La scuola di Nicole

Continuità di sorriso...

Ci sono dolori che non si possono tradurre in parole. Ma se persino da questi dolori escono dei raggi di sole, quelli sì, si possono raccontare soprattutto se aiutano a reggere la nostra quotidiana "fatica del lutto". La nostra Nicole se ne è andata in un drammatico quanto assurdo incidente d'auto in una calda mattina di agosto di quattro anni fa. Aveva diciotto anni. Di quel giorno ricordiamo tutto: la telefonata ricevuta, la corsa al Pronto Soccorso, la terribile verità che ci aspettava e il mondo che d'improvviso ci cadeva addosso. Non so quale forza, fin dai primi momenti, ha saputo indicarci la via, ma se cornee, tessuti e valvole cardiache oggi vedono, vivono e battono in altrettanti cuori è perché quella forza ha saputo mostrarci fin da subito quale doveva essere la nostra strada. E da lì, è cominciata la nostra ricerca di un senso a quello che stavamo vivendo, di trovare un senso a quello che, citando una famosa canzone, "un senso non ce l'ha...". Dal defibrillatore donato alla Polisportiva Campolongo, al contributo per ripristinare un pozzo nelle zone più aride de l'Eritrea, fino al progetto più complesso, la "scuola di Nicole", abbiamo cercato di tenere vivo non solo il ricordo, ma anche quella gioia di vivere che la nostra Niki aveva. Dicevamo della scuola: avevamo saputo attraverso l'associazione Amref di un problema, fra i tanti, nel villaggio di Risa nel Kenia centrale, distretto di Amboseli, dove gli studenti erano costretti a fare scuola sotto un albero e seduti per terra. Da qui siamo partiti, e coinvolgendo tanti amici, dal calcio Campolongo al calcio San Vendemiano, dai Giovani di Cosniga ai ragazzi di Estate Sport, da Dema Pubblicità alla Ristorazione Ottavian, abbiamo messo in piedi una partita del cuore il cui ricavato ha contribuito al nostro progetto. Oggi, nel villaggio di Risa, esiste la "Scuola di Nicole", ma soprattutto un posto dove tanti bambini hanno la possibilità, attraverso l'istruzione, di costruirsi un futuro migliore. Perché abbiamo accettato di raccontarvi tutto questo? Sicuramente non per elencare il poco che abbiamo fatto. Abbiamo deciso di farlo un po' perché, come scriveva Seneca, "è più lieve il dolore che riesce a parlare", ma soprattutto perché una cosa è certa: non passa giorno senza ricordare la nostra Nicole, ma se esiste qualcosa in grado di alleggerire un pochino la sua assenza, è proprio sapere che, in suo nome, qualcosa che profuma di buono è già stato fatto, e che - questa è la nostra assoluta volontà - continueremo a fare, nel suo ricordo...

Barbara Pase

 






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