Io vagabondo tra le nuvole di lana

Transumanza (Parte II)

Adriano Armellin ha incontrato per noi Loris Carlet, pastore transumante di via Calpena, San Vendemiano (TV). Nella prima parte della chiacchierata, il pastore ci ha raccontato come è nata la sua passione per gli animali e come ha formato il suo gregge, che, negli anni, si è fatto via via sempre più numeroso e vagante…

Ora Loris Carlet continua ad aprirci il suo cuore, portandoci dentro l’affascinante vita transumante.

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«Attualmente il mio gregge è composto da 250 ovini di razza bergamasca. Per spostarlo lungo i sentieri e le valli fino alle radure in quota mi avvalgo di sei fidati collaboratori. Si chiamano Paco, Petra, Raja: sono tre cani conduttori pastori del Lagorai (razza riconosciuta dall'ENCI dal 2020) necessari alla raccolta e al contenimento del gregge. Asia, Alaska, Atlanta, invece, sono cani pastori maremmani/abruzzesi; anch’essi vivono col gregge ed hanno la funzione di deterrente contro i lupi.
In inverno rincaso quasi tutte le sere, in quanto mi fido dei miei cani da guardia.
La giornata è dura, soprattutto quando fa freddo, piove, tira vento e devo spostarmi nel fango.
D'estate raggiungo i pascoli fin dietro la chiesetta del Castelir, poi verso Lama Valent: panorami che mozzano il fiato. Rientro periodicamente per le provviste e le necessità.
La sera, se possibile, dormo nelle casere o a cielo aperto „a riveder le stelle“.
Mi alzo sempre alle 5 perché le pecore d'estate mangiano col fresco e devo preparare altre recinzioni elettrificate in nuovi pascoli. In autunno e inverno c'è un'alta concentrazione di parti: la mattina controllo eventuali nascite degli agnellini.
Il pastore è isolato, all'aperto, quindi deve imparare a risolvere le emergenze, deve saper curare da solo gli animali, dev' essere come un veterinario (la consulenza del veterinario può essere fatta subito solo a distanza). Tutto questo mi stimola in quanto l'altro mio sogno era iscrivermi alla Facoltà di Veterinaria per svolgere questa professione.
Le pecore devono essere tosate due volte all'anno. Ho avuto la fortuna d'apprendere l'arte della tosatura collaborando con i migliori tosatori del mondo: i neo-zelandesi.
Inutile nasconderlo, spesso il pastore è attorniato dalla solitudine. Lontano dalla famiglia, la musica mi fa da compagnia, ascolto ogni genere musicale. La musica è  un'altra mia passione: all'età di 14 anni ho iniziato a suonare la chitarra passando poi al basso esibendomi in pubblico nei locali con delle band fino a quando ho tralasciato la musica per vivere e seguire gli animali.
Da quando è divenuta patrimonio culturale immateriale dell'Unesco la transumanza è stata rivalutata. Ora è  vista e riconosciuta come forma di lavoro e il suo arrivo nei territori non viene più considerato come qualcosa di negativo. I nostri passaggi servono alla biodiversità, a migliorare il territorio e limitare l'avanzamento del bosco. Transitando per le  numerose vie che portano lassù, in quota, il nostro lavoro è molto apprezzato dalle autorità locali e forestali  in quanto segnaliamo necessità e criticità del territorio.
Anche durante la pandemia il mio mestiere è proseguito regolarmente: era più facile attraversare le strade, mi  ha rattristato, tuttavia, non incontrare più le persone in montagna.
Spesso i conoscenti, telefonicamente mi dicevano: "Beato te che hai le pecore e sei all'aperto, noi siamo rinchiusi in casa!".
Sta di fatto che il pastore deve stare 7 giorni su 7 con i suoi animali. C'è un detto che mi disse un pastore trentino: "Un pastore non va mai in ferie e non andrà mai in pensione!".
Dopo la diffidenza iniziale, col passare delle stagioni si è creato un rapporto di fiducia e di  rispetto reciproco con gli abitanti. Nei borghi come Montaner, Rugolo, Sarmede si è creata una affettuosa rivalità per avere il gregge vagante nelle varie proprietà tanto da essere chiamato "il giardiniere ecologico della pedemontana". La domanda più frequente:  Quando torni? Dove andrai domani col gregge?
C'è una continua richiesta da parte degli agricotori anziani affichè io possa prendermi cura   di questa piccola area pedemontana la quale sta progessivamente andando in abbandono. È mia intenzione ampliare l'attività.
Ho una figlia, Lorelai, che condivide con me l'amore e l'attenzione verso gli animali e l'ambiente. Per il momento pratica l'equitazione , si prende cura dei pony , sussurra ai cavalli e frequenta la scuola Tecnico Agraria di Conegliano. Nel nostro territorio collinare sarebbe interessante proporre alla gente la carne di pecora, in particolare gli arrosticini che ben si abbinano col Prosecco: sarebbe una novità. Se Lorelai vorrà seguire le mie orme, tra i fili d'erba il sentiero è tracciato».

T'ammiriamo, egregio Loris, per questa scelta di vita. Accarezzo le pecore ringraziandoti d'averci fatto entrare nel tuo mondo. Cammina, cammina dentro al tuo sogno ad occhi aperti tra macchie di verde, l'azzurro del cielo e le nuvole di lana.

(Adriano Armellin)

 






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