizi” dove riaffiorano i giorni passati. Che piatti mangiavo da piccolo? Che sapore ancora mi lasciano dentro? Lo abbiamo raccontato a chi ci sedeva accanto, con la riconoscenza per quello che è stato, per quello che ci lascia ancora oggi dentro un sapore di vita piena. Quella vita fatta di gusti, profumi, sapori, colori, che ci fanno incontrare con i nostri bisogni e desideri più elementari: essere nutriti da cibo, parole, sguardi, sorrisi che scaldano il cuore e alimentano la vita.

Arrivano i secondi piatti. Quanta ricchezza in umanità durante le parole scambiate a tavola! È Parola che si fa carne, in ognuno, attraverso i gesti della vita quotidiana, e avolte neanche ce ne accorgiamo! Eppure, quando facciamo diventare carne la Parola? Quando nelle vicissitudini della vita capiamo che la Sua promessa non si è fermata, bloccata nella depressione, nello smarrimento, ma anzi proprio gli intoppi ci aiutano a comprendere che non si è spenta la prima vocazione, è solo venuta meno l’interpretazione che ne davamo all’inizio. Non è stato lo scacco matto dell’esistenza, ma solo l’inizio dell’incarnazione, per essere fedeli non a quello che noi abbiamo pensiamo e idealizziamo, ma a quello che la vita ci propone ogni giorno.

Condividendo il dolce, la Parola si fa suono attraverso la danza ebraica. I due artisti, che in alcuni momenti della cena hanno suonato, seguivano anche con il loro corpo la melodia, non quella degli spartiti, bensì quella più profonda dei loro cuori. Così a fine serata è stato proprio impossibile stare fermi e abbiamo iniziato a danzare per quel Gesù che si è fatto cibo, Parola da assimilare, condividere. “Beato chi in Lui confida. Perché Lui ci manda la benedizione e la vita per sempre” (Salmo 34). È Lui quel nutrimento di cui abbiamo bisogno per donare a ciascuno parole semplici, famigliari, che risvegliano in noi la fame di vivere.

Roberta Coppola






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