IMPRESSIONI DAL SERMIG (I)

“Capodanno Controcorrente” all’Arsenale della Pace di Torino. Una proposta de Le Piccole Apostole della Carità, che operano all'interno de La Nostra Famiglia, accolta anche quest’anno da tantissimi giovani.

Questa era la seconda volta che venivo all’Arsenale della Pace. Come sempre, in una situazione simile c’è la paura che la seconda volta non sia mai come la prima e che ne riesca una mezza delusione. Non è stato così, anzi posso dire di essere molto contento di esserci tornato.

Perché? È difficile spiegarlo bene, dato che un’esperienza all’Arsenale è una cosa che ti “coinvolge dentro”, per cui una spiegazione puramente razionale non è sufficiente. Tuttavia posso ben notare alcuni punti che rendono (almeno per me) la realtà del Sermig così speciale:

ACCOGLIENZA. Non sono solo i bisognosi ad essere accolti, vengono accolti tutti. Non è una differenza da poco. Penso di essere una di quelle persone che, prima di abituarsi ad una situazione nuova, hanno bisogno di un po’ di adattamento. Tuttavia all’Arsenale mi capita di sentirmi fin da subito a casa; l’ambiente stesso e i volontari sembrano (e, in effetti, lo sono) amici pronti ad accoglierti e non intrattenitori con l’incarico di gestire la tua permanenza. D’altronde una delle espressioni che compare anche nella regola del Sermig è: “Benvenuto a casa tua”.

VALORIZZAZIONE. Tutti coloro che arrivano all’Arsenale vengono valorizzati. Quando i membri della fraternità del Sermig usano il “noi” si tratta generalmente di un “noi” inclusivo, cioè si riferiscono non solo a loro stessi ma anche a tutti coloro che li stanno ascoltando e a tutti coloro che sono passati dall’Arsenale nel passato. Inoltre, non appena si viene ricevuti, si viene fin da subito coinvolti nelle attività di volontariato, attività che non vengono imposte per assegnazione ma piuttosto opportunità tra le quali ciascuno può scegliere quella che più gli piace o che più gli sembra adatta: questa libertà di scelta porta ogni volontario a fare la propria parte con più soddisfazione e senso di responsabilità. Non è poco.

STORIA. A pensarci bene, gli eventi che hanno interessato la storia recente dell’Arsenale danno l’idea di prendere parte ad un’esperienza miracolosa cresciuta con la sola forza della Fede e della Speranza. Appena nato, come associazione di volontariato di ambito cattolico, il Sermig sembrava un’attività con obiettivi lodevoli ma non molto dissimile da tante altre realtà parrocchiali o diocesane. Il fatto che - senza altri mezzi ad eccezione delle donazioni (di tempo e denaro) dei benefattori e della disponibilità ai piani di Dio del suo fondatore, Ernesto Olivero - il Sermig sia riuscito a rendere nuovamente abitabile ed attivo un edificio come l’Arsenale (che nel 1983 era praticamente un rudere) e, soprattutto, sia riuscito a divenire una solida realtà in cui “milioni di persone aiutano milioni di altre persone” rappresenta uno di quei miracoli di cui siamo abituati ad avere notizia poche volte. Solitamente nelle biografie di santi, dei beati o di persone comunque straordinarie.

Cosa porto a casa da questa esperienza? Una grande gioia interiore, la determinazione ad essere attento ai miei fratelli che hanno bisogno e la consapevolezza che (come ben spiegato nella recita che ci è stata presentata nel corso della veglia del 31 dicembre) le nostre opere buone e il nostro amore rappresentano solo il 50% della nostra partecipazione ai progetti di Dio sulla nostra vita e che l’altro 50% - talvolta anche di più - lo mette Dio stesso e noi dobbiamo solamente rispondergli. Mi resta anche una paura, quella che la vita di tutti i giorni possa sbiadire i miei ricordi e i miei buoni propositi.

Volevo concludere ringraziando tutti coloro che mi hanno permesso di vivere questa esperienza e che mi hanno fatto compagnia per questi 3 giorni intensi: Padre Giorgio, Daniele (la nostra guida al Sermig), le Piccole Apostole della Carità e tutti i giovani provenienti da diverse parti di Italia venuti al seguito de La Nostra Famiglia.

P.S. Ripensando a questi giorni non ho potuto evitare che mi venisse alla mente la seguente citazione che descrive bene tanto la personalità di Ernesto Olivero quanto quella del Beato Don Luigi Monza.

“Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte a una personalità indimenticabile” (Jean Giono)

Emanuele Merati






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