Esperienze

08 Mar 2019


In tensione verso l’altro e l’altrove: Marco Steffan, oggi operatore umanitario in Uganda

Marco Steffan, 33 anni, originario di San Pietro di Feletto (TV), da circa tre anni vive in Uganda, impegnato in missioni umanitarie. In quel piccolo Paese dell’entroterra africano si è anche sposato. So solo questo di lui, e tanto basta per incuriosirmi. Gli scrivo, per saperne di più sulla sua vita e sulla sua motivazione.

Marco, come hai deciso di spostarti dall’Italia in Africa?

L’Africa per me è stata parte di un percorso di vita e lavorativo che dal 2011 mi ha portato in giro per il mondo, dall’Australia al Ruanda, passando per Regno Unito, Spagna, Balcani e Indonesia. Da maggio 2016 mi sono spostato in Uganda. Dopo la laurea in Legge a Marzo 2011, sono partito per l’Australia con l’idea di passare qualche mese in un Paese che avevo sognato fin da bambino. Ci sono rimasto per un anno e quell’esperienza mi ha aperto orizzonti e prospettive prima inaspettati. Guardando indietro, oggi posso dire che c’è stato un senso e una sottile linea di coerenza in tutto questo viaggiare: la curiosità, la tensione verso l’altro e l’altrove, la voglia di incrociare vite e destini. L’Africa è stata ed è parte di tutto questo.

Che cosa facevi prima?

Ho fatto un po’ di tutto. Lavapiatti, raccoglitore stagionale di frutta, stalliere in un allevamento di cavalli da corsa in Australia. Manovale a Londra. Impiegato in uno Studio Notarile a Conegliano. Casco Bianco con Caritas Italiana in Ruanda e nei Balcani. Tirocinante presso la sede dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro a Jakarta, Indonesia.

Cosa fai adesso?

Lavoro per un’Associazione tedesca di area cattolica che fa parte di un consorzio di organizzazioni e ONG che implementano un programma finanziato dal Governo Tedesco, chiamato “Civil Peace Service” (Servizio Civile per la Pace). Si tratta di un programma che promuove la trasformazione non violenta di conflitti in aree belliche o post-belliche. Nel mio caso, dal 2016 supporto l’Ufficio di Giustizia e Pace della Diocesi di Moroto, nella Regione del Karamoja, Uganda. Giustizia e Pace fanno parte della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, un corpus di lettere ed encicliche scritte negli ultimi duecento anni dai papi su tematiche sociali e sulla pace. Nel nostro ambito, animiamo gruppi di volontari nelle parrocchie della Diocesi e cerchiamo di proporre ed attuare soluzioni non violente di risoluzione di problemi sociali e conflitti, come i conflitti intorno alla terra (land grabbing), l’alcolismo, i matrimoni forzati e la tratta e lo sfruttamento economico dei bambini.

Com’è la situazione in Africa? Che cosa ti ha colpito di più quando sei arrivato?

L’Africa è terra di grandi contrasti e ossimori, dove l’uomo esprime il suo peggio ed il suo meglio. Si passa da corruzione, abusi di potere, meschinità e violenza endemica fino al sorriso smagliante di una madre che ha passato tutta la giornata a spaccare pietre in una cava di marmo e ha di che sfamare i suoi bambini.

Che valore hanno per te le missioni umanitarie e il volontariato? Qual è la tua motivazione?

Le missioni umanitarie sono spesso stritolate dalla burocrazia delle Organizzazioni Internazioni, dalla corruzione dei Governi Africani e dalla pretesa di noi bianchi di sapere cosa è meglio per gli africani. Che io sappia non c’è un solo Paese al Mondo che si sia sviluppato o sia uscito dalla miseria grazie alle Nazioni Unite o alle ONG. Sviluppo sostenibile, giustizia sociale ed equità devono venire dal basso, dalla gente. Non possono essere calate dall’alto. Per questo credo nel volontariato, nell’associazionismo e nella libera iniziativa individuale delle persone. Il nostro ruolo di operatori umanitari o cooperanti dovrebbe essere quello di creare le condizioni affinché gli africani siano coscienti dei loro diritti (e anche dei loro doveri...). Ma la soluzione ai problemi e l’iniziativa per risolverli dovrebbero sempre venire da loro.

So che ti sei anche sposato in Africa, la tua vita è lì oppure hai altri progetti?

È difficile fare progetti a lungo termine in questo lavoro. La mia vita è con la mia famiglia. Quello è il mio unico contratto a tempo indeterminato.

Sembra un luogo comune dire che l’Africa ti restituisce uno sguardo nuovo sulla vita, eppure basta andarci per capire immediatamente che è così. Che cos’è l’Africa per te? Che cosa hai imparato (e impari ogni giorno) lì?

Quello che noi chiamiamo Africa in realtà non esiste, è solo un tentativo di semplificare la complessità di una miriade di etnie, culture, tradizioni, lingue, religioni e spiritualità e limitarla in un ambito geografico o in confini territoriali. Pensiamo ai confini degli Stati africani, linee rette tracciate dai Colonizzatori europei sopra a deserti, savane, foreste, laghi e fiumi, a separare popoli e creare Paesi che esistono solo sulle cartine geografiche. Quante guerre quei confini stabiliti in modo così arbitrario hanno contribuito a generare e generano ancora... . L’Africa per me è complessità, che diventa semplicità quando ammetti di non capire ed accetti il mistero senza la pretesa di svelarlo.

 

In foto: Marco Steffan con il Comitato di Pace e Giustizia della Parrocchia di Naoi, Diocesi di Moroto.






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