La gioia di sentirsi utili nella semplicità di piccoli gesti

Le voci di chi ha vissuto un capodanno alternativo

Anche quest’anno un bel gruppo di giovani tra i 17 e i 30 anni ha vissuto “L’Ultimo e/è il Primo”: 24 ore (dalla mattina del 31 dicembre a quella del 1 gennaio) trascorse tra servizio e festa. L’evento è stato organizzato dalla forania di Sacile, che ha accolto ragazzi da tutta la Diocesi nell’oratorio San Pio X del Duomo di Sacile. La prima giornata è trascorsa tra momenti di formazione e i preparativi per il pomeriggio, il vero tempo di servizio, con gli ospiti della casa di riposo S. Pio X di Cordignano e al Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto.

Diamo ora voce ad alcuni dei protagonisti di questa esperienza di servizio:

Provocati dalle ultime pagine del vangelo di Matteo (Mt 25,31-46), l’Ultimo e/è il Primo è stata per noi giovani un’esperienza di incontro per ripensare con gratitudine all’anno che ormai si stava concludendo e mettere le “ultime” 24 ore a servizio di alcune realtà presenti nella nostra diocesi, come il Piccolo Rifugio e la Casa di riposo San Pio X. Momenti brevi ma vissuti intensamente con disabili e anziani che, seppur in poco tempo, hanno saputo trasmettere - ognuno nella propria particolarità e unicità - l’immagine di quell’unico Volto di Dio che misteriosamente ha preso forma nel mistero del Natale e che trova spazio per rivelarsi nella fragilità e povertà della nostra umanità. Allora, più che essere noi a “servire il prossimo” abbiamo imparato a “lasciarci servire” da quel Volto che è l’Altro e che per primo ci viene incontro chiedendo solo da parte nostra la libertà di essere accolto e amato per ciò che è. (VDR)

Ho vissuto l'Ultimo e/è il primo come opportunità per ampliare i miei orizzonti, la visione che, come giovane, avevo del vivere: mi ha consentito di rivalutare tutti i "topoi" nei quali la società e l'evoluzione attuale della vita ci portano costantemente a credere; mi riferisco, soprattutto, alla considerazione che siamo soliti avere nei confronti degli anziani, visti sempre come insopportabili e ripetitivi, mentre, come ho potuto sperimentare personalmente, sono le persone che - con la loro semplicità - sono maggiormente in grado di donare a tutti indistintamente gioia, dolcezza, serenità, affetto e tenerezza. (MF)

L’ultimo e/è il primo: quante volte leggiamo queste parole nel Vangelo, ma rimangono sospese, senza una reale messa in pratica. Questa esperienza di volontariato è stata l’occasione per concretizzare un servizio non solo per gli altri, ma anche verso noi stessi. Passare assieme una giornata tra giovani che hanno voglia di fare e di stare insieme, che condividono un ideale, per poi uscire e portare agli altri questa gioia. I sorrisi, le confidenze, le risate, la quotidianità delle persone che siamo andati a trovare per poche ore sono stati un regalo grande. Renderci conto di quanto abbiamo e di quanto riceviamo ogni giorno, soprattutto da chi è più fragile, da chi apparentemente ha bisogno di noi, ma che in realtà è proprio colui che ci salva e ci fa del bene. Una bella realtà, un bel gruppo, una nuova carica per ricominciare un anno nuovo e portare nella nostre case un po’ di quello che qui abbiamo vissuto, sentendoci più uniti e meno soli. (GC)

Ho deciso di partecipare anche quest’anno all’esperienza dell’Uep perché credo che sia un’occasione bella di condivisione e confronto con altri giovani di un qualcosa di grande: abbiamo la possibilità di portare un po’ di gioia e allegria ad altre persone che magari soffrono o si sentono sole. E mi stupisco ogni volta di quanto poco sia necessario: bastano pochi gesti, quattro chiacchiere e lo stare insieme per far sentire accolto l’altro e renderlo felice. Oltre all’esperienza di servizio per me questo è stato un momento in cui potermi fermare e fare il punto sull’anno trascorso, per ringraziare, domandare perdono e affidare a Dio il nuovo anno, chiedendo a Lui l’aiuto e la forza per continuare a camminare sulla strada del Vangelo e dell’Amore. Sono grata a Dio per questa esperienza, per gli incontri che mi ha permesso di fare, per le intuizioni e anche le domande che ha fatto nascere in me. Penso che sia stata un’ottima fine e inizio di anno! (ED)

