Esperienze

01 Ago 2017


In cammino…

“Aspettiamo e speriamo di trovare la strada giusta e ci dimentichiamo che la strada giusta si trova camminando”

Mirca Giro, Lisa Bolzan e Claudia Faraon, ormai da tre anni, coniugano passione sportiva e ricerca spirituale percorrendo a piedi un itinerario che dal Santuario di Sant’Augusta di Vittorio Veneto le porta alla nota Basilica dei Miracoli di Motta di Livenza, seguite in macchina dai mariti Trio e Giorgio. La preghiera è elemento essenziale di questo cammino, il quale riserva però anche interessantissime scoperte di carattere culturale. Le tre podiste, infatti, si trovano a percorrere un tratto dell’antica Via del Sale che da Venezia portava l’“oro bianco” in Cadore passando per Portobuffolé e Serravalle; inoltre, il cammino prevede una tappa presso la chiesetta di San Mauro e Macario a Vallonto (Mansué), che contiene due preziosi cicli di affreschi sovrapposti, uno del 1400 e l'altro del 1600.

Partite inizialmente in tre, l’entusiasmo delle tre maratonete vittoriesi ha via via coinvolto altre persone: il 27 maggio di quest’anno a camminare erano in 15.  Certo, coordinarsi non è stato facile. Marciare in gruppo richiede particolari attenzioni e (quasi) perfetta sincronia. D’altro canto, la sinergia che si crea contribuisce ad alleviare le fatiche del cammino. Perché percorrere 50 km a piedi in giornata non è affatto facile! L’allenamento è fondamentale, ma ci vuole anche tanta buona volontà. «Fortunatamente - rende noto Mirca - eravamo tutti molto preparati, e siamo riusciti a raggiungere la Basilica di Motta di Livenza in tempo per la S. Messa e la Benedizione del Pellegrino».

Partiti alle 6.45, i pellegrini han dovuto sgambettare di buona lena per arrivare a destinazione entro le 18.00. Se avessero ritardato, avrebbero trovato le sacre porte della Basilica chiuse. Perciò, niente soste prolungate lungo il tragitto, ma solo brevi pause per rifocillarsi senza perdere il ritmo.

«Non è una passeggiata - sottolineano le tre organizzatrici - ma un cammino molto lungo. Ciascuno di noi ha dentro di sé qualcosa da mettere in moto camminando… a noi piace pensare a questo cammino come a una pulizia interiore che ciascuno fa con se stesso». E aggiungono: «Tutte le stanchezze poi passano. D’innanzi alla Madonna dei Miracoli, l’impressione è unica: sembra quasi che parli! Riceviamo una forza incredibile e gli sforzi fatti durante il percorso si azzerano. Il “sacco” di pensieri che ciascuno portava con sé si svuota, e ripartiamo più leggeri di prima».

Finito il pellegrinaggio, ciascuno riprende il suo personale cammino nella quotidianità. L’augurio che le maratonete si fanno (e ci fanno) è quello di godere di ogni passo, qualunque sia il cammino da percorrere, «perché è sì importante avere una meta, ma ancor più importante il cammino. La meta è il cammino».






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