IMPRESSIONI DAL SERMIG (II)

“Capodanno Controcorrente” all’Arsenale della Pace di Torino. Una proposta de Le Piccole Apostole della Carità, che operano all'interno de La Nostra Famiglia, accolta anche quest’anno da tantissimi giovani.
Roberto: C’erano delle persone che avevano un sogno: aiutare gli altri. Non erano esperti e non avevano i mezzi per realizzare bene questo desiderio. Non avrebbero mai potuto realizzarlo da soli. Hanno cercato e accettato l’aiuto di tutti quelli che si sono messi a disposizione. Il Sermig - Arsenale della Pace di Torino è una grande struttura che offre aiuto a molte persone in modi diversi, in Italia e all’estero. Accoglienza, pasti, cure mediche, vestiti, istruzione, sostegno ad iniziative promosse e realizzate da altre associazioni ed enti. Quello che viene fatto è sempre curato nei dettagli ed analizzato per capire se può essere fatto in modo migliore e più efficiente, premiando sempre le attività più necessarie in ogni momento. Questa enorme macchina della solidarietà è stata realizzata negli anni grazie all’attività dei volontari che sono ancora oggi quella benzina che le permette di correre.
Questo capodanno ho avuto la fortuna di scoprire questa realtà in un campo di tre giorni, insieme ad altri 200 giovani da tutta Italia, con i quali ho condiviso gli spazi, il servizio, la preghiera, le gioie e le emozioni del veglione con le testimonianze, la marcia della pace fino al Duomo, la Messa a mezzanotte. È stato un capodanno diverso rispetto al solito, molto più focalizzato sulle cose importanti e autentiche. Le condivisioni nel nostro gruppetto di 35 persone sono state l’occasione di confronto e crescita, portando ciascuno il suo contributo.
Ognuno di noi si è portato a casa qualcosa di questa esperienza. Facciamo tesoro di tutto questo e cerchiamo di portarlo nel quotidiano che ci attende al termine di queste feste.

M. Luisa: Il Sermig fa il Bene e lo fa in modo unico e straordinario. Uno dei motti infatti è "il bene fatto bene", ed è vero. I servizi sono estremamente efficaci e pratici ma anche estremamente belli: la bontà è unita alla bellezza, ed è così che i servizi spaziano dall’accoglienza dei senzatetto alle lezioni di musica, cercando di valorizzare i talenti individuali per aiutare senza nessuna forzatura ma anzi credendo nella volontà e nelle capacità di ogni singolo individuo. "Il bene fatto bene" non sono solo parole, al Sermig è davvero la realtà.

Marta: Eccomi tornata, per la seconda volta, dal capodanno al Sermig. Che esperienza! Quanta bellezza in così pochi giorni! In questa piccola-grande realtà di Torino si scorge bellezza in ogni angolo, dai sorrisi dei ragazzi della confraternita, sempre allegri e disponibili, a quelli dei volontari che si prestano ai vari servizi, ogni giorno. Da dove arriva tutta questa luce? Per la seconda volta mi chiedo come sia nata una realtà così, accogliente e solida, che dura nel tempo. È un sistema aperto, che cerca lo scambio con l'esterno, perché vuole arrivare proprio a chi non ha molte cose in cui credere. Il Sermig è tutto costruito sul lavoro di squadra, sull'intercettare i bisogni degli ultimi e sulla valorizzazione e fioritura dei giovani. Questo si impara lì, a lavorare di squadra, con la bellezza, nell'aiuto al prossimo, con tanta speranza nel cuore. In questi due giorni mi ha impressionata la quantità di famiglie, con figli, che sceglie di passare il capodanno facendo del volontariato, credendo in una religione che diventa davvero pratica, concreta, senza formalismi. In poche parole a me questo Arsenale della Pace di cui si parla ancora poco, troppo poco, ha aperto il cuore, torno a casa ossigenata, con l'augurio di fare nel mio piccolo la differenza nel quotidiano, nel servizio agli altri, portando sempre lo spirito e il clima che ho potuto respirare in quei giorni trascorsi lì. Ernesto e i suoi collaboratori hanno fatto davvero un capolavoro. Sono sicura che il Sermig continuerà ad illuminare molte vite e aprire molti cuori.

Claudia: Un Sogno e un Sì. Mi piace ricordare così i miei primi giorni trascorsi all'Arsenale della Pace. Sì, perché tutto quello che oggi esiste, il Bene che è stato fatto e si sta ancora facendo grazie a questa realtà, ha avuto inizio da un Sogno di un uomo e di una donna e dal loro Sì a una chiamata per la vita. Un Sogno e un Sì... Capite? Nient'altro. E poi tutto è venuto di conseguenza. Certo, con l'impegno, le azioni concrete, il mettersi in gioco nel quotidiano, le difficoltà, ma il tutto accompagnato dalla fiducia che Qualcuno li stava guidando e custodendo. L'augurio che mi faccio e vi faccio, allora, è proprio questo: che in questo anno possiamo davvero sognare in grande per la nostra vita, possiamo rinnovare i nostri Sì e avere il coraggio di dirne di nuovi.

Alessandro: C’ero già stato lo scorso anno e mi era piaciuto, sono tornato con l'idea che avrei aiutato persone e che sarei rimasto contento. Quest'anno però, senza volerlo, in me c'è stato un confronto, un'autovalutazione: “l'imprevisto accettato” l'ho vissuto dentro di me! Tre giorni intensi che sono orgoglioso di aver vissuto lì.

Franca: Avevo sentito parlare di Sermig da alcuni giovani della parrocchia che più volte vi erano stati proprio in occasione del capodanno. Convinta da un’amica, quest’anno, tra vecchio e nuovo anno al Sermig di Torino c'ero anch'io, e la sensazione immediata è stata quella di “una porta sempre aperta” dove la gratuità non ha confini. In un tempo in cui la qualità delle relazioni tra le persone è segnata dall'individualismo, al Sermig si respira solo l’aria della solidarietà, della collaborazione, dell’accoglienza. Ho percepito un’attenzione verso l’altro davvero unica, la volontà di rispondere al bisogno dei fratelli con una disponibilità assoluta, aggiungerei con una nuova mentalità. Mi ha colpito infatti il senso del “restituire”, che non è semplicemente dare ma restituire un contributo per appianare un debito di Bene che è di tutti. La tenacia di Olivero e di tante persone di buona volontà hanno dimostrato che è possibile il sogno di un mondo fondato sulla fraternità, che deve nascere dai nostri gesti quotidiani, nelle nostre case, negli ambienti di lavoro, nelle nostre città, come se fossero dei Sermig in miniatura.

Cinzia: “Invece sono qui perché quando tutto sembra perso, l'amore esiste e resiste”. La speranza ha già vinto. Con gli occhi e il cuore pieni di vita, gioia, mondo, amore, nonostante tutto.






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok