Intervista al vescovo Corrado Pizziolo sull'esperienza di Lourdes

Si è da poco conclusa l’esperienza del pellegrinaggio a Lourdes organizzato da Unitalsi. Il Vescovo Corrado Pizziolo ha accompagnato pellegrini, malati, volontari fino alla Grotta di Massabielle (il luogo delle apparizioni della Vergine Maria), condividendo fraternamente con loro – nella fede – difficoltà, gioie, speranze…

Riportiamo l’intervista sull’esperienza del pellegrinaggio che il Vescovo ci ha gentilmente concesso.

1. Monsignor Corrado, cosa significa "fare pellegrinaggio"? Qual è, secondo Lei, lo spirito che mette in moto i pellegrini e che cosa offre loro questo tipo di esperienza?

Il pellegrinaggio è un'esperienza fondamentalmente religiosa. Essa consiste nel mettersi in cammino dal luogo in cui normalmente si abita, verso un altro luogo che contiene un significato e un richiamo specificamente religioso come può essere un santuario (ad esempio Lourdes, il Santo di Padova, il santuario di Motta di Livenza...) oppure una città particolarmente significativa dal punto di vista della propria fede (Roma, Santiago di Compostela...), o un intero territorio come può essere la terra Santa, cioè la terra dove è vissuto Gesù. Tuttavia, al di là del motivo preciso costituito dalla visita ad uno di questi luoghi, il pellegrinaggio richiama un aspetto assolutamente fondamentale dell'esperienza religiosa cristiana: noi non viviamo per sempre su questa terra, ma la nostra vita è in movimento verso la patria eterna, quella che noi chiamiamo il Paradiso, cioè la vita per sempre con Dio. Il pellegrinaggio, nel suo movimento, richiama fondamentalmente proprio questo aspetto della vita cristiana: siamo in cammino verso l'eternità di Dio. La visita ad uno dei luoghi significativi della nostra fede ci ricorda proprio questo aspetto "transitorio" della nostra esistenza terrena, la quale, tuttavia, non è un viaggio senza nessuna meta, ma è orientata e diretta verso un luogo ben preciso che è l'incontro definitivo con Dio nostro Padre.

2. Quali peculiarità hanno caratterizzato il pellegrinaggio unitalsiano di quest'anno a Lourdes?

Il pellegrinaggio a Lourdes, è caratterizzato dalla devozione a Maria, sentita come madre e protettrice di tutti i cristiani, ma in modo particolare di coloro che sono ammalati. Fin dall'inizio, dopo le apparizioni del 1858, a Lourdes sono state portate numerose persone sofferenti e ammalate. Anche quest'anno, nel nostro pellegrinaggio organizzato dal Unitalsi diocesana, erano assai numerosi i malati. Ed è straordinario vedere la loro serenità, che certamente è accompagnata dal desiderio di stare meglio, ma soprattutto da quello di incontrare il dono di consolazione e di speranza che la beata Vergine offre a chi confida in lei. Ma è altrettanto straordinario vedere la dedizione generosa e completamente gratuita di tanti uomini e donne - i cosiddetti barellieri e sorelle - che si dedicano ai malati con una grande delicatezza e con autentico amore. Anche quest'anno, in modo molto bello, ho potuto sperimentare questa consolante realtà.

3. Si può dire che lì si respiri veramente aria di misericordia?

Credo proprio di sì. Anzitutto per l'aspetto che ho appena ricordato: l'opera di misericordia che consiste nel prendersi cura dei malati, condividendo con essi il viaggio, donando ad essi l'attenzione e la cura di cui hanno bisogno, condividendo le loro gioie, i loro dolori, le loro speranze. Ma "aria di misericordia" si respira, a Lourdes, anche grazie allo spazio e alle opportunità di vivere il sacramento della misericordia, cioè il sacramento della penitenza o riconciliazione. A Lourdes, proprio davanti al santuario, c'è il luogo per la celebrazione di questo sacramento. E anche quest'anno moltissimi pellegrini vi si accostavano, tanto che spesso non erano sufficienti i confessori. Anche questo aspetto è tipico di Lourdes, ma anche di tanti altri santuari: il pellegrinaggio infatti spinge alla conversione, alla ricerca del perdono del Signore e all'impegno per una vita nuova.

4. Come è stata la partecipazione?

Non è stata numerosissima, a causa di un calo numerico che, per svariati motivi, si è avuto in questi ultimi anni. Tuttavia eravamo quasi 300 della nostra diocesi e la qualità della partecipazione è stata, a mio avviso, tra le più alte tra i vari pellegrinaggi a cui ho partecipato.

5. In che cosa consiste il patrimonio spirituale di Lourdes? E qual è, in particolare, il ruolo di Maria?

Il patrimonio spirituale di Lourdes, è, come dicevo, la devozione a Maria, avvertita in modo tangibile come la madre che ci è stata affidata da Gesù morente sulla croce: "Questa è la vostra madre!". Ma, contemporaneamente, è molto accentuato anche l'aspetto essenziale della fede cristiana, cioè l'incontro con Gesù nell'eucaristia. Fra i momenti più belli del pellegrinaggio vi è infatti la celebrazione eucaristica, specialmente quella cosiddetta "internazionale" e la quotidiana processione e adorazione eucaristica. D'altra parte è anche comprensibile ed è giusto che sia così, dal momento che l'indicazione di Maria è una sola: "Fate tutto quello che Gesù vi dice". Questo è anche il messaggio di Lourdes.

6. C'è spesso dello scetticismo intorno alla questione dei miracoli che in pellegrinaggio avvengono, eppure ci giungono delle testimonianze forti di persone la cui vita, all'improvviso, drasticamente cambia... Cosa può dire in merito a tale dibattuta questione?

I miracoli più grandi e significativi che avvengono a Lourdes, come negli altri santuari, sono i miracoli interiori e spirituali di liberazione dal peccato e di conversione ad una vita cristiana e umana più autentica. È questo il bene più grande e importante per ogni persona. Ma questo bene definitivo, viene, per così dire, misteriosamente, ma realmente anticipato e indicato anche attraverso casi particolari di guarigione fisica. In qualche situazione queste guarigioni sono totalmente inspiegabili con ragioni scientifiche e mediche. Vengono riconosciuti come eventi prodigiosi o miracoli dopo un iter assai lungo, laborioso e meticoloso compiuto da persone competenti.   Tra i molti milioni di pellegrini giunti a Lourdes in più di 150 anni, gli eventi prodigiosi riconosciuti come miracoli dalla Chiesa sono assai rari, appena 69. Il che indica chiaramente che ciò che di più importante va cercato a Lourdes non è il miracolo della guarigione fisica, ma della guarigione spirituale, cioè la guarigione delle relazioni con Dio e con le altre persone. Se ci pensiamo, è quanto è avvenuto anche durante la vita di Gesù. Egli annunciava anzitutto la prossimità amorevole di Dio ad ogni uomo, specialmente a chi era prigioniero del male e della sofferenza. Per dare un segno credibile di questa prossimità liberatrice, Gesù operò anche dei miracoli, allo scopo di indicare che Dio è vicino all'uomo in tutta la sua realtà, spirituale e materiale. I miracoli fisici erano segno e indicazione della liberazione interiore e spirituale a cui ognuno era chiamato. Attraverso questi gesti Gesù intendeva far crescere la fiducia filiale nella bontà misericordiosa e fedele di Dio e la comunione fraterna fra tutti gli uomini. Lo stesso desiderio ce l'ha anche Maria, sua madre, che a Lourdes indica e sostiene la strada insegnata da suo figlio Gesù.






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