Tra gli amici che ho conosciuto partecipando all’esperienza dell’Ultimo e/è il primo ero una tra le più “piccole” ma sicuramente anche a me questo capodanno alternativo ha suscitato grandi emozioni. Nei giorni seguenti, qualcuno dei miei coetanei è rimasto inizialmente deluso quando ha capito che UEP non è l’acronimo di un nuovissimo locale alla moda ma tutti poi si sono ricreduti nel momento in cui, con un sorriso sincero stampato in volto, ho raccontato loro quanto ho vissuto. Questa esperienza mi ha fatto riscoprire la bellezza del donarsi all’altro, paura in cui troppo spesso rimaniamo rinchiusi, e la potenza della vera comunicazione, quella che non passa attraverso messaggi e talvolta tantomeno parole, ma direttamente attraverso il cuore. Sono grata a tutti quelli che, anche con una solo apparentemente semplice stretta di mano, hanno reso indimenticabile quei momenti, consapevole che con il Suo aiuto è possibile portare avanti nella quotidianità le solide basi che insieme abbiamo posto all’inizio di questo nuovo anno. (BO)

Siccome il capodanno non è mai stata una delle mie feste preferite e solitamente non so mai che cosa fare un una sera che mi appare sempre un po’ vuota, quest'anno ho deciso di dargli un senso, di usarlo per stringere nuove amicizie, per cercare più di dare che ricevere, partecipando all’Ultimo e è il Primo. Nuove amicizie ne ho fatte, festa pure, ma alla fine mi rendo conto di aver più ricevuto che dato: ricevuto tanto affetto dagli ospiti del Piccolo Rifugio, dove ho trascorso il pomeriggio del 31 dicembre, ricevuto da chi ci ha ospitato a Sacile, e dal Signore, che abbiamo ringraziato con una bella Veglia di fine anno. (AA)

L'esperienza di servizio presso il Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto mi ha regalato tante emozioni inaspettate. Ripenso spesso alla semplicità dei gesti e delle parole di cui sono stata testimone: genuini "grazie", carezze a chi realizzava il disegno piú bello, parole di incoraggiamento a chi era in difficoltà; tutte cose che chi è stato un po' più "viziato" dalla vita spesso dimentica o scredita. Mettersi a disposizione per un'esperienza di servizio non significa solo fare dono del proprio tempo, che effettivamente è l'unica cosa che realmente ci appartiene, per cui vale la pena chiedersi sempre se sia speso bene, ma significa anche fare dono di ciò che siamo, con tutti i nostri limiti. Può non essere facile, ma di sicuro è un'occasione speciale per aiutare gli altri e al contempo aiutare noi stessi, perché ci permette di guardare le cose da una prospettiva diversa, quella di chi vive situazioni diverse dalle nostre, e di sperimentare la gratuità e la gratitudine. In un mondo dove tutti siamo sempre di corsa, ci sembra di non avere mai tempo per niente e molto spesso ci si dà da fare solo se poi si può ottenere qualcosa in cambio, mettersi a servizio del prossimo è come bere un bicchiere di acqua fresca dopo una dura giornata: purifica e nutre! (VO)

Il servizio al Piccolo Rifugio è stata una bellissima esperienza che consiglierei a chiunque. Nonostante quello che abbiamo fatto a noi possa sembrare poco, per queste persone significa tanto. Sono persone che hanno bisogno di ricevere amore e a loro volta ne hanno tanto da dare. Anche un piccolo gesto come fare una foto insieme o un disegno ha un grande significato e li rende felici. In fondo sono persone come tutti noi: con i loro problemi, ma pieni di emozioni da trasmettere. Al Piccolo Rifugio gli ospiti vivono come se fossero una grande famiglia; quando noi siamo arrivati ci hanno subito accolti con grande gioia ed è bastato stare con loro un paio d’ore perché si affezionassero a noi, e infatti non volevano più farci andare via... Ma non sono stati gli unici ad affezionarsi: anche noi siamo tornati a casa portandoci nel cuore i loro sorrisi. (GU)






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